31 maggio 2006

ARGENTO! (capitolo 22)






"A shaynem dank in pepek!" disse Vladimyr Andrey Rostropovitch poco prima di rotolare al suolo. Rideva, Vladimyr nonostante Lupita lo stesse prendendo a calci. Rideva divertito come tutti i presenti. Lei, disgustata, si strofinava le labbra come fossero state insudiciate da quel bacio imprevisto.
«Cabron! Hijo de puta»
questi i complimenti che la donna sussurrava fuoriosamente. E lui amava le belle donne furiose, le amava perdutamente, senza remora alcuna come si ama a quindici anni, con un abbandono totale.

Trascinato da quella furia avanti e indietro per la miniera d'argento Vladimyr rotolava e rideva, rideva e rotolava. Poi quando ne ebbe abbastanza si mise in piedi e la guardo' arrivare; alzo' una mano e porto' il suo sguardo a incrociare quello di lei.

E qualcosa accadde.

Lupita si fermo' di colpo. E la sua furia scomparve come un temporale d'estate.
Tutti fecero

OOHHHHHHH

E quello fu il momento nel quale scoprirono che Vlad era un ipnotizzatore coi fiocchi e non un semplice ciarlatano.

Vladimyr Andrey Rostropovitch era infatti un adepto della setta Mesmerista. Un accanito fedelissimo, gran dottore della dottrina fondata da Franz Anton Mesmer, esimio esponente delle tecniche viennesi, cultore di scienze nauturali ed esoterismo.

«I fluidi vitali penetrano ogni cosa nell'universo»
Diceva Franz Anton Mesmer.

«il corretto funzionamento dell'organismo è dovuto a una perfetta armonia con le cose dell'universo.»
Ribadiva Franz Anton Mesmer.

«Il magnetsimo animale fluisce, atrimenti tutto si blocca. »
Specificava Franz Anton Mesmer.

Ed elaboro' una scienza esattissima che posizionava secondo determinati circuiti corporei delle calamite per ripristinare il flusso vitale interrotto da malattie e affini.
Poi, come la ricerca è premiata dagli dei, Mesmer trovo' la perfezione nelle sue famose vasche magnetizzate con vetri acque e argento.

In queste vasche si facevano bagni collettivi che permettevano di accedere a stati di coscienza alterata che venivano chiamati «sonnambulismo artificiale».

Viaggio' molto per l'europa, Franz Anton Mesmer, e in Germania connobbe Kilmer T. Rosptropovitch, padre di Vladymir e grande dottore di scienza, che divenne suo adepto.

Vladymir navigava nei flussi esoterici dall'età precocissima di sei anni e mezzo.
E sognava visi e misteri della vita.
I visi gli apparivano in sogno e dicevano. «Chi sono? Cosa dicono le mie forme?»
Influenzati dai discorsi del padre che si estendevano fino a notte fonda. Vlad ebbe modo di penetrare la pratica delle forme. La "fisiognomica", coniata dal grande studioso Johann Franz Lavater nel lontano 1772.

«Le teorie di Lavater sono importantissime figliolo, esse rispondono alla scienza della fisiognomica».

Questo diceva a notte fonda a suo figlio Vladimyr Andrey

“È possibile inferire il carattere dalle sembianze, se si da per assodato che il corpo e l'anima vengono cambiati assieme da influenze naturali”

E questo è Aristotele che anticipava lo stesso Lavater e lo confermava nella sua visione. Capisci figliolo? Aristoletele! Perché questa scienza affonda le sue radici nell’antica grecia.
Physiognomica.

Nel loro migrare di capitale in capitale, di nazione in nazione la costante dei loro discorsi sino al giorno della sua morte fu quella che il padre Kilmer T. Rosptropovitch definiva la scienza dei Franz (alludendo con questo alla costante del nome Franz nelle persone dche avevano elaborato la dottrina del Mersmerismo e quella della Fisiognomica).

Esperto di frenologia e fisiognomica dissertava con il padre sulle forme della natura e sull'intelligenza che detta le forme medesime.

«Di tutte le persone che ho visto ho potuto osservare che 16, 18, 24 ore dopo la morte (dipende dalla malattia) essi hanno avuto una forma piu' bella, meglio armonizzata, proporzionata, definita, omogenea, nobile, piu' esatta di quanto non abbiano avuto durante la vita.»

Qui Lavater anticipava lo spirtualismo che sarebbe esploso in America un secolo piu' tardi. E quello era stato l'ultimo scambio illuminante con suo padre morto vecchissimo.

