20 novembre 2006

appena nato




Lo trovate in libreria. Tutto a colori. Scritti, disegni, scarabocchi, foto, annotazioni, bozzetti.

Cosa è il racconto? Come nasce? Quanto tempo abita la testa e il cuore di chi si accinge a disegnarlo?

L'indagine comincia. 128 pagine su carta avoriata da 140 grammi. Stampa vellutata.

142 commenti:

Johnz ha detto...

L'ho preso a Lucca. Fa venire voglia di scrivere fumetti anche a chi, come me, li legge solamente, non credevo che ci fosse tanto lavoro dietro una pagina disegnata. Ma immagino che sia in questo modo per chi fa sul serio, o sbaglio?
Non tutti, anche nel cinema che è più il mio campo, lavorano con scrupolo.
Comunque grazie.

bananos ha detto...

speriamo che mi lascino una copia per quando potrò uscire di casa.al momento sono febbricitante e bronchitico e non posso recarmi in libreria.sigh.

marcocorona ha detto...

letto e riletto. sicuramente quest'uomo vive di fumetto. non potrei desiderare un'editore migliore. mi sono solo spaccato la minchia nella prima parte giapponese. problemi miei comunque. da lì in avanti tutto in discesa. copertina da orgasmo. adesso pero' vorrei vedere il seguito di baobab, grazie.

andrea barbieri ha detto...

Mi associo a Corona per Baobab 3

ps a me le cose giapponesi fanno impazzire, parlo proprio di quello che ho visto ristampato da Coconino e quello che c'è al Ta Matete. Lo dico sempre, che sarà una volta in più... :-)

Anastasia ha detto...

Ho invece riletto le lettere a Midori con gaudio (le avevo già occhiate in passato dal tuo sito) insieme al delirante resoconto nipponico del "Domani un'altra storia" (narrato già esposto tra i commenti del blog, se non rammento male).
Oltre al piacere per il contenuto mi ha colpito la cura dei dettagli; la prima volta che ho sfogliato l'albo (semiassiderata in una stazione) la consistenza della carta mi ha colpito quasi quanto l'odore di un vinile.

Un regalo del genere vale ben più di un Gattinara (la prossima volta ti porterò un Tignanello).

sten ha detto...

Già comprato (alla tua bellissima mostra di Bologna) e già letto.
Tante cose le avevo lette sul sito e sul blog, ma averle lì, raccolte tutte insieme accanto a quegli splendidi disegni evocativi e potersele leggere comodamente è tutta un’altra soddisfazione. Ti permette di riflettere con più attenzione e stimola parecchio l’immaginazione.
Insomma, maledizione: mi è venuta voglia di disegnare una storia a fumetti! Se non fosse che a 35 anni sono ancora fumettisticamente vergine, mi ci butterei a capofitto!
Mi ha colpito molto l’aneddoto sugli incredibili ritmi giapponesi, ma soprattutto le loro domande sul personaggio: cosa fa, dove va, come si comporterebbe se. Così un personaggio prende davvero vita. E poi quella faccenda dei dialoghi senza didascalie, che fa venire subito in mente il ritmo del montaggio cinematografico.

A proposito della mostra: quella tavola inedita che hai realizzato per promuoverti in Giappone è di una leggerezza e raffinatezza incredibile. …Sul vetro ci dev’essere ancora l’impronta del mio naso, che è rimasto incollato lì per un buon quarto d’ora!

Saluti.

igort ha detto...

troppo buoni. Cerco di tenere bassa la testa. Devo condurre in alto mare la nave Baobab, che è un transatlantico di oltre 400 pagine.
baci

Anonimo ha detto...
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Gianluca Costantini ha detto...

Vedo che c'è un numero in copertina, ci saranno cose simili su altri autori?
Gianluca curioso

Mastro Pagliaro ha detto...

Appena arriva in libreria me lo compro.
Anzi, ordinerò ai miei alllievi di comprarlo pena la morte.
Devo dire però che questi ultimi allievi mi hanno sorpreso. Su 70 iscritti al mio corso, almeno una ventina conoscono o leggono volumi della coconino.Credimi Igort che è un grande risultato, di solito leggono solo Manga. L'anno scorso c'era una sola allieva che leggeva Coconino.
Era una tipa assurda, andava in giro con il simbolo delle BR sul cellulare.
Non so che fine abbia fatto.

simon ha detto...

Una parola:
bello!
Una frase di Ballard:
simili a spiccioli nel gran tesoro della narrativa!

Per Igort:
posso inviarti una mail?
Quella che ho spedito precedentemente è forse morta tra gli spam.

boris battaglia ha detto...

leggere Coconino cosa significa?
è una scuola narrativa? è un genere fumettistico? un movimento culturale? non era una casa editrice? vuoi dire che i libri di questa casa editrice sono così assimilabili da essere definiti in generale con la ragione sociale dell'editore?
mi sembra una posizione pericolosa, semplicistica e ghettizzante. dicci piuttosto che AUTORI leggono i tuoi studenti, e vediamo di capire il perché.
sciao
boris

Federica ha detto...

Ho la bava alla bocca e mi prudono le mani, spero si sbrighi ad arrivare in fumetteria/libreria (ma sono a Roma, problemi non dovrei averne...)

Che bellezza!
Federica

igort ha detto...

No Boris, Coconino è una febbre. Si legge coconino, anche, perché si aderisce a una posizione. Siamo un gruppo, una squadra di calcio, una visione dell'editoria. Piaccia o non piaccia siamo un'entità. La casa editrice ha bisogno di questa fiducia, ha bisogno di sentire che si è seguiti, addirittura compresi. Si sono tracciate rotte, fatte scelte radicali. Non sempre facili o in discesa. Ma chi ci segue, spesso, condivide uno sguardo.
Quando leggevo Linus e Alter facevo parte, allo stesso modo, di una famiglia, di idee, visioni, narrazioni.
Perché negarlo questo? E' tanto scandaloso?

Mastro Pagliaro ha detto...

boris, se con il mio scritto ho dato l'impressione di considerare la produzione coconino come qualcosa di "superiore", sappi che non era mia intenzione. Io ho una visione molto semplicistica riguardo ai fumetti che mi porta a valutarli per la qualità che essi esprimono e non per i generi che essi rappresentano, non penso assolutamente che esista un genere "superiore". Se passi dalle mie parti scoprirai che mi piace disegnare di tutto e che solo per un caso sono stato pubblicato da igort visto che per lo stile e i contenuti delle mie storie, io con la linea editoriale coconino ci incastro poco e nulla.
Il mio voleva solo essere un riconoscimento ad una persona o struttura che si fa un culo pazzesco per promuovere i propri volumi.
tutto qua.
Forse dovevo precisare che quei pochi che leggono Coconino si leggono anche Bonelli e altro.
Questo per me è una bella cosa.
spero di essermi spiegato.
ciao

Umberto Torricelli ha detto...

Bene, bene, bene.
Mi fa piacere perché il volume è in qualche modo il proseguimento di certi discorsi che hai fatto alla presentazione a cui ho assistito e conterrà, credo, le risposte alle domande che la mia imbranataggine verbale mi ha impedito di farti in quell'occasione.

boris battaglia ha detto...

carissimo Igort e carissimo mastro,
quello che volevo dire è l'esatto contrario. Mi scuso di non essermi spiegato bene, e ci provo adesso: ho un combattutissimo rispetto per Coconino e la sua politica editoriale, ma un conto è apprezzare il lavoro globale di un editore, un conto è da lettore (l'unica prospettiva che mi interessa) concedergli un'adesione totale: mi sembra che questo sia tipico di quegli universi ghettizzati che chiamano fansclub. Dicendo "leggo Coconino" non gli conferisci una supposta superiorità sugli altri editori di fumetti, ma ce lo equipari.
Leggo manga, leggo bonelli, leggo eura, leggo coconino.
Non ho mai sentito nessuno lettore dire leggo iperborea, leggo meridianozero, leggo einaudi. Cazzo! io leggo degli autori. Se non si esce da quest'ottica di schieramento e di appartenenza editoriale, che a mio avviso ammorba il fumetto, non si farà mai il salto di qualità culturale per la quale mi sembra lavoriate. Lasciate che gli altri leggano bonelli (che in qualche modo è veramente autore unico di quello che stampa) e leggano appunto solo quello, noi leggiamo gli autori.
Poi se vogliamo parlare del progetto editoriale di una casa editrice, facciamolo pure. Ma mai pensando che i lettori debbano esserne fan.
sciao

boris battaglia ha detto...
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Anonimo ha detto...

Be' la maggior parte dei miei fumetti è di Coconino e sento la linea editoriale, il progetto.
Però questo non mi impedisce di sentire come vivi altri progetti. Sono abbonato a Inguine per esempio che è qualcosa di diverso da Coconino anche se c'è una minima sovrapposizione di autori.
E penso che Costantini con la sua ghenga da anni a Ravenna faccia un lavoro meraviglioso per il fumetto con mostre e pubblicazioni.
Va bene così, le linee editoriali alla fine si completano a vicenda e forse a volte dialogano anche tra loro. Preferisco questo che un blob, indistinto magari orientato al profitto come è nell'editoria di narrativa (ovviamente generalizzo, ci sono brillanti eccezioni).
andrea barbieri

Mastro Pagliaro ha detto...

forse ho capito quello che intendi Boris.
Il punto è che in Italia ogni casa editrice ha una linea editoriale ben precisa e ciò genera dei generi, vedi Coconino, bonelli, disney. Come lettore la cosa non mi pesa perchè compro quello che mi pare, come autore mi sento limitato, perchè non rientro in nessuna linea editoriale visto che per assurdo sono un mix di tutti e tre.
In Francia dove il mercato è molto più sviluppato le case editrice hanno una visione generalistica, e ragionano in termini di collane. Infatti casterman pubblica me e Igort in due collane separate.
Detto questo però riguardo alla Coconino, non posso esimermi dal lodare la forza di volontà e il coraggio che dimostra nella scelta dei suoi autori, è chiaro che un comportamento simile genera un'appartenza, chi compra un albo coconino percepisce certe dinamiche ( coraggio, passione, voglia di rischiare e soprattutto voglia di raccontare storie con una sensibilità diversa ) e poi diciamolo, ci piacciono i perdenti, che poi perdenti non sono.
anzi.
Un volume coconino ha la stessa forza di un Dario fo che diventa premio Nobel.
ciao

Gianni ha detto...

Bah, Igort, il tuo mi sa tanto di "messianesimo cultural chic". Ma quali scelte radicali? Dove? Forse rispetto hai Bonelliani, ma ragazzi, bella forza... Seguire una casa editrice come dici tu, mi sa tanto di "Marvel Zombismo" o di fedelta' a un brand tipo Coca Cola o software Apple. Forse basta questo per definire la propria identita come insieme di fedelta' a marche e prodotti...Ti rendi conto di questo?

igort ha detto...

gianni?
PPPPPRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

andrea barbieri ha detto...

Gianni, non per fare l'avvocato di Coconino che non ne ha bisogno, ma dire che Igort fa "messianesimo cultural chic" è un giudizio completamente sballato, più parente dello spirito del "mandare in vacca" che di quello critico.
Se vuoi fare critica va benissimo ma di' cose circostanziate, fai capire che concetti stai usando, e da quale visione ti muovi. Così è solo mancanza di rispetto per gente che lavora per passione. Pensa almeno che potrebbero fare pacchi di soldi pubblicando robaccia, invece pareggiano il bilancio con cose di qualità.

Gianni ha detto...

Il "PRRR...RRR" etc di Igort non mi sembra molto articolato per quanto riguarda le categorie concettuali.

Igort scrive sopra:
"...Coconino è una febbre. Si legge coconino, anche, perché si aderisce a una posizione. Siamo un gruppo, una squadra di calcio, una visione dell'editoria. Piaccia o non piaccia siamo un'entità."

