3 maggio 2006

ARGENTO! (capitolo 6)




“Imputato, in piedi”
“Mettetegli le catene”.
Era a stomaco vuoto da due giorni, Emiliano.
Non si spreca il cibo in quel modo, sperperando il danaro della comunità per un sicuro prossimo condannato al patibolo.
Lo prelevarono dalla cella e gli diedero un difensore, piuttosto, che all’etichetta e alle apparenze si doveva un profondo inchino.
“Questo è il vostro avvocato” .
Mariolino Buenaventura non era veramente laureato. Intendiamoci, aveva lontani studi di diritto, ma questi erano confusi e dispersi nella memoria. In quella memoria che era un’isola dai confini incerti e fluttuante in un mare di rum.

“Nel giorno 26 agosto dell’anno di grazia 1910 sotto i benevoli auspici del nostro reggente, Sua Mestà Fulgenzio Villa, io Ignatio Rodriguez Ramos, alcalde di Mammarranca, in qualità di giudice della corte ecc ecc”

Fu cosi’ che il processo prese il via. Sessioni pubbliche frequentare da qualche passante e dagli uomini del ML, il famigerato Movimento per il Latifondo. Proprietari terrieri sfaccendati che partecipavano come fossero a teatro, bevendo abbondanti sorsate di vino fruttato o tequila, o rum e profondendosi in schiamazzi e risa sguaiate, ansiosi com’erano di vedere lo spettacolo concludersi con l’atteso colpo di scena di un uomo penzolante appeso per il collo.

L’imputato Emiliano Maraboto, fabbro di Mammarranca, colpevole di essere comunista e anarchico, e “attivista di attività illegali contro il bene comune” era accusato di essere altresi’ “lupo mannaro, assasssino, predone, e sabotatore".

Secondo la giurisprudenza, a dir poco discrezionale, dell’epoca e del luogo, era l’imputato medesimo a dover dimostrare la propria innocenza giacché, da solo, il fatto di essere indiziato costituiva una mezza prova di colpevolezza.
Ora cosi’ veniva amministrata la giustizia in quello staterello dimenticato da Dio, nel lontano 1910.

L’alcalde , uomo di provata fede e non meno provata corruzione, unendo l’utile al dilettevole, aveva trovato modo di sbarazzarsi , grazie al provvidenziale arrivo dei bracconieri, di ogni oppositore politico o sospetto tale.

E poiché il destino arride a chi si prodiga, aveva personalmente partecipato a quello sport singolare e alquanto praticato all’epoca: la “caccia al cospiratore”. Con grande dedizione (era uomo metodico e scrupoloso) aveva lui stesso preso parte alle scorribande incapucciate a nome degli squadroni neri di Fulgenzio Villa, per vedere , con i suoi occhi e sotto la sua benedizione, strappare la lingua a Emiliano.
Era un’ovvietà, una missione, il “dare l’esempio”. C’erano già segni di una pericolosa rivoluzione che sarebbe divampata di li a poco in Messico ed occorreva correre ai ripari. Per il bene del latifondo e del Parador unito.

Solo un paio di anni prima uno sparuto gruppetto di contadini si era organizzato per rapire il presidente del ML, il quale era stato trovato cadavere dopo qualche giorno.
Questo aveva dato la stura a un’azione repressiva senza precedenti. Ogni sospetto fu arestato e torturato, al fine di ottenere i nomi dei capi della rivolta.
I quali poi, rimasero a penzolare per giorni e giorni sulla pubblica piazza, a fini educativi.
Si era trovato anche un nome pittoresco a tutta la faccenda. L’avevano chiamata “la purga dei sedici”.



La notte porta la calma e inquieta gli spiriti fragili. Billy lo gnomo era un essere costituito di materia incandescente, che ribolliva sotto la scorza di uomo di mondo.
Si credeva un vulcano. (E d’altronde gli erano sempre piaciuti, quegli “esseri della terra” maestosi e pronti a fare fuoco e fiamme all’improvviso)
Ma era furbo, di una furbizia accanita e cocciuta all’inverosimile. E seguiva un istinto che, a dispetto del suo aspetto fisico, era smisurato.

Seguendo le tracce di un cammino che aveva lui stesso percorso, qualche notte prima, si era avventurato per le terre de “su mortoriu”.
Le ricrodava bene, era li che il lupo mannaro era apparso all’improvviso. Ed era li’ che lui stesso aveva fatto fuoco, di quell’unico colpo che aveva ferito la preda al braccio.

Come un segugio, lui che cacciava senza cane, e per questo era vilipeso dai suoi compari, seguiva un percorso che loro, cialtroni e sbevazzoni motivati dai soli piaceri carnali, avevano trascurato o ben poco calcolato.