A quella grande eredità che lo aveva reso ricco, potente, in armonia con i segreti celati della natura.
A questo pensava Vladimyr Andrey nel momento dell'ipnosi: alla "teoria dei Franz".

Quando Lupita, bellissima e immobile, statuaria, viaggiava nel mondo del sonnambulismo artificiale.

«Alza il braccio sinistro. Ora quello destro» disse Vladimyr Andrey Rostropovitch.

«Rendimi le pistole»
E la donna obbediva, docilissima, con I suoi movimenti aggraziati e distanti.


Fu mentre camminava sotto la pioggia che i lampi si fecero piu' insistenti. Donna Aurelia era abituata a seguire le rotte dei suoi pensieri, a perseguire caparbiamente i suoi progetti, anche nella semplice e banalissima quotidianità, ma qualcosa, quel giorno, stava probabilmente cambiando in lei perchè per la prima volta da quando era bambina adesso si sentiva nuda davanti al destino; priva del suo scopo sino ad allora perfettamente perseguito. La perdita del taccuino nero, stranamente, apriva nuove strade all'imprevisto. In altri momenti la malasorte sarebbe stata come un bagno nell'ortica, avrebbe condotto in fiumi di malumore inestinguibili; ma oggi Donna Aurelia aveva una forza nuova, data da quella pioggia battente e da quella idea, del tutto irrazionale, che non tutto fosse perduto.

Nella mente canticchiava Mozart. Il primo movimento del concerto 19 K459 e sorrise addirittura.
Poi, camminando per la piana arrivo' all'altezza di un enorme masso candido. Era sovrapensiero e il fango le avvolgeva le caviglie. Eppure non si sentiva indifesa malgrado a vederla, fradicia e minuta, la si sarebbe detta un essere perduto.
Non se lo spiegava lei neppure perché stava facendo quello che si vide fare, quando si infilo' dietro l'enorme masso bianco, in quello spazio celato che prendeva secondo le leggende, il nome di cunicolo 7.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

sono Vincent...
non volevo disturbarti Igor, figurati poi per dare brutte notizie,
ma è purtroppo passato a miglior vita il grande Imamura...
finitela di litigare e procuratevi l'immenso LA VENDETTA E' MIA...

saluti...

igort ha detto...

Grazie Vincent, cerchero' la pellicola di cui parli. Mi pare che arrivi in ritardo, pero'. Qui non litiga piu' nessuno.

Anonimo ha detto...

lo sai che arrivo sempre in ritardo...
ma i litigi poi mi fanno sempre sentire male...
ma non conoscevi imamura?
allora ti consiglio uno qualsiasi dei suoi film, in pareticolare il primo, di cui purtroppo non ricordo il titolo. Ghezzi li ha passati praticamente tutti su fuori orario...
scusa ancora e a presto...

igort ha detto...

Lo conoscevo , ma non il film di cui parli. A ogni buon conto:

1958: Nusumareta yokujô (Desiderio rubato); Nishi-Ginza ekimae (Di fronte alla stazione di Ginza); Hateshinaki yokubô
(Desiderio senza fine).
• 1959: Nianchan (Il secondo fratello).
• 1961: Buta to gunkan (Porci geishe e marinai).
• 1963: Nippon Konchû-ki (Cronache entomologiche sul Giappone).
• 1965: Akai satsui (Desiderio d’omicidio).
• 1966: Jinruigaku nyûmon (Introduzione all’antropologia).
• 1967: Ningen jôhatsu (Evaporazione dell’uomo); Kamigami no fukaki yokubô (Il profondo desiderio degli dei).
• 1970: Nippon sengoshi-Madamu Onboro no seikatsu (La storia del Giappone del dopoguerra raccontata da una barista),
doc.
• 1971: Mikikanhei wo otte (Alla ricerca dei soldati che non hanno fatto ritorno), doc.
• 1972: Bubuan no kaizoku (I pirati del Bubuan), doc.
• 1973: Muhômatsu kokyô e kaeru (Muhômatsu torna al paese natale), doc.; Karayuki-san, doc.
• 1975: Zoku mikikanhei wo otte (Alla ricerca dei soldati che non hanno fatto ritorno), doc.
• 1979: Fukushû suru wa ware ni ari (La vendetta è mia).
• 1981: Eijanaika (Che cosa ce ne importa).
• 1983: Narayama bushikô (La ballata di Narayama).
• 1987: Zegen (Il mezzano).
• 1989: Kuroi ame (Pioggia nera).
• 1997: Unagi (L’anguilla).
• 1998: Kanzô sensei (Il dottor Akagi)
• 2001: Akai hashi no shita no nurui mizu (Acqua tiepida sotto un ponte rosso).

igort ha detto...