Una squadra di calcio? Una febbre? Maddai, a quando la fondazione di un partito? Suggerisco "Forza Coconino". Ma come si fanno a prendere sul serio delle uscite del genere, e poi
dire a me che mando in vacca le cose, su!

Anonimo ha detto...

igort quando rispondi alle provocazioni in quel modo, vorrei non passare più di qui. leggo con passione il tuo blog e pure alcune cose coconino ma questo modo ti giuro... però fai come vuoi, sei a casa tua.

marco

bananos ha detto...

robert altman ci ha lasciato.aveva 81 anni.era malato da tempo.

igort ha detto...

Altman era un grande, uno che ha fatto cose meravigliose, con la sua caparbia e leggerezza.
Ho molto amato diversi suoi film e credo di aver imparato molto dal suo modo di raccontare.

igort ha detto...

Caro anonimo Marco. Riguardati qualche bel film di Fellini. Fare una sonora pernacchia è un gesto giubilatorio, parte della nostra ancestrale cultura. Parte della "cultura intellettuale" che mi pregio di rappresentare.


Hasta la vista
igort ambasciatore di Pernacchia Libera.
Repubblica indipendente.

Johnz ha detto...

Messianesimo culturale? Mi piace. Sono aperte le iscrizioni?

Gianluca Costantini ha detto...

Finalmente sono d'accordo con Igort!
Io sono per le appartenenze.
E' ora che le persone si schierino che dicano cosa gli piace e combattino per quella visione.
Il fumetto non è un gioco, il fumetto è parte della mia vita.
Chi fa parte di inguine crede nelle cose che facciamo siano grafiche oppure politiche. Chi pubblica su inguine è felice di farlo chi pubblica per Cocconino è felice di farlo. Proprio perchè vede in quell'immaginario il suo immaginario.
Grazie ad Andrea per i complimenti.

ausonia ha detto...

personalmente non mi importa molto nelle appartenenze, però da lettore mi piace pensare che se cerco un certo tipo di lettura, c'è una casa editrice che mi presenta una gamma di autori che possono interessarmi. poi, io lettore, scelgo quali.
quindi: viva coconino!
però mi piace anche tanto altro...

ausonia ha detto...

a gianni consiglio di leggersi s. di gipi che di scelte radicali (narrativamente e graficamente), per realizzarlo, ne ha fatte più di una.

Gianni ha detto...

"Parte della cultura intellettuale che mi pregio di rappresentare"...pare quasi che Igort ci creda davvero! Come al solito Igor ci dimostri di essere a corto di argomenti, di non renderti conto di quello che dici. Ma ti sei riletto? Squadra di calcio, febbre, "PRRR...RRR..."...
Meno male che almeno uno, Marco, pare che se ne sia accorto...Che mancanza di umorismo, che risposta infantile e piccata! Alla prossima uscita in senso "messianico" verrebbe voglia di tagliar corto e risponderti per le rime commentando con epiteti felliniani di cui la raffinatezza igortiana ci fa omaggio. Veramente, il berlusconismo e´ riuscito a infiltrarsi in luoghi insospettabili ( vedi squadra di calcio etc). Che dire, Igort, mi sembri un tipo da ...autogol!

bardamu ha detto...

credo che una casa editrice, (tra le altre cose) prima di stampare libri, faccia selezione. Mette in gioco la propria esperienza e la propria abilità. Poi mescola queste componenti con il proprio gusto e la propria linea editoriale. Il risultato è una serie di autori e storie su uno scaffale in libreria, un posto comodo dove devo solo allungare la mano per iniziare il viaggio.
Io, prima di coconino non sapevo esistesse un fumetto "differente" da quello che fino a quel momento conoscevo. All'inizio è stato entusiasmante, compravo via via sempre più albi coconino e continuo a farlo tuttora dato che chi "sceglie" evidentemente ha dei gusti che si accordano con i miei. Non ci vedo nulla di strano.
La cosa più interessante secondo me è che, anche se inizialmente "traghettato" da C in un mondo a me nuovo, presa la confidenza necessaria ho iniziato ad avventurarmi anche verso altri lidi.. Grazie a coconino ho guardato altre case editrici e ora compro abitualmente semplicemente quello che mi piace(nei limiti del mio portafoglio :) ), indipendentemente da chi lo stampa.
mi sembra una cosa buona.

bananos ha detto...

posto che igor sappia rispondere da solo, caro giannetto fighetto che fa l'anarchico (senza sapere di che parla) di turno . a me sembri solo un povero rincoglionito che aveva voglia di provocare .bada,non difendo igor che difende benissimo a suon di pernacchie, ma me stesso . da lettore che non vuole leggere stronzate ma dibattiti reali e costruttivi fra gente che molto spesso frequenta questo blog e senza avere necessariamente le stesse idee.

Niccolò ha detto...

A me non dispiace affatto l'idea di squadra applicata ad una casa editrice, trovo che questo concetto rafforzi il messaggio che taluni disegnatori accumunati da visioni simili della vita, del fumetto, della comunicazione , cercano di dare con i propri lavori.
L'unione fa la forza e una frase tanto banale quanto giusta.
A presto.

andrea barbieri ha detto...

Già che ci sono vorrei dire che ultimamente ho letto una cosa bellissima, lo ripeto: bellissima!:
"Chernobyl, di cosa sono fatte le nuvole" scritto e disegnato da Paolo Parisi, ed. BeccoGiallo.

Ho sempre scorso le cose di BeccoGiallo con sufficienza perché mi pareva che cavalcassero l'onda vincente del noir: sono stato un imbecille cosmico. Questo lavoro di Parisi è splendido, ogni pagina fa centro. Il progetto editoriale di BeccoGiallo è innovativo e serio. Immagino che altre libri della stessa casa editrice siano buoni.
Lode, altissima lode a Parisi (e a BeccoGiallo). E scusate se arrivo dopo mesi che il libro è uscito.

iodisegno ha detto...

Sono andato a Lucca e ho comperato solo libri Coconino e Kappa. Me ne sono accorto solo al ritorno ma posso non riflettere su questo fatto?

E' così scandaloso avvertire il "movimento" che tante persone (anche molto diverse fra loro) fanno? E decidere se "muoversi" insieme a loro o no?

roberto la forgia ha detto...

torno al commento di Boris.

caro Boris, da "studente" di Igort, leggo i libri coconino (che mi hanno aperto un mondo).
e leggo Sergio Toppi, leggo Mccay, Quino, Breccia...
vogliamo vedere, come ci suggerisci, di vedere perchè?

Gianni ha detto...

Mi sembra che quanto detto qui sotto qualifichi molto bene il tono di adepto offeso da chi critica il "maestro", adepto che tra l'altro offende chi la pensa in modo diverso...siete proprio una bella squadra!

"...caro giannetto fighetto che fa l'anarchico (senza sapere di che parla) di turno . a me sembri solo un povero rincoglionito che aveva voglia di provocare .bada,non difendo igor che difende benissimo a suon di pernacchie, ma me stesso . da lettore che non vuole leggere stronzate ma dibattiti reali e costruttivi fra gente che molto spesso frequenta questo blog e senza avere necessariamente le stesse idee."

igort ha detto...

Per Roberto la Forgia, OK mi sembra giusto riprendere la rotta. Perché ci piace quello che ci piace. E' concreta la possibilità di trovare delle definizioni senza fare "letteratura"?

Per Gianluca Costantini,
c'è un numero, perché forse, questo libro di bordo, come concetto, potrebbe essere esteso ad altri autori. Non so, vediamo. Ci sto pensando.

Per Ausonia,
dici: "pero' mi piace tanto altro..."
Ma certo, per fortuna, anche a me.

Per Niccolò: non perdere tempo a spiegarti. Tu, come molti altri, hai capito.

Per Johnz, le iscrizioni sono aperte; aderisci e porta adepti, ironici come te, spero...

Per Andrea Barbieri, belle parole le tue, generose come sempre (bisogna riconoscere il talento altrui, serve a potere avere stima di noi stessi, essere piccini non porta lontano).

Per bananos, i dibattiti li si puo' fare, distinguiamo le cose dall'aria fritta. Ho una scorta di tante sonore pernacchie pronta all'uso e le orecchie spalancate per una attenta riflessione.

Per iodisegno: credo che spesso nei nostri gesti ci sia un senso che si svela, un gusto, una sensibilità, un'indicazione di marcia.


baci.

bananos ha detto...

“Per bananos, i dibattiti li si puo' fare, distinguiamo le cose dall'aria fritta. Ho una scorta di tante sonore pernacchie pronta all'uso e le orecchie spalancate per una attenta riflessione.“

Scusa capo ma il fantomatico gianni(che poi è sempre lo stesso individuo,a mio parere, di remote intrusioni a giudicare dalla veemenza e dagli errori)mi ha smaronato proprio.chiedo umilmente scusa a tutti per lo sfogo,dettato sicuramente più dalla febbre che dall'interesse suscitatomi dal signore in questione.non tornerò sull'argomento.

un "adepto" orgoglione

Luca ha detto...

Ciao Igort,
un messaggio quasi di servizio. Faccio parte dei lettori che non possono accedere a fumetterie e fiere, sarebbe utile per quelli come me, curare un po' di piu' l'aggiornamento del sito. Ce la fate? Un altra cosa che mi sta a cuore e' la ristampa de "Il grande male". Ci sono speranze? Mesi fa ci avevi detto che sarebbe stata imminente.
Buon lavoro.
Luca

roberto la forgia ha detto...

cerco di non generalizzare (di non fare letteratura) e spiegarvi in pochissime parole qual'è, tra le tante, la cosa che mi più mi affascina degli autori che ho citato (breccia, quino, toppi...).

perchè mi piace quello che mi piace?

perchè gli autori che cito, curando il proprio lavoro hanno dimostrato un forte rispetto nei miei confronti (lettore).
curare il proprio lavoro è in un certo senso avere cura di chi ti ascolta.
tempo fa, Otto Gabos scriveva che il ripetto per il lettore passa attraverso il rispetto per se stessi (parole sante).

io mi rintego un lettore cattivo. se sgarri una volta, non ti leggo più.

noi lettori, oltre ad offrire il nostro danaro, offriamo due cose preziose ai nostri autori: il nostro tempo, la nostra attenzione.
voglio che un autore tenga SEMPRE presente questa cosa.

in italia abbiamo avuto un periodo bellissimo (che ahimè non ho vissuto per questioni anagrafiche) in cui personaggi come toppi, deluca, battaglia, riscrivevano i classici della letteratura (perchè i ragazzi si avvicinassero a queste cose) e quando vedo quelle tavole (fatte per essere lette da chiunque) mi commuovo, davvero non scherzo, per la cura e l'attenzione che questi autori riservavano per il loro pubblico, esperto o non esperto.

questo è il motivo per cui adesso la coconino press è uno dei canali che prediligo.
perchè rispetta i suoi lettori puntando sempre alla qualità.


vorrei aggiungere una cosa sulle litigate che spesso qiu si fanno:
vedo in giro una noiosa avversione a tutto ciò che è "gruppo" e "affezione". non si può parlare bene di autore o di una casa editrice che subito si viene etichettati come "scolaretti" o "fan".
smettetela.
io, come tanti altri lettori coconino, sono nato negli anni 80.
noi non abbiamo avuto i vostri alter alter, i vostri valvoline, i frigidaire...

lasciateci in pace, anche voi sbavavate dietro le figate. e facevate bene.

roberto

boris battaglia ha detto...