Non che disprezzasse i piaceri del fisico, lui, Billy lo gnomo. Ma era animato da ben altro fuoco. Una spinta di rivalsa mista a uno smisurato senso di autostima che alla notte, mentre gli rimboccava le coltri mormorava nell’orecchio le dolci paroline “tu sei il migliore, valoroso tra i valorosi”.

Passo dopo passo. Impronta, rami spezzati e fronde divelte. Altra impronta, orme di cani e terra smossa di fresco si avvicinava a ricostruire la scena ancora vivida nella sua memoria.
Ma fu solo quando vide brillare vischioso e scarlatto il sangue, sulla corteccia di un’acacia, che ebbe la certezza di trovarsi sulla buona pista.


Alvino aveva preso dalle mani della nonna assopita il taccuino nero, e con il cuore in gola, per l’emozione, leggeva adesso le annotazioni che Donna Angelica Picocca aveva tracciato con calligrafia minutissima nel lontanissimo 1776.

Hubaldinus, arciduca di Worchester detto il mancino, raccontava lei, aveva subito delle mutazioni inspiegabili nell’ultima parte della sua vita di lupo mannaro.
Il pelo, solitamente nerissimo, era ora del colore della neve.

Un lupo mannaro albino? O semplice segno di invecchiamento?
La cosa era doppiamente inspegabile, dato che nessun uomo lupo, a memoria d'uomo, perdeva il colore del manto.

Hubaldinus, eccentrico duca di Worchester, se ne compiaceva perdipiu’, dato che pelo chiaro e occhi celesti lo rendevano, a suo dire "ancor più unico, letale e affascinante".

Alvino amava quelle storie e sognava un giorno di riportare la sua stirpe ai fasti di un tempo. Quando si era Lupi mannari a corte e “il dono” non era vissuto come un marchio di infamia.

E leggeva, appassionato, sino a notte fonda, degli esperimenti ai quali Hubaldinus si sottopose di mala grazia. Costretto più dall’insistenza di Donna Angelica che dal proprio rigore morale.

Furono chiamati degli esimi studiosi, grandi luminari da Salamanca, dai Carpazi, dalla lontana Cina. I quali, dopo numerosi conciliaboli, decretarono l’infausta novella.
“Estinzione”.

Era giunto il terribile momento. L’universo è caduco. Era la fine per la stirpe dei lupi mannari.

D’altra parte, si considerava, una vita libertina e senza misura, un’alimentazione senza controllo, il vizio come regola, avevano fatto si’ che una tempra, un patrimonio genetico da leggenda, andassero dispersi, si riducessero a quasi niente.
Hubaldinus ascoltava, fingendosi ora preoccupato, ora disperato e malcelando a stento il suo ineguagliabile senso di sberleffo.
Era elemento costitutivo, quello, della genia dei Picocca. Al pari del “dono”, il senso dell’umorismo aveva benedetto una vita altrimenti non sempre lieve e facile per una stirpe di lupi mannari.

Disperazione a corte.

Hubaldinus, abbattutissimo, non sembrava, più riconciliarsi con la vita. Con quel poco che gli restava.

A dispetto di cio’ c’era tuttavia, tra la servitu’, chi giurava di intendere, alla notte, per ore e ore, delle risa provenienti dall’ala occidentale del castello.
E l’ala ovest del castello era esattamente la dimora dell’arciduca di Worchester.

Il quale, per suo sommo divertimento si era burlato di medici e alchimisti, imbiancandosi la pelliccia e fornendo agli esimi studiosi seme e sangue di Weldrom, segugio e cane di corte, proprietà di Sua Maestà, misteriosamente scomparso qualche giorno addietro.


Mentre Alvino si deliziava di queste storie un rumore sinistro precedette un leggero soffio di vento, che fece tremare la tenda e increspo' la fiammella della lampada a carburo, nella grotta.

Poco prima di un urlo spaventoso

AAAAAAAHHHHHHHHHHHHHRRRRRRR

cui era seguito l’entrata di un nanerottolo armato di tutto punto.

22 commenti:

brekane ha detto...

No! maledetto Igort! lo sapevo che l'avresti fatto prima o poi! lasciarci così in sospeso sul più bello!

fortuna che non hai fatto come gli americani. in un ipotetico serial pulp, il capitolo sarebbe finito più o meno così: "Alvino non fece in tempo ad alzarsi in piedi che il nano aveva già puntato il fucile e premuto il grilletto. Il mondo sembrò ad Alvino oscurarsi, come se una colata nera di pece gli calasse sugli occhi"

(questa storia istiga alle narrazioni parallele...)

igort ha detto...

ha ha ha se continuate con le rimostranze (non sei il solo) riscrivo il finale.

si chiama feuilleton. Non vi piace?

