23 giugno 2006

ARGENTO! (capitolo 31)





A Mammarranca il tempo pareva ovattato e stanco. Quella pioggia sottile, che non aveva cessato per giorni e giorni, continuava a cadere leggera e soffocante e aveva cambiato le superfici di quella città, un tempo secca e screpolata, adesso viscida, quasi gelatinosa. Le stradine erano un pantano e spesso le ruote dei carri affondavano come se andassero sulle sabbie mobili.
A peggiorare la situazione il vento soffiava confuso spostando disordinatamente quelle masse d’acqua.
Si ballava una strana danza climatica, in quei giorni, una danza fatta di umido e caldo torrido.
Gli anziani, giorno dopo giorno, guardavano quel cielo quasi bianco e scuotevano la testa, e sorridevano; l’atmosfera era irrespirabile e molti malati gravi preferirono raggiungere gli antenati piuttosto che continuare a patire sulla terra.
A questo gli anziani davano un nome, la chiamavano “la gran reunion”. Ed era l’idea che le smisurate famiglie si riunissero finalmente, dimenticando per sempre i dolori di una vita di stenti.
“La grande riunone” avveniva quando diversi vegliardi della famiglia decidevano di morire tutti insieme. Cosa non rara in Parador, dato che laggiù la morte e la vita confinavano.

Fu così che, dalla goletta Simon Bolivar II, ormeggiata al porto di Mammarranca in attesa di ripartire per l’Europa, sbarcarono centinaia di topi. Attraverso quei pontili in legno ormai marciti, e giù per le gomene color del carbone, fuoriusciva una processione ordinata di ratti che si dirigevano risolutamente a terra, attratti dall’odore degli aranceti o della cannella o di chissà cos’altro, per poi sguazzare nel fango, giù per i vicoli deserti di Mammarranca.
Quella specie di mota animata, quadrupede e roditrice si diffondeva dappertutto, attiva e interessata a darsi da fare.

Dalle finestre della residenza dell’alcalde Don Erminio, su dottori, osservava lo spettacolo, non senza pensieri, poiché era chiaro che se la città fosse stata assediata da topi e sudiciume il rischio di epidemie si faceva sempre più concreto.
D’altra parte, malgrado la pioggia e il vento in quel cielo biancastro, volavano centinaia di gabbiani che adesso avevano preso ad abitare la città ben oltre le zone del porto, cercando cibo nei rifiuti e cantando alla loro maniera sgraziata in qualunque ora del giorno e della notte.
Accadeva sempre così in Parador, quando le carestie o la malasorte prendevano possesso dell’isola sembrava che gli abitanti divenissero esseri invisibili e incorporei e che le bestie fossero le vere e uniche presenze animate del luogo.

Poco distante dalla città, nei cunicoli sotterranei della vecchia miniera d’argento ormai abbandonata Donna Aurelia venne fuori dal suo nascondiglio rivelando a tutti la sua presenza.

Incurante di quello che era accaduto, della seduta di ipnosi, del forestiero da impiccare, dei grandi discorsi che aveva udito lei continuava a insultare suo figlio Ramon, il redivivo.
“Traditore, egoista. Irresponsabile!”
E lo incalzava la vecchia, con una furia senza età, una furia incomensurabile.
“Un bambino in difficoltà, hai lasciato, un bambino orfano di madre. L’hai lasciato a se stesso, come un bastardo della peggiore specie.”
L’uomo indietreggiava e sul suo viso si era dipinto un sorriso ebete.
“Solo la suo destino.”
“madre, io…”
“Taci, tu per me sei morto. Morto per sempre, razza di figlio degenere”.

“Basta donna!” intimò Catarino, detto El Gato, Generalissimo della confraternita dell’argento.
E lei, Donna Aurelia, si fermò e lo guardò per un paio di interminabili secondi. Pareva che si fosse accorta di lui in quel momento. Osservò attorno, lungo quelle catacombe, i corpi di quelle decine , centinaia, di uomini che la fissavano a loro volta, immersi nella penombra.

“smetti con i tuoi schiamazzi.” Riprese El gato con autorevolezza.
La sua voce baritonale rimbombava conferendo un tono quasi innaturale alla conversazione.
“Si tornerà alle nostre famiglie quando sarà tempo.”

E si permise il lusso di una considerazione

“Tu non puoi capire, cervello di femmina”
“ Adesso sei al cospetto di una armata rivoluzionaria. Che ne sai tu dei motti di Puerto Oruro? Della rivolta di Coloriu Arrubiu?
Siamo in guerra vecchia, lo capisci? In guerra.”

Vladymir fissava Donna Aurelia con un certo divertimento. E pensava alla ricchezza del destino. Alla mutevolezza del fato, all’ironia del suo Dio.
Solo qualche minuto prima rischiava di finire impiccato e adesso una donna minuta con un occhio piagato affrontava con una certa spavalderia il capo dei rivoluzionari.

Intervenne Aureliano Rubirosa, le sue maniere miti erano leggendarie come il suo coraggio. Se quella armata di rivoltosi fosse mai riuscita a rovesciare la dittatura di Fulgenzio Villa Rubirosa avrebbe fatto carriera politica certa. Tali erano il suo carisma e le doti di mediatore che tutti gli riconoscevano.

“Apprezziamo la tua forza, donna. E apprezziamo come sai difendere i tuoi valori.”
E aggiunse “ma qui, vedi, non ci sono solo i valori tradizonali in ballo.”
Scrutò le razioni dei presenti e poi riprese il suo discorso, pacatamente.
“Il malgoverno sta sfiancando le nostre vite. Noi vogliamo che venga riconosciuto il lavoro, distribuita la terra, vogliamo riconquistare la dignità perduta.”

