8 maggio 2006

ARGENTO! (capitolo 10)



SECONDO MOVIMENTO



Sul fuoco c’erano due pentolini di coccio.

In uno preparava un’effusione a base di miele, olio di arachidi, calendula e salvia, all’uso creolo, per medicare quelle ustioni da frusta, nell’altro una zuppa di fave che aveva imparato a cucinare da bambina e che aveva rifocillato i Picocca per secoli e secoli, dopo le loro scorribande.

Le ferite provocate dalla frusta di Billy lo gnomo sembravano avere leso un occhio. E bruciavano.

Astor, nella grotta insieme ad Alvino cercava di riassettare, di cancellare le tracce del passaggio di quel mezzo uomo la cui furia aveva portato spavento e distruzione.

Tremava visibilmente mentre lavorava . E la vecchia ne aveva pena. Alvino, dal canto suo, parlava il minimo indispensabile, dato che anche lui era scombussolato.

In qualche minuto i pochi beni di cui disponevano Donna Aurelia e suo nipote, erano stati quasi interamente distrutti.

Ma non erano le cose e i cocci a portare sgomento quanto l’evidente fragilità del loro segreto di famiglia, che adesso, d’un tratto, pareva palese.
Astor aveva ucciso Billy lo gnomo, ma aveva capito che Alvino era il famigerato Lupo Mannaro che tutti ricercavano?
Aveva compreso che Donna Aurelia dominava la scienza dell’invisibilità?

Queste domande aleggiavano, inespresse, e rendevano l’atmosfera plumbea.
La donna si avvicino’, barcollante, al grammofono, miracolosamente incolume; giro’ la manovella e una lieve musica di Mozart si diffuse, a riscaldare gli animi.

“Come stai nonna?” riprese a parlare Alvino.
“brucia, ma mi rimettero’, tieni, bevi la zuppa”

Cercava di rassicurare quei due ragazzetti. E di fare passare il tempo,come aveva imparato nei periodi peggiori della vita.

“Bevi questa zuppa, ti farà bene” aveva detto anche ad Astor porgendogli una ciotola.
Lui continuava a tremare come una foglia. Era stordito e, lo sguardo perso, faticava in silenzio. Spazzava e rimetteva su il tavolo e raccoglieva i cocci.

“Hai freddo. Non ti preoccupare, è la morte che devi superare e che adesso ti abita nelle ossa”.
“Passa con il tempo, vedrai.”

Mentiva, lo sapeva benissimo che la morte lasciava un alone indelebile su quelle anime giovani.

Ed era quella amara constatazione che, da ragazza, le aveva fatto perdere la fede.

Studiando le pagine del taccuino nero aveva intuito la grandezza e il dolore immenso che la sua stirpe, marchiata dal “dono”, aveva dovuto patire.

Quelle adolescenze divorate dall’uccidere e dalle amarezze della vita erano apparse come uno spreco, lo spreco della bellezza inaudita che, malgrado tutto, era, per lei, la vita”.

Finito che ebbero di riassettare e di mangiare la zuppa la donna lascio’ sfreddare l’unguento, in una bottiglia sotto l’acqua fredda. Alvino ammirava la pazienza infinita che Donna Aurelia dimostrava. Le ferite sanguinavano e lei le asciugava con un panno umido, senza un lamento, come fossero su una pelle non sua.
Alvino e Astor la fasciarono. E dopo qualche tempo l’unguento comincio’ ad alleviare il morso delle arsure.

Lo sguardo di Astor sembrava un altro dopo quella mezz’ora. E il volto aveva ripreso il colorito abituale.
“Posso metterla a posto, mio padre mi ha insegnato a lavorare il legno” disse Astor guardando la sedia a dondolo ormai in pezzi.
“Davvero? Lo sapresti fare?”
“Domani mi ci metto”

Il ragazzo ,orfano di padre, avava imparato presto a darsi da fare. Sua madre e due fratelli piccoli gravavano sulle sue gracili spalle da quando gli squadroni neri si erano portati via suo padre una notte di inverno di qualche anno prima. Non aveva fatto più ritorno e sua madre, da allora si era richiusa in casa. Sepolta viva dato che “un mondo del genere è meglio non vederlo”.
Parlava con le ombre ed era divenuta, stando alle malelingue, lei stessa un ‘ombra. Lo spettrodi quello che fu un tempo quando, bella e giovane, aveva tutti gli uomini della piana Do Diablo ai suoi piedi.

Misero da una parte dietro la tenda quel che rimaneva della sedia a dondolo, Donna Aurelia e Alvino. E guardarono Astor allontanarsi per raggiungere il suo gregge.

Poi, prima di addormentarsi Aurelia mise dell’acqua abbondante per lavare le tracce di sangue, e con la scopa spazzo’ il patio per cancella re ogni taccia di scarpe e zoccoli.

Tutto sembrava tranquillo e i grilli ripresero a cantare in quella notte lunghissima che ancora non sembrava finire.

9 commenti:

igort ha detto...

L'immagine che ritrae Alvino adulto è un omaggio della grande artista dei primi del secolo Lucia Mattioli (per gentile concessione dei musei vaticani).

muchas gracias senorita.

igort ha detto...

cibo



Mastro Pagliaro ha detto...

Igort convincila a tornare a disegnare fumetti!!
io ormai mi sono arreso.
Mi fa una grande rabbia.

igort ha detto...

Sono in numerosi i suoi fan che vorrebbero vedere delle pagine a fumetti della EEA (Esimia Artista Animaliera) Lucia Mattioli.
Ma lei ci fa prepidare.
Le donne, si sa, son volubili. Figuriamoci le EEA.

Anonimo ha detto...

EEA
che c'è ti ho attaccato la dislessia ?!
sappiate che le femmine stanno al fumetto come le bellone alla formula uno :)

lucina

Anonimo ha detto...

EAA!!
ahahahah!!
vedi la dis...!!
lucina

ausonia ha detto...

datti una mossa lucy! il tuo non fare fumetti è un crimine contro l'umanità, lo sai. :)

igort ha detto...

Ehm
EAA. L'esimia Artista Lucia è una codardona professionista. tutti che la amano e lei che non si concede. Allora? La vogliamo piantare?
Vogliamo metterle le immaginette in fila?

Mi ricordi , per altri versi il mio amico Bananos, noto scansafatiche professionsita.

bananos ha detto...

...mmmmmm....mi fischiavano le orecchie infatti...adesso ho capito.