Bastano i titoli a capire che si tratta di un poeta.

Anonimo ha detto...

sempre vincdent, sempre la solita figuraccia...
il titolo di cui parlavo è "porci geishe e marinai"...
quindi non la sua prima pellicola...
anche "il secondo fratello" però è eccezionale...

Anonimo ha detto...

a proposito di porci...
la mia avventura politica si è conclusa con un carastrofico risultato... solo otto voti.
in compenso ho incominciato a pubblicare su uno dei giornali locali ritratti dei politici e vignettine satiriche...
ho inoltre proposto un fumetto a puntate su Crotone e il direttore ha accettato con entusiasmo...
naturalmenbte tu mi hai ispirato e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi... L'idea è tua dopotutto... posso procedere?

in ogni caso grazie.

igort ha detto...

Il cute, il carino, è un senso estetico ben preciso che ha invaso il fumetto d'oltralpe.
Parliamone.
Queste forme rassicuranti e "mignon" danno l'idea che l'uomo sia un simpatico pupazzo. Anche nella musica di oggi siamo lontani alle indagini sul dolore che erano di casa negli anni 70 (De André, Leonard Coen ecc). Forse oggi si vive in una visione anestetizzata e rassicurante, che determina narrazioni precise e codificate. Da cui in fondo sembra difficile scappare.

CLAUDIO LO SGHI ha detto...

Salve signor igort
ultimamente un amico comune a.tota le fece vedere i miei tentativi.
mi è parso di capire vedendo le sue cose che lei tiene molto a quello che sinteticamente , molto sinteticamente , posso definire "regia del fumetto" .questa è una parte importante di cui credo il mio lavoro sia deficitario .
senza essere pretenzioso le chiedo almeno due o tre fonti a cui abbeverarmi per cominciare a familiarizzare con questi linguaggi.e poi ..una curiosità che azzardo ..cosa pensa del mio disegno ? di cosa manca ?
Grazie del suo tempo
Claudio ranieri detto Losghi
www.losghi.blogspot.com

non so se sono stato invadente ma con internet puoi penetrare nelle case di tutti senza neanche stringersi la mano il chè ha dei vantaggi per noi questuanti di mestiere .(nel senso non che facciamo i questuanti come mestiere ma che chiediamo di conoscere IL Mestiere )
ancora grazie per il suo tempo.

igort ha detto...

Buongiorno signor Claudio Ranieri detto Losghi.
Per penetrare i segreti della regia le consiglierei di leggere un libro illuminante sul senso del fare. Parlo di controllo tecnico.
"Capire il fumetto" di Scott Mcloud.
Poi, senz'altro per un uso preciso del linguaggio aiuta molto osservare la scansione di Tsuge Yoshiharu (in europa c'è un volume reperibile a cura di Ego commex, editore di Angouleme dal titolo "l'homme sans talent").

Nel Suo caso, vedendo le tavole che Tota mi ha mostrato, trovo che gia' abbia una forte tendenza a lavorare con le sequenze.
Le consiglio di farlo in maniera ponderata.

Il ritmo sincopato funziona se si alterna a uno di più ampio respiro.

Osservi il manga e poi il lavoro di Crepax e di Chris Ware.
Se trova un giusto equilibrio ha vinto la sua partita.
Ma, in generale, la domanda è mal posta. Trovi una buona storia e la pulisca. Sino ad arrivare a una buona struttura. Poi lavorerà la regia.
L'importante è cosa ha da dire.

CLAUDIO LO SGHI ha detto...

Grazie mille !

Anonimo ha detto...

"rovi una buona storia e la pulisca. Sino ad arrivare a una buona struttura. Poi lavorerà la regia.
L'importante è cosa ha da dire."

Bravo, Igort! Ben detto, Ottima sintesi.
L.

andrea barbieri ha detto...

Sulle "indagini sul dolore" c'è un bel disco uscito nel 2005 degli italiani Baustelle, si intitola "La malavita". E' un gruppo molto colto, ma nei testi la cosa non pesa, cercano di raccontare la vita anche nelle parti più scure e se ogni tanto fa capolino Piero Manzoni o un corvo poe-kafkiano o una riflessione di Marco Lodoli, la cosa è per ancorarsi all'esistenza.

quasimai ha detto...

Personaggio molto intrigante questo Mesmer. L’avevo scoperto in un bel film di Kyoshi Kurosawa : « Cure », di cui ti consiglio vivamente la visione...