Carissimo Igort
non capisco perché, giuro, non si riesca mai a discutere serenamente. Probabilmente è il luogo: troppe implicazioni personali portano a sentire le opinioni contrastanti come attacchi. Cosa sacrosanta del resto. Se qualcuno venisse in estrusione da me, senza nemmeno presentarsi, a criticare i processi di pressofusione lo sbatterei fuori senza pensarci due volte. Però. Io non faccio cultura. Io faccio leghe di metallo leggero. E c’è una bella differenza. Pensa. Tu mi dici che profilo ti serve e io te lo faccio e puoi lamentarti solo se te lo faccio sbagliato. Invece l’editore fa quello che vuole lui editore (anche quando insegue il mercato) e me lo propona. Certo, posso non comprarlo… ma se lo compro il potere del denaro (potere al quale l’editore decidendo di sposare il concetto di proprietà intellettuale si sottopone) mi da il diritto di dire quello che penso 8sai, un libro a un valore aggiunto rispetto a un pezzo di alluminio, che è quello di stimolarmi riflessioni) di quello che ho comprato: un libro, cioè un pezzo del progetto editoriale di quell’editore.
In quest’ottica era mia intenzione discutere –visto che tu lasci aperta la possibilità del commento nel tuo blog, invitando quindi al dibattito – invece un’affermazione di Mastro Pagliaro e una tua.
Affermazioni che non avevano nulla di scandaloso, ti rassicuro, ma che –da lettore (è importante sottolinearlo) non condivido.
Ora. Mi sembra che si sia fatta scivolare questa discussione - da gianni ma anche da alcuni tuoi aficionados - su un piano che non centra niente, come se fosse stata messa in discussione la buona fede dell’editore Coconino. Questo mai.
Riprendiamo il filo, se ti va.
La posizione tua e di Pagliaro pone il fumetto come una sovrastruttura letteraria. Una sovrastruttura talmente debole da richiedere la necessità di un editore specializzato (cioè che pubblichi solo fumetti), ma talmente specializzato da essere quasi riconoscibile come un’unica collana (quello che chiami lo sguardo coconino). Bene, per me questa è un idea ferma alle riviste che appunto citi Alter, Linus, Corto Maltese etc : e la collana Ignatz ne è un esempio preciso: una specie di (a suivre) monografico. Posizione rispettabilissima. Però a mio avviso debole e controproducente, nonostante l’attuale successo –intendo il fatto di averla fatta, non le vendite che non conosco- della collana di repubblica e di quella di rizzoli. E se non mi mandate a cagare, vorrei, appena ho altri due minuti per buttarci qualche riga.
risciao

Johnz ha detto...

si chiama invidia, quella che citi come "noiosa avversione verso il gruppo", e non è neppure tanto mascherata. Chetelodicoaffà?

Johnz ha detto...

acc. mentre postavo faceva lo stesso Boris, il mio commento era riferito a La forgia.

Anonimo ha detto...

da lettore Coconino
non capisco come si possa sempre arrivare a litigi tanto stupidi( eccetto gli interventi di A.Barbieri!) nei quali lei si permette di dar dei "segaioli" o di rispondere come in questo caso con "Prrrrrr!"a chi frequenta questo blog (per altro interessantissimo!).
visto che tutti dicono la loro, mi permetto di dire la mia opinione.
quello che trovo stupido non è tanto la risposta "sopra le righe",(tutto sommato lecita in casa propria)quanto il giustificarla come cultura (SOLO quando ad usarla è lei)o, come nel caso di "segaioli"stupendosi che qualcuno possa offendersi.
quello che trovo inquietante è però, come QUALSIASI vostra affermazione venga SEMPRE difesa a spada tratta da quelli che più frequentemente scrivono sul blog.
questa totale convergenza di idee secondo me si avvicina al plagio(nei casi migliori) o all'opportunismo di chi ha capito che ad adularla ,forse,ci si può quadagnare qualcosa...
com'è il detto...Dio mi guardi dagli amici che...
senza rancore
PRRRRRRRRRRRRRRRRR!a tutti
(aulico però!)

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
bananos ha detto...

io in effetti sono una gran prostituta....sono anni che chiedo al "maestro" di farmi pubblicare per coconino,ma niente....lui non cede

bardamu ha detto...

x roberto la forgia
sono d'accordo sul rispetto dell'autore per se e per il lettore e sul discorso della qualità del prodotto.
va aggiunto secondo me che alla base di entrambi (e quì mi collego al "perchè mi piace")ci deve essere "l'affinità."
è l'affinità che non ti fa riporre nuovamente il libro sullo scaffale della libreria, ed è sempre (ovviamente non solo) l'affinità che poi porta al rispetto reciproco. Quando leggo qualcosa che sento affine al mio modo di sentire mi ci affeziono, e mi ci lego.. e se capita, lo "difendo".
lo difendo perchè è mio, e perchè mi fa stare bene.

igort ha detto...

Esattamente: affinità mi sembra la definizione corretta. Questa affinità crea complicità e da l'impressione di condividere una visione. Prendere parte a un rito.

Io credo che, se si è onesti, è naturale condividere questa complicità.

ausonia ha detto...

però io non riesco a essere complice con tutto un gruppo.
sento per corona e gipi e fior e nanni e toffolo e altri, compreso igort, forme di complicità diverse. anche molto diverse...
e per altri autori coconino nessuna complicità. anzi posso dire che non rientrano proprio nelle mie corde.
il fatto che tutti questi autori abbiano la "c" in copertina non significa che siano accomunati per forza da qualcosa che li lega insieme...

mi piace coconino perché propone cose che hanno comunque sempre a che fare con l'idea del raccontare storie con linguaggi (se non nuovi) almeno (e in parte) sperimentali rispetto al fumetto popolare italiano (che non amo: mi riferisco a bonelli, disney, eura ecc...).
da lettore mi piacerebbe anche una collana coconino un po' meno "coconino".
poi se volete vi spiego cosa intendo...

igort ha detto...

Certo Ausonia, racconta la tua idea.

Massimo Giacon ha detto...

Cari Bloggers,
beh almeno non si potrà dire che in questo blog si respira soro aria di coconinesca pacifica convivenza.
Ben vengano polemiche e pernacchie, un pò di vivacità, perdio! Io non mi schiero, più che altro perchè dovrei usare argomentazioni lunghissime e probabilmente noiosissime per la maggior parte dei lettori, dico solo che Coconino, con tutti i suoi pregi e difetti, ha dato la sveglia anche un sacco di altre produzioni italiane, che per fortuna ci liberano dalla secolare ingerenza fumettistica Bonelli, Giapponesi, Marvel, Disney... E poi avete notato quanto è migliorata, in generale, la grafica delle uscite a fumetti? Un tempo sembravano le pubblicità dei circhi!
Non credo nel fatto che il fumetto abbia bisogno di raggiungere rispettabilità ( l'ha sempre avuta), ma un pò di interventi estetici necessitavano.
Ma passiamo ad altro.
Ho visto il nuovo Black, ci sono anche le mie tavole e rifarei tutto da capo, d'altra parte son passati due anni da quando le avevo disegnate... Momento di sconforto.
Si accettano incoraggiamenti.

andrea barbieri ha detto...

L'incoraggiamento è questo: anche Hopper quando guardava a ritroso la sua produzione era ipercritico, e ti sembra che siano da buttare i suoi dipinti? :-)

Tra le belle cose di oggi in Italia c'è Comma 22 che sta ripubblicando Breccia. Fin'ora sono usciti faticosamente (è una fatica nella cura e economica perché non è che Breccia si venda come il pane...) quattro volumi in tre anni. Tra questi vorrei ricordare "Dracula". Quando vedo che in Dracula disegna delle scene di tortura e delle facce di generali, rendendomi consapevole dell'orrore nell'unico modo che per me è sopportabile, cioè attraverso la lente della bellezza del suo segno e del racconto, beh io precipito in un rapporto di adorazione per il maestro (Gianni, perdonami!).

Giorgio Santucci ha detto...

ciao Igort
visto che si parla del "Coconino style", tra i 60 autoti del volume "sventurata la terra che ha bisogno di (super)eroi" (ci siamo visti a Lucca Comics dove te ne abbiamo dato una copia, remember?)oltre ai canicoliani Monti, Tota e Nanni e l'ottimo Corona quali ti sembrano affini al tuo modo di intendere il fumetto?
Riguardo al volume come ti è sembrato nel suo complesso, edizione compresa?
grazie
G.

roberto la forgia ha detto...

caro Boris,
non sono intenzionato a mettere lo sgambetto alle tue considerazioni.
per me, possiamo procedere.

ciao

igort ha detto...

Cari, evitate di scambiare il mio blog per la mail di coconino press. Se avete proposte o affini inviate in redazione.
Ci terrei a separare gli ambiti e i momenti. Non esite un coconino style, caro Giorgio. Se dici cosi' mi fai pensare che non conosci bene il nostro catalogo.

Procediamo con il discorso di Boris che mi sembra interessante.

Giorgio Santucci ha detto...

Caro Igort
so che internet è la terra dei fraintendimenti ma il mio post non voleva essere assolutamente una critica, volevo solo sapere se avevi letto il volume suddetto, se ti era piaciuto e se qualche autore, magari emergente, rientrava nelle tue corde...e questo mi pare centri con il discorso fatto finora,
nessuna polemica...mah...
G.

igort ha detto...

Mi scuso, non mi sono bene espresso.

Quando pero' parlo di uno sguardo comune, tra gli auori del catalogo coconino, non intendo che esistano stilemmi comuni. Non esiste cioè, nella mia visione, un coconino style, quanto un approccio "aperto" al narrare per immagini. Tra tezuka e corona, munoz e ponchione non ci sono familiarità stilistie, ma ognuno di questi autori, a mio modesto e sindacabile parere, porta avanti una ricerca.
Molti degli autori del libro che hai curato sono vicini a Coconino.
Personalmente non credo ai libri collettivi costruiti su un tema. Finisce spesso che si fanno i compitini.
Naturalmente ci spossono essere eccezioni, ma la mia teoria è questa: il fumetto è appena nato.
E' un linguaggio tutto da scoprire. Non mi piazzerei dunque in una visione di riciclaggio e/o rilettura di quanto già fatto.
Mi piace, da lettore, avere l'emozione di leggere cose nuove, che magari ancora non comprendo.

Per chi legga il francese sponsorizzo la serie Lupus di Peeters. Molto ben raccontata e piena di verve. In apparenza fantascienza.
In realtà vita.

A presto.

Giorgio Santucci ha detto...

come sai quando si scrive su internet si fa di getto, a volte si usano frasi fatte per spiegare un concetto, "coconono style" voleva dire tante cose anche se probabilmente non vuol dire nulla, sorry...
comunque il volume prende le mosse della mostra omonima all'interno del festival INDaYs, l'obiettivo era fare il punto della situazione, davvero vitale, della scena indipendente italiana e credo che sia stato centrato vista la varietà e la qualità stilistica degli autori coinvolti..su un tema poi, concedimelo, intrigante...

grazie dell'attenzione e auguri per il libro.

G.

ausonia ha detto...

igort: spesso parli del fatto che ti interessano storie reali. di persone vere. probabili. italiane.

così pensavo a una rivista patinata.

quadricromia. trimestrale.

che avesse il coraggio di raccontare la realtà senza filtri letterari, senza filtri avorio o muffe di vario genere che servono a mascherare un po' lo squallore del reale. a renderlo poetico e affascinante.
la coconino vista da lontano è color crema, odora di vaniglia. la coconino, paradossalmente, è una realtà di altri tempi, è un presente antico. la grafica un po' vintage è magica e avvolgente.
è jazz e ruvido-romantica.

ma la nostra realtà è uno squallore patinato. arrogante. vanitosa. con poca poesia. con tanto rossetto sulle labbra. è una realtà che non tiene conto poi molto della periferia. ma che adora le metropoli. che adora il lusso.

un trimestrale che avesse voglia di raccontare il 2006, il 2007... per quello che realmente è. senza aver paura.

ausonia ha detto...

un vanity fair a fumetti.

igort ha detto...

La tua proposta ha un suo fascino Aus, ma io credo si non essere capace di farla. Non è nelle mie corde. E credo che sia importante essere sinceri. Un western lo farei, un fumetto di guerra pure, magari un fumetto rosa no. Non so.
La realtà di oggi non mi affascina per nulla. L'idea del vuoto pneumatico della vita italiana puo' essere soggetto di narrazione, ma non conosco nessun narratore che la rappresenti come secondo me si dovrebbe.
La tua descirizone di cosa sia coconino ha molta poesia. mi piace. Mi ci affeziono anche se coconino non l'ho mai razionalizzata e vista dal di fuori.
Comunque parliamone, se ti va. Mi fa piacere . mi piacciono le persone che hanno idee. Sono persone generose.

ausonia ha detto...