Anonimo ha detto...

bastardo. (se posso permettermi).



OWEN

perec ha detto...

giuda.

con rispetto parlando, chiaramente.

igort ha detto...

E poi?
Ma non eravamo sportivi, noi lettori?

Sparidinchiostro ha detto...

"Il mio problema con le storie che scrivo è che mi annoio. Allora cerco di prendermi di sorpresa. Se mi accorgo che so come andrà a finire e che la storia sta diventando troppo lineare, faccio uscire da un baule un nano baffuto nudo con il banjo che canta 'mamaaaaa yneeeeeeez'"
(PIT2, citato rigorosamente a memoria, durante una tavola rotonda una decina d'anni fa)

igort ha detto...

sui nani nudi ci sarebbe molto da dire. Ma Billy lo gnomo è vestito in maniera inappuntabile.

La sai la storia di walt disney che crea l'evento per l'uscita di biancaneve e assolda sette nani che traveste con tanto di barba e li piazza sul tetto del cinema il giorno della prima?

Sparidinchiostro ha detto...

E i nani si sbronzano e iniziano a sbiottarsi... Uno scandalo intollerabile (era sulla biografia di elliot, vero? a me è sempre parso che quel libro fosse poco attendibile)

igort ha detto...

Il principe nero di Holliwood.
E' un bel libro, che tentando di ridimesionare disney, finisce per farti capire quale genio fosse.
Costruito come un noir psicologico e pieno di notizie sull'epoca.
No, perché poco attendibile?
Fetente, casomai. Ma interessante.

Sparidinchiostro ha detto...

Mi sembra che per cercare di smontare l'agiografia fattane da Bob Thomas (se ben ricordo è l'autore della biografia autorizzata) Elliot abbia posto enfasi su una serie di eventi collaterali (la cacciata di babbit, il furto delle idee ai danni degli opachi sottoposti più dotati, la clausura rabbiosa, l'insicurezza, l'impotenza, ...) che fanno parte della vita di disney ma che non ne possono costituire il fulcro.
Non ho un bel ricordo del libro di Elliot e (siccome sono gretto e ignorante) sono terrorizzato dal testo revisionista fatto l'anno scorso da Mariuccia Ciotta (il compagno disney mi inquieta anche di più e infatti non l'ho ancora letto).

igort ha detto...

il compagno disney? Che cosa a-storica e folleggiante.
Disney era un genio visionario ma certamente un po' bigotto, puritano e dichiaratamente non di sinistra. E con questo?
Anche Gould, era uno che in quanto a visioni pistolere e giustizialiste non scherzava ma i suoi fumetti sono rimasti nel cuore di molti di noi.

Dovresti sentire munoz quando parla di gould, con le lacrime agli occhi.

(ma perché le mariuccie ciotte vogliono riscrivere la storia? )

Sparidinchiostro ha detto...

Non ho letto il libro della Ciotta, che si intitola "Walt Disney, prima stella a sinistra". Non ne so nulla. Potrebbe essere bellissimo, però non mi fido. Sono colmo di pregiudizi. E me li sono guadagnati sul campo. Leggo il manifesto da 20 anni e per tutto questo tempo ho sopportato Ciotta (di questi tempi alla co-direzione) e il di lei marito Silvestri (uno che tutte le volte che leggo una sua recensione: a. non capisco cosa dice; b. non capisco a che film si riferisce; c. non capisco neanche perché me lo sta dicendo).

Cito da una recensione in rete:
Mariuccia Ciotta nel suo Walt Disney. Prima stella a sinistra (Bompiani) tenta questa carta con piglio da Sherlock Holmes e energia da guerriero armato in difesa e, insieme, in attacco: per delineare, dopo un percorso lungo oltre 300 pagine e un puntiglioso incrociarsi di dati e testimoni, capitoli di vita e d'arte, di creatività e di crisi, di voli e di cadute, l'uomo e il suo alter-ego. Topolino, appunto. Che fu, secondo l'autrice, non solo un pioniere (cosa di cui dubitare è arduo) ma anche un roosveltiano convinto, un anarchico combattente contro i potenti di turno e i prepotenti, i grossi e i tronfi ricconi capitalisti e portatore di una sola bandiera, sempre quella dell'immaginazione al potere.

hmmm....

igort ha detto...

condivido il tuo hhhmmmmmm ( e se posso ci aggiungo qualche emme)

bananos ha detto...

hmmmmmmm...lo dico io!!!mi è appena caduto un intero blocco di 20 moleskine sul dito medio del piede!
immaggino sia contento.........

senility ha detto...

vabè, però se qualcuno l'avesse letto, sto libro, magari se ne poteva parlare...

igort ha detto...