Comunque, avevo postato nell’altro messaggio perché la mia domanda mi sembrava più attinente al contenuto di quel post li’, nel quale parlavi dello spirito di gruppo...

Per tornare al discorso sul fumetto francese, in effetti mi sembra che la riflessione teorica sul medium rimanga un po’ soffocata dietro a questi antagonismi squadristi che spesso assumono dei toni piuttosto violenti.
Non so, leggevo un po’ « l’éprouvette » dell’Association, e a parte 1 o 2 articoli (di Sfar e di non ricordo chi altro), non ci ho trovato niente di veramente interessante da questo punto di vista…
Sempre Sfar, ad Angoulême, durante il suo dibattito con Fred, parlava di questa sovrabbondanza fumettistica provocata dall’avvento dei barbari (per dirla alla Baricco) provenienti dai settori adiacenti (tv, cinema, pubblicità) alla quale bisognerebbe tentare di resistere.
Anche li’, mi sembra inevitabile che nella nostra epoca avvengano di queste aperture interdisciplinari, e non credo che mettersi a sollevare barriere sia la migliore soluzione…

Peccato poi che gli autori francesi non si servano dei blog per avviare delle discussioni di questo tipo, sull'arte narrativa e sulla tecnica, come fate voi. Forse è l’aura che circonda l’immagine dell’autore qui in Francia che gli impedisce di aprirsi all’interazione coi lettori.

quasimai ha detto...

A proposito dell’epidemia di carinaggine di cui parli sopra, è verissimo, e mi sembra sintomatico di un processo di normalizzazione generale della società che tocca un po’ tutte le discipline artistiche… anche il cinema straborda di mignonerie di tutti i tipi.
« se faire plaisir » e « donner du plaisir » sono diventate le parole d’ordine di questo sistema basato sul loisir… ma per fortuna che rimane ancora un po’ di spazio per le opere vissute in profondità.

brekane ha detto...

Ciao Igort, bentornato.

Il senso del carino, dici, del "kawaii". Sì, anche qui in Italia qualcosa si sta muovendo, mi sembra. Ha a che vedere con una visione consolatoria ed estraniante della vita. La mia ipotesi è che il fenomeno nasca con l'individuazione di un nuovo mercato da sfruttare, quello delle adolescenti, e che poi però faccia presa su un pubblico che tende a ritardare il più possibile (non solo per scelta propria ma anche per una tendenza della società attuale) l'ingresso nella vita adulta, per evitare conflitti, delusioni e comodità. (ma naturalmente questa è sociologia spicciola)

Non so se centra molto, ma ho degli amici che non vanno al cinema se il film che vanno a vedere non ha attori belli. Tutto ciò che è "brutto" li disturba. Per esempio, il bel film di Garrone, "l'imbalsamatore", per alcune persone che conosco (persone che stimo molto) era brutto perchè brutti erano gli attori...

brekane ha detto...

p.s. di Imamura io ho visto solo un film bizzarrissimo su un medico ossessionato dal fegato e dall'epatite, il dottor Akagi. Girava in bicicletta come un forsennato a curare i pazienti. Siamo nel giappone del 1945. Poi scoppia la bomba atomica e il fungo prende la forma di un fegato bello grosso e carnoso... altro che carino! ciao ciao

bardamu ha detto...

il carino si sposa facilmente con l'intrattenimento.
e quando parlo di intrattenimento non parlo necessariamente di quello ben fatto..
però il carino in se non credo sia un male, in fondo a volte è passando per la decontestualizzazione del carino che si ottiene il grottesco..
come al solito il linguaggio è solo un veicolo. conta, ma conta più chi guida e verso dove.

andrea barbieri ha detto...

Infatti il problema si sposta dal carino a quello che viene prima e si esprime attraverso il carino/cool/trendy: la narrazione 'light'.

igort ha detto...

riflettere su cosa ha portato Pasolini e prima di lui Rossellini, con quei volti della strada, nell'estetica codificata del cinema di quel tempo.

riflettere bis.
Il carino, Kawaii in giapponese, è una forma che ha invaso l'occidente.

C'è del bello in questo, a condizione che siamo coscienti. I segni hanno un senso, sono apportatori di senso. Un'estetica "carina" è rassicurante per definizione. Porta a una forma di consolazione, in questo è borghese.

Anonimo ha detto...

baobab nominato agli harvey awards, o sbaglio?
piero

igort ha detto...

Non lo so Piero. Non ne so ancora nulla degli harvey.

Celia ha detto...

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