"La realtà di oggi non mi affascina per nulla. L'idea del vuoto pneumatico della vita italiana puo' essere soggetto di narrazione, ma non conosco nessun narratore che la rappresenti come secondo me si dovrebbe."

purtroppo concordo con te.

non per capacità...
perché gipi sulle pagine di blue, qualche anno fa, ci provava (e bene) a raccontare il "vuoto pneumatico" fatto di cellulari e real-doll.

ma forse nessun autore sarebbe disposto a farlo per pudore. per vergogna.
e forse è giusto così.

marcare una distanza fra il reale e il suo vuoto, forse ha un senso più profondo.

ma... ci penso su.

ausonia ha detto...

perché mi AFFASCINI quando dici:

"La realtà di oggi non mi AFFASCINA per nulla"

questa contraddizione è un tema intrigante. mi fa pensare cose.

ausonia ha detto...
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igort ha detto...

Vedere un paesaggio desolato non significa necessariamente accettare di farne parte.

quello di cui tu parli è una visione artistica precisa. L'orribile è una categoria estetica.

Non ci trovo alcuna contraddizione.

Tra materia e materia narrata c'è una distanza abissale.

E' affascinante la tua visione, non l'oggetto in sé.

L'importante, credo, è come si guardano le cose.

Bergman diceva sempre che per recitare il ruolo di un mediocre occorreva tutto tranne un attore mediocre.

L'orrido, il vuoto pneumatico. Sono materiali per un drammaturgo.

Ognuno affronta la realtà con le chiavi di cui dispone.
Una visione come quella che ipotizzi è plausibile, secondo me. Ci si puo' lavorare ma dipende dalle corde che tocca, questa ricerca, quanto ti appartiene come autore.


Lo sguardo diretto, ultra-realista è una visione possibile perché no?

A me quel che importa è la potenza di un'opera in sè. Quando vedo un lavoro come quello di Rutu Modane, per esempio, in cui si usa la "grazia" per raccontare una ricerca disperata di identità, mi commuovo.
Non ho categorie precostituite per classificarla.
E' ligne claire il suo lavoro? Certo che no. Sono le tematiche a fare a cazzotti con questa categoria storica.

Credo che la visione sia un filo da seguire, con fiducia, per uscire dal labirinto. Parlo di visione nel senso di uno sguardo. Pulirlo, mettere sempre più a fuoco. Cosa porto io con il mio sguardo? Questo credo sia a domanda essenziale che ogni narratore si deve porre.

Il resto è pratica quotidiana. il fare. Nella sua accezione nobile, mistica forse, ma anche banale.

Gianluca Costantini ha detto...

Per Igort: Lupus di Peeters esce in Italia per Kappa Edizioni.

andrea barbieri ha detto...

Il lavoro di Rutu Modane per Coconino è straordinario e becca in pieno quella cosa sulla realtà che diceva Ausonia.
Una letteratura della realtà è una delle strade recenti della letteratura italiana, pensate a una collana come "indicativo presente" di Sironi (indicativo presente è il racconto del qui e ora...), anche se ora ci si sta un po' appiattendo in narrazioncine. Però sarebbe utile più osmosi tra ricerca nel fumetto e ricerca in letteratura (nell'arte penso ci sia già e poi l'arte oggi non penso produca grandi cose...), da entrambi i sensi.

Il realismo sia chiaro può essere anche una trappola che porta a semplificare secondo certi schemi ideologici. Ma è anche una strada importante se a percorrerla in modo intelligente, come Gipi per esempio (che tra l'altro ha certamente una vena visionaria che tiene a freno).

igort ha detto...

Per Gianluca: lo so, mi fa piacere che Lupus esca in italiano.

Per Andrea, non so, non credo che Rutu Modane entri in quella visione che Ausonia auspicava. Per come l'ho vista io, sbagliero', ma lo stile di Rutu è molto più carico di elementi altri, come pure quello di Gipi. Che sono pieni di poesia. Ho immaginato il lavoro che Ausonia auspicava quindi non so di preciso, questo non esiste veramente. Ma nello stile immaginavo un lavoro anche spoglio e "ostile" in un certo senso. La poesia non è mai ostile o disturbante. E' un appiglio.
Il gioco di Gipi e Rutu è per me una danza di contrasti.

roberto la forgia ha detto...

ciao a tutti.

caro Ausonia,

i telefoni cellulari e le real doll sono contemporanei come la montagna che vedo quando mi affaccio alla finestra.
parlare di 2006 2007 attraverso i suoi prodotti è una scelta rispettabilissima. Vonnegout diceva da qualche parte che chi non parla di tecnologia nei propri libri è come quegli scrittori che cento anni fa non scrivevano di sesso.
è vero, hai ragione, in molti fumetti mancano gli strumenti e le cose del nostro tempo ma guardo sempre con diffidenza chi vuol essere contemporaneo con la chincaglieria o con la cronaca attuale.
pregiudizio?
magari è un pregiudizio.
ma sempre di più noto che si confonde il contemporaneo con il nuovo.
vedo colleghi della mia età che credono di dover ambientare le loro storie a new york o in un qualsiasi grande metropoli per essere contemporanei e io gli scasso le balle ricordandogli "guarda che anche quel buco di culo in cui tu vivi, quello dove le ferrovie non funzionano e l'adsl non c'è, è contemporaneo".

non sono per fumetti con l'adsl. non sono neanche per fumetti senza adsl, intendiamoci. voglio solo che questi non siano i diventino i punti di partenza quando si parla di contemporaneo.

la tua idea di rivista non è, itendiamoci, sbagliata di partenza. si può dire qualcosa con tutto. ma non è questo "tutto" che deve interessarci. il punto di partenza a mio parere non è l'oggetto in sè ma la metafora che questo diviene nel nostro racconto.


ciao

ps. giusto per evitare scontri inutili: NON SONO CONTRO I CELLULARI NEI FUMETTI. così sono più tranquillo ;)

roberto la forgia ha detto...

rapprensentare l'italia contemporanea, sencondo me, è un progetto destinato a fallire quando diventa un progetto.

l'italia e il contemporaneo sono due dimensioni in cui siamo già immersi. per rappresentarle c'è bisogno di onestà intellettuale con le cose con cui abitiamo, non di ricerca di "cose contemporanee" "cose italiane".

ok, chiudo
ciao

igort ha detto...

NON SONO CONTRO I CELLULARI NEI FUMETTI

ma cosa vuol dire?
Se faccio una storia ambientata nel 1910 io SONO contro i cellulari nel fumetto.

Di cosa stiamo parlando, di grazia? Ogni storia o scelta estetica ha bisogno di coerenza. Sono diversi gli approcci possibili.
Ma un' estetica, di suo, non significa nulla. Quello che interessa è dove porta. A quale complessità.

andrea barbieri ha detto...

@ be' sì, il realismo di Rutu e Gipi (S.) è pieno di intimità e di poesia, anche se piantata nella realtà appunto. Ma secondo me non esiste un realismo che sia soltanto realismo altrimenti è una favola in cui si separa dal mondo la persona e i suoi sogni. Una favola che riduce la complessità della vita e ben poco... reale.
Comunque a forza di frequentare questo blog sto cominciando a capire che il fumetto non è la pittura e quindi per esempio che le immagini di Rutu, che a prima vista sembrano artificiali, sono in realtà la voce giusta per il suo bellissimo racconto.

roberto la forgia ha detto...

si Igort, ma stiamo parlando di fumetti ambientati nel 2007.
se Ausonia vuole ambientare le sue storie nel 2007 può disegnare tutti i cellulari che vuole per dare un tocco di contemporaneità alle sue storie.

quel che voglio dire è che non sarà certo un cellulare nudo e crudo o un'attentato terroristico a dirmi in che quale mondo vivo.

ausonia ha detto...

roberto: hai preso una strada che non è quella che sottindendevo.

ho parlato per caso di "cellulari" e "real doll" solo perché erano i due protagonisti di due storie di gipi di qualche anno fa. molto belle tra l'altro.

avrei potuto citare anche tante altre sue storie. o qualche storia di bruno che è bravissimo a rendere l'idea del vuoto contemporaneo. il mio era solo un esempio.

la contemporaneità è più complessa del solo essere circondata dai suoi oggetti di consumo o semplicemente tecnologici.
è un argomento che potrebbe spingerci a molto altro.

ausonia ha detto...

non semplifichiamo.

ausonia ha detto...

per rispondere a igort quando dice:

"Per come l'ho vista io, sbagliero', ma lo stile di Rutu è molto più carico di elementi altri, come pure quello di Gipi. Che sono pieni di poesia. Ho immaginato il lavoro che Ausonia auspicava quindi non so di preciso, questo non esiste veramente. Ma nello stile immaginavo un lavoro anche spoglio e "ostile" in un certo senso. La poesia non è mai ostile o disturbante. E' un appiglio."

penserei a una sorta d'estetica dell'assenza poetica. che in se è comunque un approccio poetico.
vedrei storie senza moralette. per nulla graffianti. semplici. non evocative.
ma anche ricche di positività altra.
perché il nostro presente non è solo una valle di lacrime. ci sono ancora cose magnifiche e altre esilaranti.

ecco, auspicherei un atteggiamento non di parte. non per partito preso.
senza essere né intimisti né buonisti.
trattare la realtà per quello che è nelle sue variegate possibilità. senza abbellimenti poetici e senza accanimenti ideologici.
il 2006 contiene tante cose.

igort ha detto...

Ausonia, sulla carta ti posso dire che comprerei subito quella rivista.

Ma stiamo parlando di un'ipotesi. Comunque è molto suggestiva.

bardamu ha detto...

io non mi sento particolarmente a mio agio nel "presente". mi rifugio volutamente in richiami leggermente anacronistici, e in una certa "intimità" di racconto.
non sono contro a tutto il resto anzi, ma in un certo senso non lo voglio per me. ci sono persone che guardano in avanti, altre dietro di se, altre esattamente dove sono e altre ancora tengono direttamente gli "occhi chiusi".
ognuno sceglie il suo modo. le mie esperienze mi hanno portato ad accorgermi che riesco a focalizzare le cose solo dopo che sono passate. non riuscirei mai a raccontare qualcosa che mi stà accadendo, ma solo qualcosa che mi è accaduto (e non intendo necessariamente autobiografia). per me la dimensione del ricordo è fondamentale. i ricordi sono tutto quello che siamo.
credo che ci siano cose che vanno oltre al tempo, oltre al conteso, semlicemente oltre.
qualcuno diceva che il contemporaneo (o il moderno) è la cosa più vecchia che ci sia.
Secondo me non ha valore in se e per se il contesto di una storia. Se una storia mi sa toccare lì, proprio lì, non importa se è ambientata oggi, nello spazio o all'epoca dei romani. la contemporaneità non è un valore aggiunto.
non me ne voglia nessuno, è solo la mia effimera opinione.

andrea barbieri ha detto...

Ausonia, dici "una sorta d'estetica dell'assenza poetica"
ok, credo che ogni tanto ricorra questa cosa del realismo preso come "oggettività". Però secondo me è una gabbia interpretativa, una cosa artificiosa.
Comunque tu come la vedresti questa rivista, con un tema per ogni numero e dei contributi che siano punti di vista su quel tema? O ognuno racconta quel che sente?
E perché trimestrale, secondo me non si riuscirebbe a star dietro a una cadenza così ravvicinata, cioè non riesci a trovare i contributi all'altezza (credo almeno). Non potrebbe essere annuale, essendo un lavoro che ricapitola un anno?
E' una cosa difficilissima da realizzare, però certo, sarebbe uno spostare i limiti del fumetto.
Credo che Igort abbia drizzato e sintonizzato bene le orecchie editoriali... :-)

ausonia ha detto...

andrea: no, aspetta. a me piace parlare di idee editoriali. e se lo posso fare con un editor di una casa editrice, la cosa è perfetta e intrigante.

ma la mia non è una proposta...