“Per un momento io dico che è ora di dimenticare i valori tradizionali. Mogli, figli, famiglie.”

“Merda” questo fu tutto quel che rispose Donna Aurelia.

9 commenti:

Luca ha detto...

Igort,
non ci sono dubbi: Ruggiero fa un ottimo lavoro!

Pero' mi domandavo se forse Coconino non potrebbe lanciare una collana piu' popolare. Penso ad esempio ad alcuni manga, che non starebbero male in un formato e ad un prezzo piu' popolare! Senza perderci di dignità.
Ciao.
Luca

igort ha detto...

Old boy è in una nuova collana, costa meno di dieci euro.
Ma non intendo fare cose cheap per il solo gusto di stampare su una carta di merda e con inchiostri meno buoni. Voigliamo la dignita? E la qualità? Io non mi lamento se un ristorante di qualità costa più di un self service. E credo, come molti , di volermi bene.

Il problema è mal posto. Non esiste in realtà. Cosa significa oggi un euro o due? perché non guardiamo il prezzo dei libri? Un romanzo costa più di un romanzo grafico, eppure realizzarlo per l'editore costa meno di un romanzo grafico.

Solo questione di abitudine.
Questione di abitudine a porsi falsi problemi.
Io perlomeno la vedo così.

bardamu ha detto...

una domanda stupida.
in rete si trovano volendo (in maniera ovviamente non troppo legale), versioni in pdf o semplicemente scansioni di alcuni albi a fumetti ecc..
Premettendo che non ho la minima idea di come funzioni una casa editrice in termini di costi, spese ecc.. sarebbe un suicidio editoriale affiancare alla versione cartacea una versione digitale disponibile via internet a pagamento? magari al 30-40% del prezzo di copertina?

Probabilmente è una stupidaggine... e poi tanto io i libri li compro sempre, e anche troppi a volte ;)
Ma mi è capitato di trovare "VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE" illustrato da Tardi (per essere monotono). un libro che comprerei volentieri se fosse un po' più facile da trovare o sapessi dove rivolgermi per acquistarlo...

Anonimo ha detto...

La sua idea, Igort, sul rapporto con la qualità non mi convince. E' vero un ristorante costa meno di un sel-service, ma esistono ristoranti economici di grande qualità. E' il servizio e la gentilezza che fa un buon ristorante. Lo stesso vale per l'editoria.
Un libro può essere stampato anche su una carta da 80 grammi ma la qualità del disegno e della storia non cambiano.
Non è una carta avoriata che fa un buon libro.
La saluto,
Curzio Malaparte

Nomad ha detto...

@curzio malaparte
e' vero. Il buon libro lo fa il buon autore (o autori), ma se è stampato sulla carta igienica, ti ci puoi pulire e basta.
Lo stesso per il buon ristorante: se dopo tanti sorrisi e cortesie ti danno da mangiare roba predigerita, allora...

Sparidinchiostro ha detto...

Un libro può essere stampato anche su una carta da 80 grammi ma la qualità del disegno e della storia non cambiano

L'affermazione è falsa. Perché il labile confine tra contenuto e contenitore altera l'intero processo di fruizione.

Un piatto brutto e servito male è meno buono. Siamo fatti così.

Un libro coi disegni è fatto di parole, immagini, grafica, materiali e assemblaggio (poi ci sono anche cose che non teniamo in mano quando prendiamo il libro e che modificano il ns giudizio: l'etichetta editoriale, l'affidabilità di chi ci ha lavorato, la qualità dell'esposizione del libraio, l'odore della cassiera... ma smetto di divagare).

Faccio alcuni esempi di libri sbagliati, resi meno godibili dalle scelte dei materiali:
- Snake Agent di Tamburini, Coniglio Editore: carta patinatissima per riprodurre i disegni di mel graff fotocopiati
- Il commissario Spada, Black Velvet/BD: dimensione ridotte; le pagine erano state pensate per uscire su a colori il giornalino - La rimozione del colore è stato un bene; rimpicciolire le pagine, no.
- Lone Wolf & Cub, Panini: l'edizione Dark Horse è su carta migliore e meglio legata, ma è anche ribaltata e rimpicciolita (sono librini piccolissimi); l'edizione dark horse è la più leggibile che mi sia capitato di avere per le mani finora (inclusa first in formato prestige book)
- Questa è la stanza di Gipi, coconino: colori schiacciati dalla carta avoriata (ma pare che sia un problema solo per me).

Il contenuto è buono lo stesso, ma io me lo godo molto meno.

Sembra corretto che un'affermazione del genere giunga da quella che Gobetti definì "la più bella penna del fascismo".

igort ha detto...

Non vale neppure la pena di rispondere a cretinate come quelle di curzio malaparte. non ho la voglia di perdere la pazienza. Sono cretinate e basta dette da gente che non capisce di cosa parliamo. Non rispondetegli neppure ragazzi. Una carta da 80 grammi è trasparente e quindi disturba la lettura perché si vede di traverso. Ma questo lei, caro fesso, non lo sa. E sa perché? Perché non sa leggere.

Mi saluti Malaparte il vero. E impari ad avere il coraggio di firmarsi.

Mi si dirà che io ho detto che non si devono insultare le persone. E' vero, lo confermo. Ma qui insulto un codardo travestito da persona, un fantasma che usa la forma di anonimato di una firma furbetta e tanto spiritosa.
a mai più spero.

Marylin Monroe.

perec ha detto...
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Anonimo ha detto...

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