1 giugno 2006

ARGENTO! (capitolo 23)




Frattanto “Sir” Colmish organizzò una battuta di caccia con tutta la rabbia di cui disponeva.L’incasso di 46 chili d’oro era sfumato a causa della rivolta dei campesinos ma Colmish non era tipo da arrendersi facilmente.
Sulla pubblica piazza una notte di quelle sgozzò e scuoiò un lupo appena catturato.

“Per Billy lo Gnomo, in memoriam ecc.” Disse con tono solenne.

“Dichiaro aperta la caccia più spietata della storia di questo stato miserabile”.


“Hurrah!” risposero i bracconieri.
E si fece annusare alla muta di cani la pelle e il sangue poco prima che i corni inglesi risuonassero nella notte paradorena.
“Hey Colmish che c’entrano i corni; Non è mica una caccia alla volpe” Lo apostrofò il lugubre.

“che il diavolo ti porti razza di disfattista. Voglio una caccia all’ultimo sangue; una cosa in piena regola e se servono i corni o la union jack per motivarci, beh al diavolo useremo i corni o la union Jack.

Ma pioveva ininterrottamente da giorni e questo non sarebbe bastato tutto l’ottimismo sommato a tutti i corni del regno d’inghilterra + tutti i cani setter o poenter + tutte le union jack a cancellarlo. Pioveva come solo in Parador poteva. Pioveva ininterrottamente da giorni con quel senso di umidità che diventa malinconia e si trasforma in presentimento.
Pioveva il destino, dicevano i vecchi di Mammarranca. Intendendo che quando cominciava a quel modo solo un grande terribile avvenimento avrebbe potuto porre fine a quel sentimento nostalgico e fluttuante che annegava le anime dei diseredati.
E il destino si abbattè sui bracconieri inglesi. Un destino che non parlava la loro lingua ma che si fece intendere ugualmente.

“pioggia sottile di sabbia”
“dannati cani, sono ciechi con l’acqua”

E i nasi protesi allo spasimo non sentivano odore alcuno. Andavano perché spronati dalle urla dei bracconieri. Ma erano privi di olfatto.

Quella orda di devastatori indemoniati e ubriachi avanzò disordinata. Formicolante; devastò vitigni, uccise volpi e porcospini, Massacrò coyote, capre, perfino un cinghiale e giunse fino alla curva de Su Mortoriu, che era la zona di Astor.

Le malelingue in quella occasione avevano infatti ripreso a fiorire, il fiorte del male aveva germogliato in malasorte e portò, anonimamente, ad incolpare Astor il solitario. Chi è l’uomo lupo? Quell’uomo bambino che non vive con gli altri.

La voce serpeggiava di osteria in osteria, rimbalzava di bocca in orecchio. E giunse sino a Colmish.

Stavolta ne era certo. Non sarebbe sfuggito.
"bastardo bastardo" bisscicava sotto l'acqua mentre avanzava con i suoi bardamenti da caccia.

Sotto quel cielo cupo si udirono le urla dei bracconieri miste a quell’abbaiare di cani.
Un silenzio improvviso e poi

SBRAM

Sfondarono la porta della casa di Ines alla ricerca di suo figlio Astor.
Ma lui li aveva sentiti arrivare e li aspettava, sul tetto, armato di un arco.

La prima freccia colpì Ian McGallan al cuore e lo trapassò fino alla schiena. L’urlo squarciò la notte e fu coperto solo da un tuono fortissimo.
Colmish imbracciò il fucile
“ E’ lui , abbattiamolo” urlo ai suoi:
“bastardo mannaro” continuava a sbraitare più che altro per darsi coraggio, dato che era chiaro a tutti che quella freccia imprevista aveva fatto evaporare molto dell’entusiasmo precedente.

Spararono senza troppa convinzione, in un orgia di proiettili d’argento.
Poi Astor comparve velocissimo su un altro tetto e Alvino lo vide prendere la mira. Ritto e maestoso sotto l'acqua.
Un lampo gli illuminò il volto mentre scoccava la sua freccia: rideva.

William Holmer Colmish colpito al petto cadde su se stesso. Tossendo sangue.
Fu a quel punto che Marc O Brien, il tracagnotto, prese l’iniziativa.
“alla malora” disse afferrando Ines per i capelli e trascinandola fuori in mezzo a quel putiferio di acqua e di fango.
“vieni fuori bastardo, o quanto è vero Iddio le faccio saltare le cervella” Urlava il tracagnotto.
Aveva il fucile piantato contro la nuca, Ines, ma non sembrava davvero intimidita.

“Vieni fuori ti dico”
“recita le tue preghiere donna”
Dal tetto non un rumore. Astor sembrava volatilizzato.
"di addio a tua madre bastardo mannaro".

E fu in quel momento che i bracconieri inglesi si accorsero di essere circondati da quella stessa folla ostile di campesinos che li aveva privati, poco tempo prima, di Emiliano Maraboto.
Una massa accigliata e silenziosa era apparsa da tutta la piana armata di forconi, roncole, o semplici bastoni. Senza un fruscio o un rumore si stringeva in un assedio silenzioso ed eloquente. Ed erano vestiti di bianco, di quel colore irreale nella notte nerissima.
Vicini, sempre più vicini.
Sino a quando il tracagnotto comprese chiaramente ciò che rischiavano lui e i suoi compari e, lentissimamente, abbassò il fucile. E con lui tutti i bracconieri. Tanto che Ines si mise in piedi. E sorrideva, come pochi istanti prima aveva sorriso suo figlio.
Si aprì un varco in quella folla stipata e i bracconieri vi si infilarono dapprima lentamente poi sempre più rapidamente, fino a scomparire correndo dentro alla pioggia.

7 commenti:

igort ha detto...

L'amico Smoky Man mi informa. Notizia appena giunta:

Congratulations caro (o compliments ;))

http://www.newsarama.com/forums/showthread.php?t=72383

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bananos ha detto...

complimenti anche da parte mia!

andrea barbieri ha detto...

Io non mi stupisco mica, Baobab è diventato il mio fumetto preferito insieme al Grande male.

bombo! ha detto...

complimenti! faccio il tifo...:)

roberto la forgia ha detto...

congratulazioni.

ciao

igort ha detto...

Dankeschön.
Baobab, come Argento, è una scommessa; mi fa piacere che il segnale irradiato arrivi dall'altra parte dell'oceano.
Frattanto il flusso procede.

andrea barbieri ha detto...

Baobab è una lingua-imbuto dove entrano un sacco di cose sparse tra i tuoi lavori e allo stesso tempo è leggibilissimo. E come Il grande male comincia con un bambino...
Forse come lettore sono orientato nel profondo verso queste cose qui. Se potessi Igort ti incollerei la porta di casa finché non disegni tutti i capitoli, ma forse Baobab riesce bene anche perché - come il Grande Male - ha il tempo dalla sua parte.