(da lettore esigente) è più un: mi piacerebbe vedere una cosa così in coconino. slegata dall'idea di letteratura e più legata al presente che ci sta attorno. la fate?

e poi se ne parla come si può parlare di altre cose belle. non so. tutto qui. credo che l'interesse di igort sia questo. un interesse verso la discussione. o lo sviluppo di ipotesi.

in ogni caso la faccenda è complessa, le domande che poni sono interessanti. uno ci deve pensare bene.
continuo a pensarci...

massimo giacon ha detto...

Cari Bloggers,
una rivista così era un progetto per Repubblica che avevo portato un anno fa.
L'idea di partenza era che il potenziale di un quotidiano come Repubblica non era tanto quello di fare uscire un giornalino mensile in allegato, ma di sfruttare la possibilità di lavorare insieme ai giornalisti di Repubblica, che magari avevano storie di attualità che non potevano essere raccontate in forma giornalistica, oppure notizie minori ma simboliche legate a situazioni di attualità.
Per semplificare la formula: non si trattava di raccontare a fumetti lo scandalo Parmalat , ma casomai le ripercussioni che detto scandalo aveva avuto su una famiglia italiana di piccoli investitori in titoli Parmalat (o Cirio), e così via.
Questo solo per fare un esempio, diciamo che era uno spunto interessante per un'esperimento che naturalmente era troppo "anomalo" per essere portato a termine da Repubblica, dopo un primo abboccamento si sono spaventati e la cosa è morta lì, eppure credo di aver loro messo la pulce nell'orecchio, perchè so che ogni tanto ( da parte della redazione di XL, per esempio), arrivano proposte simili ( che per fortuna non vanno in porto, dato che XL è quello che è, ovvero un raccoglitore di pubblicità).
La stampa quotidiana ha ancora molte potenzialità, a proposito, invece di parlare di fumetti, ieri è stato presentato un documentario in allegato al Diario, in cui si parla delle elezioni di Aprile, e si prospetta che in quei giorni abbiamo rischiato un bel golpe di destra,sta scoppiando un bel casino, speriamo bene...

ausonia ha detto...

"Per semplificare la formula: non si trattava di raccontare a fumetti lo scandalo Parmalat , ma casomai le ripercussioni che detto scandalo aveva avuto su una famiglia italiana di piccoli investitori in titoli Parmalat (o Cirio), e così via."

questa è un'idea potentissima.

igort ha detto...

Si parla di direzioni possibili. D'accordo. Ma vi ricordo che il senso di un fare sta poi nel modo in cui le cose si fanno.
In teoria siamo tutti disponibili a leggere le cose geniali che si potrebbero (sempre in teoria fare) ma, avete dato uno sguardo agli stand della fiera di lucca?

Dire che regnava il deserto dele idee è poco.

Ogni buon deserto che si rispetti ha anche delle oasi, naturalmente. Ma credo che il fumetto debba ancora rimboccarsi allegramente le maniche e procedere spedito verso lavori "spessi", se mi passate l'espressione.

massimo giacon ha detto...

Quest'anno non ero a Lucca, ma posso immaginare...
Diciamo che sento una certa impellenza e desiderio di leggere cose che parlino della nostra contemporaneità.
Il fatto è che dopo Pazienza non ci sono stati autori così bravi da inventarsi un linguaggio e delle situazioni "senti intorno" nel momento in cui le leggi . Forse bisogna scrivere delle nuove grammatiche.
L'altro ieri ho rivisto "la classe operaia va in paradiso"di Elio Petri, autore criticato da destra e sinistra per il suo stile poco neorealista, visionario e grottesco.
Eppure in quella storia di alienazione operaia c'erano tutti gli anni 70, il kitsch di una classe che aspirava alla macchinetta e alle porcellane di Capodimonte, le divisioni operaie, la ripetizione del lavoro in fabbrica, la situazione dei manicomi. Tutto raccontato in maniera chiara, comprensibile, con momenti molto satirici in cui si riusciva anche a ridere.
Perchè non siamo capaci di fare qualcosa di simile oggi con il fumetto? Perchè non ci proviamo?
Magari con un numero di Black in cui viene chiesto agli autori italiani di raccontare a modo loro cosa sta succedendo in questo paese, piuttosto di cosa CI sta succedendo?

Massimo Giacon ha detto...

Argh! C'è stato un refuso, correggere "senti intorno", con " presenti intorno al lettore"

igort ha detto...

Non so, trovo che la prospettiva, messa cosi' sia davvero una cosa tutta italiana nel senso di provinciale.
Asfissiante forse. Ma davvero pensi che queste cose siano utili a qualcuno?
Di passo corto. Dopo un paio di anni cosa resta di questo approccio? Si auto-data, auto-limita.

Il grande Pazienza, come mai non si è mai davvero pubblcato all'estero? Ce lo siamo chiesti? Avete idea di come possano leggere anche solo in francia molte cose che a noi appiono "carissime" e "vicinissime"?
Certo anche loro hanno i loro provincialismi. E infatti molto del fumetto francese rimane in francia.

Io auspico che ci si apra i polmoni e si cerchi di soffiare il più lontano possibile, per portare lontano il linguaggio fumetto. lontano verso nuovi lidi di racconto.

Alcune cose di cui mi scrivete mi fanno pensare aun termine abusato anni fa. E' abusato ma rende bene l'idea: riflusso.

Non è che sentiamo la crisi della mezza età?

Engargez Vous; come diceva il capellone nasuto. Up patriots to arms.

andrea barbieri ha detto...

Be' se guardiamo in tv ci sono programmi come quello di Santoro, come il Viva l'Italia (in cui lavorava Perec), come Ballarò che fanno reportage filmati splendidi perché riescono a raccontare la vita.
Prendiamo il lavoro di Santoro sulle periferie. Oppure saltando alla letteratura prendiamo Gomorra di Saviano. O ancora ricordo di aver visto bellissimi documentari nell'ultima edizione del Bellaria film festival tutta centrata sul documentarismo (uno favoloso raccontava della vita di un equipaggio ucraino fermo nella nave sequestrata dentro il porto di Napoli da anni). In giro c'è sicuramente realtà che è grande storia da raccontare (in modo complesso, calandosi anche nella vita della gente). Su questo fronte c'è da fare e non necessariamente rimanendo nel provincialismo. Certo non è detto che il fumetto sia un linguaggio adatto a questo tipo di narrazione - reportage, non so, però ci si potrebbe pensare. Di certo occorre osmosi con altri medium, occorre tenere le antenne dritte. E poi c'è un linguaggio da inventare...

Massimo Giacon ha detto...

Grazie Andrea per il tuo contributo, è questa l'ottica a cui pensavo, ovvero non di lavorare su storie provinciali, ma su storie che raccontano la nostra contemporaneità comprensibili anche in altre latitudini.
Fellini era un grande provinciale, e ha vinto l'Oscar.
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Petri racconta un periodo, e ha vinto l'Oscar.
Raccontare in quest'ottica è un problema formale, oltre che di contenuti.
E' vero, Pazienza aveva grossi problemi a pubblicare fuori dall'Italia, perchè il suo linguaggio era intraducibile.
Parlare di attualità è interessante, la Satrapi e Joe Sacco di cosa parlano, dopotutto? Se loro parlano di Iran e di Palestina noi non possiamo parlare dell'Italia , siamo sicuri che sia un paese di cui all'estero non importa un fico secco ?
Se parliamo di datato, è un aggettivo che si può applicare a qualsiasi opera narrativa, in quanto ogni lavoro è figlio del suo tempo.
Il riflusso c'è stato alla fine degli anni '70, quando l'utopia se ne andò a farsi benedire e si cominciò a contemplare il privato. Per carità, non voglio dire che bisogna tornare alle assemblee degli anni '70 ( situazioni tra l'altro sostituite, per esempio, anche dai blog ).
Penso che cercare di dare la nostra visione dei fatti sia interessante per un lettore all'estero, come lo è per noi sentire la loro.
Io non sono un assolutista, non sto certo dicendo che TUTTO il fumetto deve andare in questa direzione, ma nemmeno che bisogna pensare per forza al grande romanzo a fumetti che resisterà nei secoli dei secoli...
Non sappiamo nemmeno se il nostro pianeta resisterà per altri 50 anni...

giordano ha detto...

"Il grande Pazienza, come mai non si è mai davvero pubblcato all'estero? Ce lo siamo chiesti? Avete idea di come possano leggere anche solo in francia molte cose che a noi appiono "carissime" e "vicinissime"?
Certo anche loro hanno i loro provincialismi. E infatti molto del fumetto francese rimane in francia."

Qui mi sembra che Igort abbia centrato il problema.
Mi chiedo solo se sia una questione che riguarda solo il mondo del fumetto o se si tratti di un problema generale del panorama artistico italiano. E' una questione che si è posto anche Marco Muller riguardo il mercato cinematografico; lui stesso ritiene infatti che il cinema italiano sia "provinciale" e poco esportabile. Per questo sta battendo nuove strade, in questo da un paio di anni sta lavorando con i registi teatrali della Lux (Delbono, Teatrino Clandestino, Raffaello Sanzio, Fanny & Alexander) perchè sviluppino a turno un progetto cinematografico; ritenendo infatti le idee e le produzioni di questi gruppi molto più esportabili delle produzioni prettamente cinematografiche. Mi chieddo allora se non sia il caso di cercare un supporto comune tra le arti più affini per uscire da questa strada chiusa.

massimo giacon ha detto...

Ah , un'ultimo appunto, non vorrei essere frainteso, quando parlo di contemporaneità intendo tutto il contemporaneo, non solo l'orticello che ci sta intorno, almeno per chi è capace di
raccontare anche altri territori, pur essendo italiano.

ausonia ha detto...
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ausonia ha detto...
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ausonia ha detto...

basta non cercare di creare, di nuovo, un vestito affascinante alla realtà.

vestire la "cosa" contemporanea con l'abito dell'inchiesta giornalistica... è evitare di mostrare l'oggi nel suo non essere affascinante.

è di nuovo aver paura di guardare in faccia la realtà contemporanea per quello che è.

igort ha detto...

Caro Ausonia mi pare confuso il tuo discorso. Io comprendo una possibile scelta estetica (l'unico esempio reale mi pare Miguel Angel Martin). Ma poi? E allora?
Vorresti sostenere che questa scelta sia somma e superiore, rispetto a una lettura poetica del reale? E' meglio un telegiornale o Pasolini per comprendere l'italia degli anni settanta?

Il senso di una lettura squallida compiaciuta è il limite stesso possibile di una strada come quella che enunci.

Ai tempi di Alter c'era un fumetto chiamato "un uomo normale" di Scrima e Foster. Un fumetto potente ma che non cambio' molto, dopotutto.

Il reale, per come lo stiamo enunciando qui in astratto è solo materia. Il reale esiste sempre. Ma è come lo si usa che porta a una lettura universale o provinciale.
Il come si guarda che segna la differenza tra un capolavoro e banale cronaca.

Quello che mi pare evidente è che si sottovaluta la natura stessa del lavoro dell'autore di fumetto.
L'autore di fumetto è un essere che lavora chiuso, in solitudine.
Ora, fare per esempio reportage a fumetti significa mettersi nei guai, avere la capacità di uscire, vedere con i propri occhi cose che accadono. Mettersi in prima linea.
In pericolo.
E' chiaro?
Il fumetto nella maggioranza dei casi è senza ossigeno perché rielaborazione continua e cannibalica degli stessi miti. Il fumetto quasi sempre parla solo di fumetto.

Essere nudi davanti al lavoro significa cercare di mettere sotto esame le pratiche, di trovare nuovi riti di scrittura, nuove modalità, personali, e verificate.

il vestito affascinante alla realtà possono essere anche i vermi che metti nei frontespizi del tuo libro. Si tratta di estetica.
Io credo che si tratti di comprendere un senso profondo del nostro fare.

