9 maggio 2006

ARGENTO! (capitolo 11)



Nella piazza grande, risvegliati dal colpo di pistola, alcuni corvi svolazzavano tra i palmizi.

Cra cra.

Sembravano commentare ironicamente quanto avveniva poco sotto.

L’arrivo improvviso del cavallo arabo con il corpo di Billy lo gnomo aveva guastato la festa a una buona parte degli astanti. Certamente l’aveva guastata a Colmish e i suoi amici bracconieri inglesi.
L’aveva guastata un po’ meno a Emiliano Maraboto, il quale, respirava affannosamente con il cappio al collo.

Per pura formalità fu mandato a chiamare Erminio su dottori, a constatare l’evidente decesso di Billy lo gnomo.
Questo affare del ritrovamento pareva avere reso sgomenti i cacciatori inglesi. Lo avevano sempre detestato quel nano caparbio e saccente.
Si burlavano di lui ma lo temevano perché, a sentir loro, era capace di tutto.
E tuttavia parlavano sottovoce mentre il corpro del cacciatore veniva slegato dall’imbrigialtura che lo aveva tenuto in sella.

“Gran brutto segno” bofonchio’ Colmish prima di sputare per terra.
L’alcalde aspirava del tabacco da naso per mascherare la sua rabbia. Era furente. Ci si metteva l’inferno adesso a rovinare una festa tanto bene concepita?

Don Erminio arrivo’ con passo svelto e fece disporre il corpo di Billy su un tavolo. Lo esamino’ in silenzio, mentre attorno a lui si formava un cappannello di gente e il vociare cresceva.

“E’ stato l’uomo lupo, è stato l’uomo lupo”. Diceva uno.
“Si capisce, guarda come l’ha ridotto.” Replicava l’altro. E il brusio cresceva.

C’era chi giurava di averlo visto aggirarsi proprio quella sera. Chi aveva visto delle ombre minacciose. Chi ne aveva sentito l’odore.
Questo dell’odore era un’altra delle leggende che circolavano sugli uomini lupo. Benché nessuno avesse potuto sopravvivere per raccontarlo erano diverse le dicerie che associavano all’uomo lupo un odore di zolfo.
Ma questa cosa era considerata dagli studiosi di scienza mannara alla stregua di una banale superstizione.

Tutto tacque quando il dottore prese la parola. Parlava rivolto verso l’alcalde.

“E’ un corpo i cui tessuti sono lacerati in profondità.” Sospiro’ il dottore, poi riprese.
“Difficile definire chi o cosa l’abbia potuto ridurre in questo stato. Avrei bisogno di fare un’autopsia accurata”.

Misurava le parole per conferire ad esse il massimo dell’autorità. Aveva capito bene quel posta era in gioco.

“E tuttavia, è un evidenza, occorre una certa forza a fare una cosa del genere…”

L’alcalde interruppe il suo agromentare: “Grazie dottore. E’ triste constatare che le violenze non hanno avuto fine”
Poi, per modificare la piega indesiderata che le sue parole parevano avere preso, aggiunse…

“perseguiremo il trionfo della giustizia, da domani stesso. Adesso che si riprenda cio’ che è stato interrotto.”

I contadini guardarono con sguardo attonito.

“dichiaro ripresa l’esecuzione del condannato” Sentenzio’ l’alcalde perentorio.
Lupita Maraboto era vicinissima al dottore. Il suo sguardo disperato implorava una dichiarazione più esplicita.

Fu fatto segno al batterista della banda di riprendere le rullate.



TTTTRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

TTTTRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

TTTTRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR


Fu allora che, infrangendo una regola basilare del suo personale decalogo di picaro, prese la parola Vladymir Andrey Rostropovitch.
“un attimo prego”. Interruppe con il cenno di una mano il rullare.

“Non che mi interessi in alcun modo la vita di un uomo del popolo, ma eccellenza… “A tson darf geshatst vern mer vi an even-tov”. Come disse il grande Miguel de Cervantes e cioè:
“si deve dare più valore a un dente che a un diamante.”


Eccellenza illustrissima. Tutti hanno ammirato l’equilibrio del Vostro Giudizio ed è per questo che mi permetto di intromettermi, questa fretta non si confà a un uomo di tale immane statura”.

L’alcalde fu costretto a sorridere.

