21 febbraio 2006

anche stanotte



Anche stanotte faccio le 3. In cuffia il Tom Waits di Alice. Frattanto ritocco le tavole che dopodomani andranno in stampa. Con la calma che il tempo speso sulla sedia mi ha insegnato ad assaporare.
Ieri visto "Lucia y el sexo", film deludente di Julio Medem che mi aveva folgorato per "gli amanti del circolo polare".
Ho ripreso a disegnare il libro che sto facendo con Massimo Carlotto. Un'altra bicromia, con sottofondo di matita. Mi piace cambiare.
Comperato all'aeroporto, per caso, Romanzo Criminale di De Cataldo. Parte in quarta. Scrittura secca, piena di punti e di frasi brevi.
I like it.
Tiro fuori gli acquerelli. Ho in mente atmosfere notturne ed estive. Forse perchè Parigi è tanto fredda di febbraio.
Tra una decina di giorni Napoli.
Viaggio e mentre mi sposto penso ad altri luoghi, altre stagioni.

7 commenti:

andrea barbieri ha detto...

In un libro straordinario "Il porto di Toledo" Napoli è trasfigurata in una Toledo visionaria, quella del Greco. Il libro è di Anna Maria Ortese, ora tra i capolavori della letteratura italiana, ma la Ortese visse sempre miseramente, e in vecchiaia le fu concesso il sussidio della legge Bacchelli (solo alla fine della vita ebbe successo di vendite col Cardillo addolorato).

igort ha detto...

Musica: uno dei grandi equivoci di Valvoline fu quello di credere che, dato che si ascoltava la musica nuova dell'epoca (new wave, punk, e post punk) si parlava a un'audience che voleva leggere l'equivalente in disegno di quanto ascoltava (come per esempio accadeva in frrancia con metal e bazooka).
Ricordo lo shock nel constatare che invece moltissimi "adepti della nuova ondata musicale" avevano in fatto di fumetto e letture in genere, dei gusti assai più tradizionali. E' stato il caso di schizofrenia collettiva più evidente cui ho mai assistito.

andrea barbieri ha detto...

Mi pare che nel periodo di Valvoline, a Bologna si muovesse parecchio anche l'arte figurativa: Barilli e l'Alinovi come critici, Jori, Zucchini, Ontani, Benuzzi. Era un bel clima penso.

sten ha detto...

Beh, io all’epoca ero ancora troppo giovane e non conosco nulla delle schizofrenie collettive di quel periodo. Però ho fatto giusto in tempo ad appassionarmi a quella musica, e quando pochissimi anni dopo ho scoperto cosa avevate fatto voi di Valvoline, sono rimasto subito affascinato da quel tipo di immaginario e quelle atmosfere che mi ricordavano tanto la musica che ascoltavo.
Visto da lontano, sembrava un’altro bell’esempio di come le energie creative di quel periodo fossero forti, e fortemente orientate in qualcosa che tutti condividevano. Penso anche alla moda, al design…
Ma forse a guardare da lontano si idealizza un po’ troppo, e standoci dentro le cose sono diverse

igort ha detto...

Beh, senza voler fare i reduci a tutti i costi direi che è stato un periodo importante. A mio avviso anche adesso stiamo vivendo una fase importante. Piena di proposte e di talenti, ma con coordinate differenti, temperature e intenzioni diverse di allora.
In quel periodo si era creata una connessione vera tra l'italia e il resto del mondo. Uno di quei rari momenti in cui senti che si fa parte di una stessa tribu' e si procede verso un fine comune, che era poi quello del rinnovamento del linguaggio, una cosa chiara a tutti o quasi. A Bologna, città nella quale vivevo, per esempio c'era l'italian records e si facevano cose bellissime. C'erano musicisti di alto livello e molti di questi gruppi venivano prodotti dai guru della musica alternativa mondiale.
I bolognesissimi "surprize" erano prodotti dal bassista dei "new order" e dal trombettista di "a certain ratio", come pure gli "hi-fi brothers" che erano prodotti da Arto Lindsay, o i "central unit" dai "tuxedo moon".
In quel clima si creavano unioni molto forti tra teatro e narrazione a fumetti, si pensava a creazione di nuovi tipi di spettacolarità. Stimolati da spettacoli impressionanti come quelli dei "Residents" o "Devo".

Si parlava un linguaggio "artistico" e ci si poneva domande sulla comunicazione e sull'intreccio dei linguaggi più di quanto non lo si faccia oggi, che forse siamo in un periodo più simile agli anni settanta.
Parlo per semplificazioni eccessive forse. Non è semplice fare una sintesi di un decennio.

La cosa che ricordo con piacere era comunque che ci si trovava tutti, anche quelli che facevano cose molto diverse, da Tondelli a noi di valvoline, a Ontani ai Raffaello Sanzio, a progettare.
Questo humus veniva stimolato e coltivato da Roberto Daolio, che è stato un grande fratello e consigliere, a Francesca Alinovi, che organizzo una mostra faro per l'epoca, invitando numerosi autori di fumetti, insieme ai graffitisti e altri artisti del luogo, a Barilli che aveva mezzi e li usava per verificare quanto si produceva.
C'era anche Mariuccia Casadio, che sarebbe diventata una mia amica, che faceva il critico d'arte. Lei aveva un modo molto bello di leggere i lavori, molto colto.
Sarebbe poi diventata direttrice di Interview, la mitica rivista creata da Warhol.
Lei conosceva poersonalmente, già da molti anni, Arto Arto Lindsay, Amos Poe, Jim Jarmush e molti della scena indipendente neworkese.
Io sono cresciuto in quell'ambiente, tutto sembrava possibile. Ogni giorno si varavano progetti e idee differenti, anche di gruppo. Ed era una sensazione molto rinfrancante, quella nella quale si poteva realizzare cose nuove e sembrava che ci fosse un pubblico attento e disponibile.

Poi, nel mondo del fumetto, come ovvio, fioccarono le polemiche. I sostenitori "dell'avventura, quella vera", amanti di Pratt e Micheluzzi si sentivano oltraggiati da Valvoline. A questo aggiungete che noi eravamo degli stronzetti di ventitre anni e il gioco e fatto. Più quelli si irritavano e più noi ci si divertiva.

Certo che leggendo in questo periodo le inutili polemiche in diversi blog, il mondo del fumetto non sembra cambiato. Si ha l'impressione che siamo condannati a questa eterna adolescenza; puerili a vita.
Sconfortante.
Spero di sbagliarmi.

andrea barbieri ha detto...

Ma Igort l'eterna adolescenza c'è dappertutto e forse più che nel fumetto! In questi anni l'Italia intellettualmente, a mio ipermodesto parere, ha fatto dei passi indietro giganteschi. Eppure, nonostante tutto, sono nate alcune opere d'arte molto buone, tantissime proprio nel fumetto. Per fare un solo esempio "Il Re Bianco" è un lavoro straordinario: molto sentito, in dialogo con la letteratura, graficamente sarà tradizionale, ma Toffolo sperimenta così tanto nella narrazione che alla fine i disegni fanno il loro dovere.
Cose così fanno un bel salto oltre le beghe della rete e atterrano nel posto giusto.

Anonimo ha detto...

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