Sbagliero' ma a me pare che sia molto più potente parlare sottovoce che alzare la voce.
Uscire dall'estetica del sensazionalismo per entrare in un'estetica povera e sincera.

La realtà del vuoto pneumatico è merda.

Ma io non penso che l'uomo sia merda. E quindi non solo non mi identifico con la merda che ci circonda ma addirittura ritengo etico mostrare quello che tu chiami "vestito affascinante" della realtà.

Poi ci sono molte strade possibili, ma ripeto, stiamo soloparlando in astratto e io uno come Miguel Angel Martin, non lo leggo e non lo publicherei. Perché? Perché la sua visione del mondo mi impoverisce.
E dunque non mi interessa.

Massimo Giacon ha detto...

mah, che volete che vi dica, coraggio, non lasciamoci andare al pessimismo. Passato, presente,futuro sono ugualmente ineressanti per un narratore. LE COSE SI MUOVONO QUANDO NOI STACCHIAMO LA VISTA ( Citazione dai Raffaello Sanzio).
Negli anni '70i giovani dicevano che non succedeva niente e che erano annoiati a morte.
E così negli anni '80.
E negli anni '90
E anche adesso.
Il fatto è che la realtà che viviamo fa sempre schifo ela nostalgia canaglia
ha ha

simon ha detto...

Intromissione da appassionato lettore:
"Sbagliero' ma a me pare che sia molto più potente parlare sottovoce che alzare la voce.
Uscire dall'estetica del sensazionalismo per entrare in un'estetica povera e sincera."
Credo questa frase di Igort sia estremamente importante.
Assai difficile è dar voce all'estetica sincera, nuda.
Aldilà del sensazionalismo, appunto.
E ancora: penso al grande racconto di fantascienza; la sua eccezionalità non sta, in fondo, nella capacità di affascinarci attraverso lo sguardo del futuro, specchio del presente?
E poi: "slegata dall'idea di letteratura e più legata al presente che ci sta attorno", credo sia una frase che non renda giustizia alla grande letteratura.
La letteratura sincera e nuda è legata al presente più di quanto ci dia a vedere.
E coconino è legata al presente più di quando ci dà a vedere.
Igort, Boilet, Tomine, David B., Thompson, mi affascinano; mi piace quello che raccontano, le strade che seguono, il loro vedere "dentro", il loro vedere "oltre".
Occhi in fondo del presente, e oggi vedo meglio il presente anche grazie a loro.

ausonia ha detto...

"Vorresti sostenere che questa scelta sia somma e superiore, rispetto a una lettura poetica del reale?"

no, no igort hai ragione, mi sono espresso frettolosamente. e non si capisce bene ciò che intendo.
non è una questione di superiorità, anzi. l'idea di un reportage su fatti non troppo clamorosi e eclatanti si confà abbastanza bene con la mia idea iniziale di "estetica dell'assenza di poetica". rimango di questa idea perché mi sembra potente e interessante.

ausonia ha detto...

mi spaventava un po' l'idea di vestire il fumetto da giornalismo...
perdendo di vista la forza del fumetto stessa. che è esattamente quello che dici tu.

ausonia ha detto...

sono d'accordo.

ausonia ha detto...

l'idea di far muovere l'autore a indagare sul reale contemporaneo... mi sembra semplicemente fantastica.

igort ha detto...

Una corrente fotografica, per come me la raccontava un amico fotografo scomparso purtroppo da poco, si chiamava insespressionismo. Ed era molto vicina a quello che tu teorizzi.
Il realismo, il surrealismo, futurismo o espressionismo ecc sono solo correnti artistiche, modi di interpretare la realtà, che è, ripeto, la materia prima.

Mi pare che questo sia spesso dimenticato.

Il realismo è una corrente tardo ottocentesca che prende spinta dal verismo francese.

Ora la domanda che mi pongo è questa: abbiamo bisogno di una visione del genere come panacea per curare lo sguardo opaco di molto fumetto? Puo' darsi.
Ma essere consapevoli significa sapere dove si hanno i piedi. Sapere cioè che si tratta di un "genere" letterario come un altro. Di una scelta personale per un autore.

Massimo Giacon ha detto...

"abbiamo bisogno di una visione del genere come panacea per curare lo sguardo opaco di molto fumetto?"
la risposta é ovviamente no.
Non abbiamo bisogno di nuovi dogmi.
Già 10 anni fa davano il fumetto per spacciato, dicevano che sarebbe stato sostituito dai CD Rom,dai videogiochi,dalla televisione.
Oggi i cd-rom non interessano più a nessuno, i videogiochi si ripetono da anni sempre uguali con rari sprazzi di creatività, la televisione registra grossi cali di ascolti.
E il fumetto vive, a partire dalle sue forme più semplici, usando il minimo delle tecnologie, nero su carta.
Vive grazie al materiale più economico e prezioso del mondo/ le idee.
Fuori dalle regole.

bombo! ha detto...

"l'idea di far muovere l'autore a indagare sul reale contemporaneo... mi sembra semplicemente fantastica."

vero, anche secondo me è fantastica. mentre seguivo questo dibattito non ho fatto a meno di pensare a guy delisle e a pyongyang. è sbagliato come esempio?

boris battaglia ha detto...

massimo, una piccola puntualizzazione: il cd-rom è un supporto, come la carta o la pellicola o il nastro digitale, non interessano più a nessuno perché ci sono i DVD e altra roba simile...
quello che dici per i video giochi vale per ogni forma di espressione, e sui cali d'ascolto della televisione vorrei poterti credere...

andrea barbieri ha detto...

Qualche anno fa ho letto un libro intitolato "Sotto i cieli d'Italia" (ed. Sironi) di Giulio Mozzi e Dario Voltolini.
Era fondamentalmente un libro che descriveva luoghi e paesaggi, quindi toccava una piccola porzione del reale, ed era una raccolta di "pezzi" dei due autori. Nell'introduzione Giulio Mozzi (che forse Giacon conosce essendo entrambi Padovani) spiegava il loro metodo di scrittura. Non c'era un "dogma", ma l'esatto opposto: era il luogo, l'oggetto della descrizione, a determinare la scelta di una forma per raccontarlo. Così troviamo una forma più lirica per il Delta del Po accanto a uno sguardo iperoggettivo (direi da "nuovo romanzo" francese: Alain Robbe-Grillet, Michel Butor...) per una discarica, accanto ancora a un racconto divertito del luogo "treno". Quindi diversi registri e forme, usati con rigore, formavano un'immagine complessa del luogo o paesaggio italiano. Un libro a mio parere molto bello che non ha avuto seguito.
E' pensabile un progetto del genere - anche su altri ambiti della realtà che non comportano necessariamente un lavoro di reportage rischioso - per il fumetto?
Secondo me sì. E sarebbe una frontiera.

Sparidinchiostro ha detto...

Vorresti sostenere che questa scelta sia somma e superiore, rispetto a una lettura poetica del reale? E' meglio un telegiornale o Pasolini per comprendere l'italia degli anni settanta?

Lascio questa frase all'inizio perché mi sembra contenga un concetto chiave. La mollo là un attimo. Poi ci ritono.

A me sembra che le idee di ausonia e di giacon abbiano un loro fascino (lo dico piatto: le trovo fichissime). Forse perché non le ho capite bene e quando qualcuno mi racconta un progetto in due frasi - spesso - mi lascio affascinare.
Però, là dentro mi sembra ci sia l'idea centrale che fu di "mad" e che, a detta di spiegelman, fu un motore rivoluzionario imprescindibile.
Ricordate la copertina di basil wolverton con lena la jena (è qui http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/a/a8/Mad11.png, ancora non ho imparato a inserire le immagini)?
Spiegelman dice che vedere quella copertina (che imitava la grafica di "life") metteva a nudo due verità: 1) i media ti prendono per il culo (e possono essere dileggiati a loro volta); 2) anche noi di "mad" stiamo alla stessa tavola e pasteggiamo con la tua coscienza di lettore.
Affondo le radici nel reale e lo racconto producendo oggetti che, negli anni, possono essere letti per i loro valori estetici (quindi dei testi) o per il valore storico (quindi dei documenti).

Mad non esiste più (o meglio: c'è un clone che ha risolto l'apocalisse di kurtzman in integrazione). La questione però non è solo nell'utilizzo delle corde della satira (anche se "una risata vi seppellirà" continua a essere l'unico slogan per cui marcerei). C'è un problema di narrazione del reale.

Quando Igor chiede se ci racconta di più un film di pasolini o un telegiornale, sta facendo un gioco retorico che trovo pericoloso. Perché si confondono due piani: quello del testo e quello del documento.
Faccio un esempio (e tengo Pasolini per le mani, utilizzando una bassezza retorica che dovrebbe consentirmi di nascondere il salto logico). E' uscito qualche tempo fa un fascicolo che raccoglie una rassegna stampa sull'immagine di Pasolini durante la sua vita: una selezione di cosa scrivevavo i quotidiani per raccontare e commetare la vita di PPP. E' agghiacciante. Racconta tantissimo dell'Italia di ieri e di oggi.
Il fascicolo è corredato da una serie di illustrazioni di Toccafondo. Sono foto dai giornali del tempo ritoccate a tempera con l'usuale tecnica dell'illustratore. La contemporanea presenza di quegli articoli (che sono principalmente documenti, ma che assumono la connotazione di testi con valenza anche estetica) e di quelle illustrazioni (che sono innanzi tutto testi, ma...) è dirompente. Quel fascicolo è un gioiello che sarebbe bello utilizzare anche nelle scuole.

Tutto questo per dire che a me del fatto che pazienza non sia tradotto altrove, importa pochissimo. Mi sembra sia stato un autore necessario, perché fotografava un modo di vivere e sentire dei suoi tempi (e anche dell'oggi). E lo raccontava anche a chi - come me - viveva lontanissimo dal centro dell'impero e dai temi sociali che toccava (sono scresciuto in un posto così periferico che neanche i pusher ci si avventuravano). Sono onvinto che un intellettuale debba sempre essere assolutamene contemporaneo a se stesso. E mi sembra che Pazienza lo fosse. L'idea di opposizione dualistica tra "fotografia del reale" e "rilettura poetica" mi appare poco proficua. In alcuni casi, addirittura pericolosa.

Mi rendo conto di andare lungo (come al solito) e di aver buttato in giro un po' di concetti poco concreti.
Mi lancio in alcuni esempi (ma nel prox commento... nella migliore tradizione della serialità, chiudo con un cliffhanger).

Ciao
P.

Nanni ha detto...

Io sono d'accordo con Giacon (ma le puntualizzazioni di boris sono giuste).
Capisco l'idea di una linea editoriale ben precisa, visto che si parlava di una rivista, ma il pensiero di "far muovere l'autore" mi lascia quantomeno perplesso.
Forse sarebbe il caso, Igort, che chiarissi un po' la qualità delle tue "intrusioni" nel lavoro degli autori italiani che pubblichi. Ho come l'impressione che quest'idea di "muovere l'autore" nasca da un malinteso.

Poi per Bombo!
Probabilmente l'esempio che citi è calzante, ma si potrebbe anche dire questo: vedi qualche autore in giro che con i propri (anche piccoli) mezzi non si riproponga di "indagare sul reale contemporaneo"? Secondo me è un'aspirazione piuttosto diffusa. Poi si può discutere sui risultati, ma il concetto in sè non mi pare nulla di così sorprendente. Qualcuno aveva fatto l'esempio della fantascienza, mi pare.

con affetto, of course

bombo! ha detto...