“Dottore, avete detto che occorre una forza straordinaria per ridurre un uomo in questa maniera?”
Chiese a don Erminio.

“e’ un evidenza, lo ripeto”.

“Intendete con questo che potrebbe trattarsi di una belva?”

“naturalmente, potrebbe benissimo”.

“Oltre a cinghiali quali altre bestie feroci popolano la Piana Do Diablo? Leopardi, tigri, pantere?”

“Non siamo ridicoli” Disse il dottore.

Aveva preso l’attenzione di tutti. Ma soprattutto di Lupe Maraboto, che era la sola che in quel momento gli interessasse per davvero; e che lo guardava piena di speranza.

“Ma allora eccellenza, si pone il sospetto che il lupo mannaro abbia colpito ancora una volta”.

“Il lupo mannaro è stato catturato” urlo’ Colmish.


L’alcalde prese la parola : “Egregio forestiero, il condannato, in virtu’ di prove inoppugnabili è reo dei crimini a lui ascritti e per questo verrà giustiziato”.
“Da domani stesso, inoltre, come affermato, la giustizia farà il suo corso e perseguirà il responsabile di tale crimininoso abominio”.

In nome del potere da me costituito ordino che si dia atto all’esecuzione.”

Il tamburo riprese a rullare mestamente.

TTTTRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

TTTTRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

Il padre francescano benedicendo il condannato disse: "sia fatta la volontà di Dio".
E quella fu l’ultima parola distinta che si udi’ per un pezzo perché la folla dei campesinos insorse rovesciando balaustre e invadendo spazi a loro proibiti. Era come l’onda di un fiume in piena che prese alla sprovvista tutti.

“Questa è una rivolta. Una rivolta!”
disse l’alcalde.
E chiese “ordinate il fuoco” al tenente che comandava uno sparuto drappello.

“fuoco disse rivolto agli uomini.
Ma questi non ubbidirono. “fuoco, ve lo ordino” intimo’ l’alcalde prima di essere travolto dalla marea umana che pareva dilagare.
I bracconieri avevano lasciato i loro fucili nella locanda e cercarono di attraversare lo spiazzo, ma furono travolti a loro volta, da una folla inferocita che comincio’ a pestarli.

Vladymir Andrey Rostropovitch disse “a shynem danke in pepek” mentre brindava sorridendo a Lupe Maraboto.

“Eh stai invecchiando vecchio mio, hai rotto il tuo voto. Ti sei immischiato. La bellezza angelicata ti ha preso l’anima e ti ha trascinato fino a qui, fino a scatenare una rivolta popolare”.

Ridacchiava da solo mentre pareva prendersela comoda, osservava come fosse su un palco del teatro a vedere l’opera; e invece era nel bel mezzo della piazza. L’unico, insieme a Don Erminio, che sembrava non potere essere coinvolto dal furore generale. Osservavano in piedi immersi in quel finimondo, uno poco distante dall’altro, come fossero invulnerabili, inconsistenti quasi, come fossero rocce cui l’acqua, scorrendo, rendesse omaggio con un mulinello. Riconoscendo loro autoritas e fermezza.

In breve la forca fu divelta ed Emiliano liberato.

Si sparo’, che qualche proprietario di latifondo portava la pistola. E fu un atto scellerato perché il fiume in piena si ritrasse per un istante. Lasciando intravvedere qualche corpo esanime , steso per terra. Per poi rifluire più fragoroso di prima.
E tutto questo fu l’inizio. Fu l'inizio una piena inarrestabile che avrebbe determinato nuove stagioni e nuove speranze ma anche, disgraziatamente, nuove terribili repressioni.

6 commenti:

igort ha detto...

Si ringrazia il Dottor Alberto Puddu, di Cagliari, per la consulenza prestatami per il capitolo 12, prossimo venturo. Thank you.

bananos ha detto...

a proposito...ho saputo che alessandra sta cercando di farti fare un mostra nella cuba mediterranea......

igort ha detto...

Amici, del quale affetto mi onoro, si danno pena per mostrare i miei lavori.
Combattendo contro i minotauri delle pubbliche amminsitrazioni per convincerli che i miei scarabocchi vadano visti.
Vinceranno le loro battaglie?
Chiedo agli oracoli e ahhhhhhhhhh

(c'era una botola nascosta)

bananos ha detto...

....l'avevo nascosta io ..haw haw..

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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