Lo leggeremo. Ma condivido alcune perplessità sul taglio. Non è necessario che chiunque abbia talento sia di sinistra. Mi da l'impressione che proiettiamo una visione monolitica del mondo.

bananos ha detto...

non c'entra una sega col discorso,o per essere forbiti "scusate l'off topic" , ma non sei andato alla mostra di oliviero??'

igort ha detto...

Acc. No era oggi.

bananos ha detto...

veramente non ricordo esattamente.....il 3 o il 5?

boris battaglia ha detto...

Premetto
Sulla vita di Disney non ho letto nulla.
Allora perché intervengo?
Perché mi sembra che la questione sia scivolata oltre e quell’oltre mi interessa.
In descrizioni di descrizioni c’è un pezzo nel quale Pisolini sosteneva che la trilogia del nord di Celine era un opera brutta e scritta male perché brutto (cioè profondamente reazionario) ne era il contenuto. Cazzate ovviamente. Ma sintomatiche.
Era impossibile per Pasolini pensare che si potesse fare un discorso reazionario con un costrutto di carattere opposto. Impossibile per lui esprimere un significato reazionario attraverso un significante rivoluzionario, avrebbe minato la sua visione ontologica.
Mariuccia Ciotta applica lo stesso meccanismo. Ha paura che la sua organizzazione del mondo possa vacillare, non può dire che sarebbe più difficile che per Celine, che Disney (non la Disney che di quella lo si potrebbe anche dire) fa schifo. Allora dice che siccome i suoi lavori sono capolavori doveva appartenere –magari senza saperlo poverino- alla parte bella del mondo, quella sinistra. Cazzate ovviamente.
Ho smesso di leggere segno cinema dopo aver letto Ciotta che rileggeva Biancaneve come film sulla lotta di classe.
Il punto è: questo atteggiamento è paranoico è solo di Ciotta o è diffuso nell’intelligenza di sinistra?

igort ha detto...

Bella palla Boris.
Parliamoci chiaro, io sono mortificato nel constatare che la sinistra non abbia un pensiero, un pensiero organizzato.
Viviamo di brandelli e questo è sul serio deludente.

Ma credo che sia criminale voler distorcere la realtà secondo letture ideologiche. Era criminale e miope negli anni settanta, oggi, con il contesto sociale che ci ritroviamo, è molto peggio. Voler fare aderire a una ideologia "buona" Disney o altri è atto di un'idiozia titanica. Si tratta di lavorare su ipotesi fasulle sapendo in partenza che sono fasulle. E qui sta, forse, il cortocircuito.
Non esitono i buoni e i cattivi divisi da una riga sulla lavagna su basi ideologiche.
Celine era deprecabile per le sue convinzioni ma era un grandissimo scrittore.
Gould era un protofascista, neppure uno moderato, era proprio di destra eppure i suoi fumetti contengono una pasta di naif e crudele che a mio avviso ha lasciato tracce nella cultura, ha registrato segni della cultura in cui si viveva, almeno quanto ha fatto Picasso nell'arte.

Ora il punto è come noi fruiamo tutto questo. E io francamente non sono molto d'accordo a lasciare che qualche burattinaio, critico paludato o meno, diriga le danze verniciando di politically correct questo o quell'autore, per rendercelo più presentabile.
Primo perché ritengo che il piano del discorso sia errato. Non è in base alla sua apparteneza politica che giudico un lavoro, uno stile, una visione (forse una visione, in questo senso, qualche dubbio me la lascia).
E secondo perché il revisionismo, da qualunque parti arrivi suona falso e eticamente riprovevole.

E terzo perché ancora una volta, se arrivano critici del cinema a definire cose dell'esteica nostra, è segno che forse macnhiamo di una vera e propia critica, capace diorganizzare pensiero, dibattito, di occuparsi dell'estetica in senso lato.

Per questo forse, oggi, al di la di un chiacchiericcio disordinato, credo molto nella possibilità di questo mezzo, del blog. Certo, ci sono ancora molti limiti ma penso che sarebbe utile rilanciare un discorso di fondo su estetiche e pratiche.

Grazie del cross.

andrea barbieri ha detto...

Un ottimo pensiero critico si trova nei testi di Carla Benedetti. Siccome si parla di blog, qui e qui due esempi.