Per Nanni,
Beh si, è vero. Ci sono tantissimi tentativi di questo tipo. L'idea però è "soprendente" proprio perchè include il "far muovere l'autore" e la cosa mi incuriosisce.

ausonia ha detto...

premesso che paragonare il giornalismo (telegiornale) a pasolini si possa fare solo tenendo conto di coa sia il giornalismo oggi.
e il giornalismo oggi è tutto tranne che una visione del reale. per certi versi, purtroppo, è molto creativo, poco obiettivo e adopera una poetica anch'esso. una poetica molto discutibile che si basa sull'intrattenimento.
ci sono anche eccezioni, ovviamente.
ma le eccezioni non modificano, purtroppo, lo stato in cui si trtova il giornalismo adesso.

se si parla invece di giornalismo vero, allora mi viene in mente "un paese" di zavattini. un libro bellissimo con foto di Paul Strand. un libro che raccontava l'italia meglio di pasolini.

igort: "Ora la domanda che mi pongo è questa: abbiamo bisogno di una visione del genere come panacea per curare lo sguardo opaco di molto fumetto? Puo' darsi."

giacon: "la risposta é ovviamente no.
Non abbiamo bisogno di nuovi dogmi."

ma sì. io ne avrei bisogno, invece.
nessun dogma. è solo un progetto a sé, un libro, unma rivista. non un tentativo di mettere in discussione il fumetto che si fa già.
sarebbe solo un'altra proposta. amplierebbe ancora le possibilità del racconto.

ausonia ha detto...

e intendevo proprio questo dicendo che da lettore: mi piacerebbe trovare in coconino una proposta (fra le altre) un po' meno coconino.

andrea barbieri ha detto...

Scusate, e provare a fare qualcosa in rete (= costo zero a parte il tempo per disegnare)?

Gianluca Costantini ha detto...

Scusate, non mi ero ancora intromesso in quest’argomento, che credo di conoscere bene visto che lo studio da almeno una decina di anni. La cosa che mi sembra più strana in questo piccolo dibattito è che lo spunto sia partito proprio da 2 autori (Ausonia e Giacon) che del fumetto di realtà (politico, sociale) non ne fanno, la mia riposta più stronza sarebbe “non lo fanno ma ne avrebbero voglia, ma nessuno li paga per farlo”, la più buona “non lo fanno perché non c’è il veicolo – rivista – per pubblicarla”. Conoscendo il lavoro di Igort (i suoi fumetti e la sua linea editoriale) mi sembra proprio che non sia una cosa che gli interessa, per esempio il suo reportage da Parigi uscito su XL era abbastanza scontato se visto nel “movimento” politico a fumetti (cioè di chi lavora in questo ambito) – scusa la critica feroce.
Dico politico perché la parola “politica” non viene mai usata nel mondo fumettistico italiano, sei di destra di sinistra, sei radicale? Sei anarchico? Non si sa… Se si vuole fare una rivista che parli dell’Italia devi anche presentarti con un manifesto politico se no sei qualunquista. Bisogna essere un gruppo che rischia, perché come dice Igort fare il fumettista-reporter è pericoloso e molto. WW3 forse la rivista politica più famosa a fumetti rischia grosso, cariche della polizia, sequestro dei numeri pubblicati. Le Man una rivista di satira che esce in Turchia viene assediata spesso in redazione dalla polizia, gli hanno tolto i passaporti. Joe Sacco va in trincea con i Marines americani, voi ci andreste? Tu Ausonia hai mai pensato di andarci? Penso che prima di farlo oppure di mettersi in un “gioco” così bisogna essere molto preparati. Non si può parlare della Palestina senza conoscere la storia del popolo palestinese nei dettagli senza conoscere la storia del popolo ebraico nei dettagli. Se lo fai e non conosci chi non fa parte del mondo del fumetto ti divora in breve tempo. Scusate la lunghezza e scusate se sono stato così critico.
ps non voglio scatenare nessuna polemica solo discuterne insieme.

ausonia ha detto...

per nanni:

"vedi qualche autore in giro che con i propri (anche piccoli) mezzi non si riproponga di "indagare sul reale contemporaneo"? Secondo me è un'aspirazione piuttosto diffusa."

è vero. hai ragione. io partivo dall'idea di indagare sul contemporaneo in modo non letterario. senza personaggi da inventare. personalità e sequenze da "costruire". uscire di casa e raccontare ciò che sta fuori.
per certi versi mi vengono in mente i resoconti che faceva igort dalla francia. non era giornalismo, era fare fumetto senza poesia. ma con lucidità. evitando l'idea baricchiana... che invece è molto diffusa in molto fumetto d'autore. rischiando, in dei casi, di non raccontare nulla ma di raccontarlo molto bene.
la sfida se vuoi sta proprio nell'emozionare il lettore partendo dal raccontare senza trucchetti narrativi. senza colpi di scena clamorosi. senza fare i fighi.
è avere il coraggio di evitare qualsiasi forma di vanità nell'espreimersi.
una bella sfida. mi pare.

BEN ha detto...

mi piace coconino, mi piacciono le storie che pubblica e racconta, mi piaciono i formati, mi piace che ha un prezzo abbordabile. Il resto dei vari discorsi è aria fritta.
mi piaciono anche altri editori.
penso che siano polemiche inutili.

grazie igort delle storie che raccontate attraverso coconino
(grazie anche agli altri, si intende, ma sarebbe stupido ringraziare gino per la cena a casadi antonio)

ciao a tutti

ausonia ha detto...

costantini: ho guadagnato 2000 euro per fare pinocchio. questo per dire che non sono i soldi il motore delle mie scelte. forse scambi pavesio per la disney. :)
e direi che "non ci sono spazi su cui far politica" sia la tua risposta migliore.

vedi... si può fare politica su più livelli. il contemporaneo ha in sé cose gravi (quanto la guerra in palestina) di cui però nessuno parla. cose, forse meno clamorose, ma che vanno comunque ad intaccare la dignità e la libertà delle persone. cose più sottili. più nascoste.
e non ho bisogno di viaggiare molto per trovarle. e il fatto che mi siano così vicine non le rende comunque provinciali. perché le cose di cui soffro io o te sono le stesse che riguardano i francesi, i giapponesi e i newyorkesi. vediamo se ti viene in mente a cosa mi sto riferendo. vediamo se le vedi...
vediamo se sono meno interessanti della guerra in iraq.

Gianluca Costantini ha detto...

Caro Ausonia,
non alterarti non ti ho dato del provinciale. 2000 euro in questo momento in Italia per fare un libro a fumetti sono comunque un sacco di soldi. Ma ribadisco non ti do del provinciale. Raccontare le cose che succedono sotto casa tua è difficilissimo e mi auguro che tu ci riesca. Magari. Dipende se ti interessa parlare di quanto costa una scheda del telefonino oppure se racconti di violenze oppure se voti il partito x e vuoi convincere gli altri mediante il fumetto ad essere delle tue idee. Ma non mi fare esempi come sotto casa mia succedono cose più interessanti che in Iraq. E' una brutta frase prima di tutto perchè l'Iraq non è "interessante" è un massacro in cui sei coinvolto tu e chi abita sotto casa tua non è importante che ci vivi. Idem prova a parlare di Palestina al bar sotto casa ad alta voce e vediamo se la gente non è coinvolta in questa cosa. Quelli sono argomenti globali in cui noi tutti siamo coinvolti e anche colpevoli. Colpevoli del silenzio. Non stiamo parlando delle cose di cui soffro io oppure le pene della tua anima. Per parlare di questo fai storie che parlano di questo, ma di questo già si parla e disegna. Mi sembrava che il discorso riguardasse il parlare della società. Se mi sono sbagliato taccio per sempre.

ausonia ha detto...

costantini.
non hai capito. e allo stesso tempo ai capito perché le cose che di ci sono esattamente quelle che sottintendevo io.
mi spiego:

l'iraq non è cosa avulsa da noi, proprio perché ci sono anche degli italiani che sparano in quel paese. allora perché non indagare sulle ragioni italiane che inducono il nostro paese a partecipare a quel massacro?
la guerra è il raggiungimento di una scelta orribile.
ma le ragioni di quella scelta non sono in iraq ma dietro casa mia. qui.
in italia.
e non è interessante indagare sul motivo che porta un paese ad andare in iraq?
e ti potrei fare ancora mille esempi di questo tipo.
in realtà stiamo dicendo cose davvero simili senza che te ne accorgi.

Gianluca Costantini ha detto...

Credo di aver capito quello che dici, avevo fraintesto. E' una visione molto interessante. Mi piacerebbe vedere degli esempi disegnati. Anchio avevo pensato di fare una rivista che parli sono di problemi sociali italiani e internazionali. Stavo anche spostando la linea di inguineMAH!gazine e abbiamo pubblicato alcune cose in questo senso. Ma ti assicurò che è veramente difficile trovare autori italiani che riescano a parlare di questi argomenti senza cadere nel ridicolo oppure di fare lavori mediocri. Ma magari ne parliamo via email che stiamo occupando il blog di Igort con una nostra discussione personale...

ausonia ha detto...

no, no gianluca, non è una nostra discussione, stiamo parlando proprio di questo da due giorni qui a casa di igort.
continuiamo a farlo... rimani qui.

massimo giacon ha detto...

Ehm,
Igort aggiungi una nuova pagina al blog, per carità!
Ci stiamo inerpicando su argomenti complessi, che richiedono riflessioni articolate, e non vorrei abusare dello spazio di un blog personale.
Il mio sasso nello stagno partiva da una riflessione umile, ovvero che sarebbe stato un progetto interessante collaborare con dei giornalisti inventando una rivista che parlasse dell'attualità. Non si tratta di fare giornalismo, nè di creare un movimento politico, ma un'idea di partenza tutta da discutere, tutta da inventare, magari stabilendo delle direttive, degli obbiettivi, e sicuramente non annoiando i lettori.
Ritornando agli esempi degli autori di un certo cinema italiano : non occorre andare in trincea per raccontare storie convincenti, commoventi e utili per capire i tempi in cui viviamo. In ogni caso rischiare in prima persona o documentarsi da casa è una scelta che dipende dall'autore stesso,non credo influenzi la qualità del lavoro.
Il fumetto non è nemmeno un articolo di fondo, nè un saggio sociologico.
La formula del libro infatti
Io non ho affrontato mai questi argomenti perchè non ne ho mai avuto l'opportunità, ma non vuol dire che non mi interesserebbe provarci.
Concordo con Gianluca che a questo punto però sarebbe meglio parlarne tra noi, e lasciare Igort un pò in pace.

bombo! ha detto...

Asuonia disse:
"è vero. hai ragione. io partivo dall'idea di indagare sul contemporaneo in modo non letterario. senza personaggi da inventare. personalità e sequenze da "costruire". uscire di casa e raccontare ciò che sta fuori."

Adesso sono convintissimo che l'esempio Guy Delisle sia più che giusto.

bombo! ha detto...

Ausonia e non Asuonia... scusami.

igort ha detto...

Trovo molta confusione e voglia di dire cose. OK va bene, parliamo. Mi piacciono i dibattiti. Ma ha ragione Andrea Barbieri. Lo spazio per fare i fumetti che dite c'è, anche solo in rete. Volete farmi vedere quello di cui parlate?
Le critiche feroci di Gianluca sono davvero apprezzate. Ma io non metto etichette al mio lavoro. Per me fare i fumetti come li faccio è un gesto politico. Fare i fumetti disegnando un carro armato e scriverci sotto political comics non lo è. Questione di vedute, di modo di concepire. Non ci credo alle etichette, scusatemi. Ma le trovo quelle che sono, etichette appunto, e quando compro un abito cosa faccio? Le taglio le etichette, mi interessa l'abito.
A me interessa parlare della vita, se prendo la forma del racconto quotidiano o del racconto di genere poco importa. Mie scelte. Chi ci sta mi segue. Punto.
Il realismo, l'ho detto e ripetuto; è un genere. Il reportage pure. La profondità dell'elaborazione non la desumo dalla scelta del genere ma dalla verità dello sguardo, dalla sincerità, dalla profondità. Quindi credo che stiamo girando in tondo per dire cose che sono anche state dette e bene. Vogliamo cose diverse e nuove? Benissimo, Costantini fa l'editore. La rete è editore in sé. Non chiedete alla coconino di essere meno coconino, non ha senso. C'è spazio per tutti, fate. Come lettore non chiedo di meglio che essere toccato nel profondo, sconvolto, commosso. Non so come dirvelo.
Ma un dibattito non puo' protarsi all'infinito su semplici teorie. Sono i libri quelli che attestano se una teoria (ma io perferisco chiamarla visione) è valida o meno. Tutto il resto, come diceva Hem, sono balle.

ausonia ha detto...

Vabbè, scusa del disturbo allora.
e delle balle, anche.

zelfoz ha detto...

credo che igort abbia centrato il punto. nel nostro mestiere contano non le parole ma le opere, se qualcuno ha voglia di raccontare la realtà, molto semplicemente lo fa.non è un caso che in italia il migliore in questo campo oggi, Gipi, molto produca e poco parli.
per quanto mi riguarda cerco di raccontare la realtà da quando ho preso per la prima volta la matita in mano per disegnare un fumetto e vi assicuro che non è una posizione che renda molti allori. in un mondo autoreferenziale come quello dei comics chi guarda fuori dalla finestra e non si cura molto del proprio ruolo autoriale viene considerato un pò un alieno, che non si sa bene su quale mensola posizionare.
d'altra parte mi diverte molto vedere oggi Massimo Giacon,dedito da sempre a un sublime cazzeggio pop, che scopre l'urgenza del comic-giornalismo. forse sarà l'età che comincia a picchiare in testa, ma meglio tardi che mai.
invece credo che bisognerebbe porsi seriamente una questione.
la mia generazione (quella che ha iniziato a pubblicare attorno al 77) ha avuto la fortuna di arrivare ai comics da esperienze altre, la politica, la musica, il teatro.avevamo potuto godere della prossimità al fumetto di figure di confine come Copi e Topor, di personaggi come Gandini che finanziava i fotoromanzi di Jerome Savary su Alì Baba. Cosi' siamo arrivati in scena scontrandoci con i vecchi collezionisti di Cino e Franco maniaci del fumetto-fumetto e li abbiamo messi in un angolo aprendo le finestre sul mondo esterno (non a caso eravamo tutti innamorati di Munoz). ora, dopo trent'anni,il comic d'autore italiano è riuscito sopravvivere a un ciclo terribile di calo del pubblico e delle vendite inventando una nuova figura di autore, non più creatore di rapidi schizzi quotidiani, ma costruttore di romanzi complessi e con un ruolo più vicino a quello dello scrittore che del cartoonist di un tempo.
questo è stato un passaggio importantissimo, ma il rischio quello di chiudersi in una nuova logica di fumetto-fumetto, di autori di piccolo culto per un piccolo pubblico.ricordiamoci sempre che nella nostra editoria la gara a chi vende di meno è tra il fumetto d'autore e la poesia. con tutto l'amore per la poesia, vorrei uscire da questa nobile competizione. invece bisogna assolutamente pensare in grande,creare storie che possano entrare negli occhi di un pubblico vasto, toccare temi profondi, inventare linguaggi che non siano comodi e confortevoli.
da questo punto di vista ora si tratta di continuare ognuno con le proprie forze il grande lavoro che ha fatto Coconino diffondendo con Repubblica ottime cose del fumetto contemporaneo a una larga platea.
perchè ora là fuori ci sono nuovi lettori che hanno voglia di nuove storie all'altezza di quelle che hanno
appena lette. bè, facciamole.

Massimo Giacon ha detto...

hmmmm,
veramente sento la voglia di leggere, più che di fare, tutto sommato sto ancora pop-cazzeggiando, e poi devo finire il mio libro per Coconino, se interesserà ancora (ed é tutto tranne che legato all'attualità realistica),a meno che non mollo tutto e mi dedico a un nuovo progetto...
Chi lo sa?
ci vediamo nei fumetti

BEN ha detto...

...Tutto il resto, come diceva Hem, sono balle.... scusa igort, ma se con Hem intendevi me(che però sono Ben e non Hem (e non mi pare abbia postato nessun Hem o la stanchezza mi rende orbo...;-) )) , per quanto ho scritto nel mio sperduto post, volevo precisare una cosa, dato che la bufera tira e il mare schiuma ...io nn intendevo che il resto sono balle nel senso cazzate, cose non vere, dicevo solo che secondo me sono considerazioni che lasciano un po il tempo che trovano al lettore che cerca storie....nel senso...se voglio un leggere un certo tipo di storie che so possono appartenere alla linea editoriale coconino, compro coconino o altri editori che mi raccontino quel genere di storie...e chiaramente le storie me le racconta l'autore e non la casa editrice...se gipi pubblicasse per pinco pallino, non sarebbe più gipi ????
e poi, sarebbe come chiedere a klein di lavorare con il verde perchè il blu non ci va più...semplicemente cercherei altro...forse mi sono spiegato male...
...perchè non raccontare invece di litigare ???
ciao
BEN

Gianluca Costantini ha detto...

Caro Igort,
il mio progetto Political Comics è ben più articolato di quello che dici non è un semplice carro armato. Ma non starò qui a spiegartelo. Ti dico solo che il mio lavoro entra nella gente e questo è importante per me, lo faccio gratuitamente ed è arrivato ormai alle 400 pagine realizzate. Parla alla gente questo è importante, se poi tu lo etichetti come non-fumetto, questa è un'altra questione. Comunque la mia riposta è:
Vabbè, scusa del disturbo allora.
e delle balle, anche.

igort ha detto...

Cari, Hem è Hemingway.

E' necessario che il dibattito sia concreto. Che porti a NUOVE NARRAZIONI.
Altrimenti è solo libero volo pindarico.

Reagiamo con un'atteggiamento più maturo di quello di un treenne. OK?

ausonia ha detto...

io credo nei luoghi d'incontro.
non c'è solo la produzione.
il disegnare e lo scrivere il prodotto libro.
c'è anche il confronto.
un tempo c'erano i caffè.
adesso ci sono (anche) i blog. che volendo sono luoghi non provinciali, visto che sono aperti ad interventi provenienti da autori di tutto il mondo.

igort, hai detto: "Ma un dibattito non puo' protarsi all'infinito su semplici teorie. Sono i libri quelli che attestano se una teoria (ma io perferisco chiamarla visione) è valida o meno. Tutto il resto, come diceva Hem, sono balle."

a me la cultura del fare, fare, fare. sta altamente sul cazzo.

a me piace e interessa il pensare. il pensare non è volo pindarico, attenzione. guai a crederlo.
è un modo sano di "preparare" il "fare".

in questi giorni è stato interessante ascoltare giacon, barbieri e tutti gli altri. nessuno escluso. ascoltare visioni personali su un tema non da poco.

igort, hai detto: "In teoria siamo tutti disponibili a leggere le cose geniali che si potrebbero (sempre in teoria fare) ma, avete dato uno sguardo agli stand della fiera di lucca?
Dire che regnava il deserto dele idee è poco."

bene. qui c'era tutto tranne che il deserto delle idee. qui si mettevano a confronto idee. idee vere. ma evidentemente non è stato apprezzato.

io credo nei luoghi d'incontro.
e forse questo blog non lo è.
non mi va che nessuno scambi le idee per balle. hem compreso.
questi per me sono atteggiamenti da treenne.

tolgo il disturbo.

massimo giacon ha detto...

le pernacchie allora cosa sono? Fine umorismo? Ha ha ha ( scusa ma il battibecco è troppo divertente).
caro Igort,
ho letto il tuo libro, un libro ricco di spunti, di idee, anche di contraddiizioni, come è giusto che sia, d'altra parte è anche una raccolta di cose scritte con diverse datazioni. Non mi sembra comunque che lì dentro ci sia un'idea poi così precisa e definita di cosa sia oggi raccontare a fumetti, ma perchè poi bisogna averla?
Alla fine si prova, con modestia a trovare dei metodi, a esplorare strade che forse si riveleranno sbagliate, magari con esperimenti che sembrano fini a sè stessi.Il compito dell'editor è quello di vedere se c'è qualcosa di buono e di indirizzarlo alla migliore riuscita del lavoro, cercando che la cosa pubblicata non sia un bagno di sangue per le finanze.
Lavorare nel design mi ha insegnato il valore del progetto, ma anche l'apertura all'ascolto.
Io invidio a volte le tue sicurezze granitiche, ma mi sento più come Hokusai, che a 80 anni diceva che forse aveva imparato a disegnare qualcosa( diciamo che mi riconosco nella frase, certo non sono un genio e un filosofo del disegno come lui).

cristina&fausto ha detto...

Un breve commento in merito alla "polemica" Igort-Costantini: a noi pare che le due posizioni siano compatibilissime, fermo restando che l'artista, con la sua sensibilità, viene prima dell'opera. Dunque, per Costantini o Joe Sacco, o Raùl (un grande artista del fumetto: per chi non lo conoscesse, ci sarà presto una sua mostra alla galleria Mirada di ravenna), come per lo Spiegelman di Maus, per non fare che i primi nomi che ci vengono in mente, si tratta di esprimere artisticamente contenuti imemdiatamente politici; in altri casi, resta valido il detto di Brodskj: l'unico compito politico del poeta è quello di scrivere bene... Operazioni "programmatiche" come quelle di becco giallo, invece non ci convincono; l'arte "politica" ci sembra debba essere qualcosa di ben diverso dalla banale "cronaca a fumetti".

andrea barbieri ha detto...

Uhm, Ausonia, a me non pare che Igort abbia detto che il tuo discorso è una balla, non l'ha nemmeno snobbato, ha detto soltanto che è meglio partire da qualcosa di concreto.
Il "fare" ti permette due cose: tenere i piedi per terra e rendere comprensibile ad altri la tua "visione" in modo da ragionarci su.
Ovvio che Igort ci ha il suo carattere e ti dice le cose in modo provocatorio, però non abboccare, ti mette solo alla prova (se tutti quelli che ha minacciato di polverizzargli gli attributi in caso di disegno malfatto smettessero di rivolgergli la parola, parlerebbe meno di un pesce! :-).
E poi pensa cosa hai trovato qui:
1. un editore che ti sta a sentire e ti chiede di fargli vedere qualcosa;
2. Giacon che interviene entusiasta per dire che aveva un progetto simile;
3. Costantini che interviene per dirti che anche lui ha un progetto simile ma orientato sulla politica.

Insomma, Auso, ho visto che in quattro e quattr'otto hai messo su un sito in cui caricavi le tavole di un tuo progetto man mano che le facevi, non sei certo uno contro il "fare". E allora, cavoli, provaci, vedrai che altri ti seguiranno.

ausonia ha detto...

grazie andrea, lo so... figurati.
è che sto lavorando come un pazzo in questi giorni. sto gobbo sulla scrivania da due settimane di fila senza staccare... questa cosa mi rende un po' nervoso e traviso le cose. perdonatemi.
io e igort ci vogliamo bene, è che abbiamo tutti e due un bel caratterino! :)

warramunga ha detto...

Ehi Igort, ma è possibile che un'uscita editoriale prendi questa piega? Credo che esprimere le proprie opinioni, ciascuno con il proprio stile, non può che fare bene a questo spazio, ma mi sembra che il discorso-polemica sia decontestualizzato. Mi spiego: apro il blog per avere notizie, critiche, commenti sul tuo nuovo ed atteso volume, ed invece trovo altri discorsi... Vabbè la buona notizia, c'è e rimane...indelebile...è uscito un libro che pensavo di dover leggere il prossimo anno ed invece eccolo qua. Grazie Igort. Corro subito a cercarlo e spero di trovare in futuro spunti critici e chiavi di lettura su questo.

igort ha detto...

Grazie per queste tue parole, ma il libro è appena nato e molti non lo hanno ancora letto.

Almeno credo.

Il dibattito fa bene al fumetto.

Almeno credo.

warramunga ha detto...

Giusto...credi bene... in entrambi i casi. Ieri non sono riuscito a trovare il libro...ma oggi...mi sento fortunato. Al dopo-lettura.

warramunga ha detto...
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