14 aprile 2006

inside



Ho visto inside man, ultima narrazione filmica di spike lee. Belllo e solido. Ma a parte un'idea interessante il film è un totale remake di dog day afternoon. Ci sono intere dinamiche e scene (l'uomo che soffre di cuore che viene liberato per primo e che i poliziotti scambiano per un rapinatore, per dirne una. Il rapinatore atterrato mettendo in pericolo tutti gli ostaggi e il complice che lo salva in extremis ecc).

Il riferimento è quell'equilibro anni 70 in cui i personaggi erano servi di scena del genere ma esistevano come personaggi e non solo come pupazzi.
Negli anni settanta comunque l'humanitas era molto più potente. sembra che la visione anestetizzata di oggi renda quasi impossibile la creazione di personaggi veramente complessi. in questo, per la sua povertà, il fumetto ha una assoluta maggiore libertà. e chances molto forti.

98 commenti:

Anonimo ha detto...

Bello, a me è piaciuto moltissimo. Sopratutto il colpo di scena finale. non avevo mai visto un film cosi' sorprendente. Parlo dei film di azione, sembra un film diverso da quelli che si producono adesso.

Oohya

igort ha detto...

Caro Oohya,
una regola d'oro della sceneggiatura stando a McKee, che è un decano della materia, è un buon finale. "Trova un buon finale e hai metà del film", dice McKee.
Io condivido questa idea e condivido che il finale del film di Spike Lee è un bel finale, in cui tutte le cose sembrano tornare e ci sono anche delle piccole controchiuse che fanno sorridere me spettatore (il brillante in tasca del poliziotto, per es.).
Pero' più passano i giorni e più mi accorgo che dei personaggi non mi è rimasto molto. Sono "servi di scena" di un bel meccanismo. Ma i film degli anni settanta, cui Spike dice di essersi inspirato, sono altra cosa. Il dramma di Fredo nel padrino è un dramma shakespiriano per potenza e profondità, il Sonny di dog day afternoon è un personaggio ricco, sfaccettato e umano. Non certo un servo di scena.
Hollywood sembra aver paura del lato umano, sembra che l'azione sia più rassicurante. Come se fossimo tutti teen ager e avessimo bisogno di cazzotti e esplosioni.
Ma il film è molto sensuale, girato bene, e i montaggi analitici sui palazzi di new york al principio sono davvero belli.

Anonimo ha detto...

cosa intendi con :
"in questo, per la sua povertà, il fumetto ha una assoluta maggiore libertà. e chances molto forti."

Loopguru

igort ha detto...

Fare fumetti costa poco, possiamo perfino autoprodurceli oggi, e non abbiamo bisogno di attori, scenografi, operatori , costumisti ecc. Una forma di libertà (la povertà appunto) che non ha nulla a che vedere ovviamente con povertà espressiva.
E' un mezzo economico e potenzialmente molto libero.

Sfruttiamo questa caratteristica!

perec ha detto...

fare fumetti ti permette di dare ai personaggi quello spessore che nessuno ti chiede più, quando scrivi un film. quando parli di fredo, e credo come te che sia molto molto bardico, parli di un personaggio che è fatto anche di particolari, sui quali la regia indugia, che gli altri personaggi sono diretti a cogliere (perché la camera segue il loro sguardo mentre notano il tremore delle mani di fredo, mentre fuma una sigaretta...) perché il regista sa cosa farsene, di quel che lo sceneggiatore (che ha avuto tempo per scrivere, che ha cercato nel già scritto qualcosa di originale, qualcosa che lui potesse raccotnare in modo originale, e che non è stato costretto a fare un instant movie perché "sai, questo è il mercato") ha piantato. facci caso, i personaggi dei film sono piatti. e il fumetto, è vero, ti permette la tridimensionalità che stiamo perdendo. ci sto facendo un pensierino. chi l'avrebbe mai detto...
mi piace il tuo lavoro.

igort ha detto...

Cara Perec,

il cinema puo' essere complesso come il fumetto, non credo sia una questione di genere quanto di atteggiamento, come ti stessa suggerisci. Certo, fa orrore pensare che adesso stiamo abbassando il tiro.
Film belli e complessi recenti? Big Lebowsky, l'uomo che non c'era, dei fratelli coen. Il ladro di orchidee(tranne la fine) di Spike Jonze, Central do Brasil, molto bello (regia di Walter Salles).
In questi film ci sono personaggi complessi.
E stiamo parlando di roba fatta sei, otto anni fa.

Se penso a un fumetto recente con bei personaggi, sono pieno di cose da proporre.
Forse ha ragione Fofi quando dice che nel fumetto (anche italiano) si trova quello che non si trova nella letteratura o nel cinema.

p.s.
mi fa piacere che ti piaccia il mio lavoro. Tu cosa fai? Scrivi? Disegni?

Peso Del Martello ha detto...

mmH..questo film non l'ho visto,ma a proposito di tridimensionalità dei personaggi mi viene in mente Buffalo '66,che secondo me da quel punto di vista è perfetto..i due protagonisti principali si raccontano benissimo e con pochissime battute..
Per quel che riguarda le potenzialità del fumetto sono d'accordo,le esigenze narrative sono diverse e personaggi umani e reali diventano in questo mezzo,almeno per come la vedo io,imprescindibili..sono proprio i personaggi a trasportare il lettore all'interno della storia,a renderlo partecipe emotivamente dell'azione che si sta narrando..in questo forse il fumetto assomiglia più alla letteratura, mi viene in mente "la mia famiglia ed altri animali"di Gerald Durrel,con personaggi contraddittori ma assolutamente scompiscianti,vividi proprio perchè resi quasi grotteschi.
Vedo pochi film in giro che rispettano l'importanza centrale dei personaggi,e vedo sempre meno gente,anche tra il pubblico,disposti a volerne,in questo Igort ha ragione quando dice che forse Hollywood ha paura dei personaggi complessi..forse perchè i personaggi complessi sono fallibili,e questo nella nuova brillante "società cosmetica"non può essere ammesso..mi rifaccio un pò alla discussione che era stata aperta pochi post fà..
Julia

perec ha detto...

caro igort,
faccio l'autore in tv. per una serie di coincidenze, mi capita di avere a che fare coi libri. ne sto preparando uno per bambini e ho un bel po' di tempo per raccontare, in un'altra pubblicazione, quello che mangio in giro per il mondo facendo inchieste. ma sarà perché non sono nata giornalista, ma sceneggiatrice, da qualche tempo medito di non fare dei miei racconti una raccolta, ma qualcosa di diverso. perché dei corti si sta perdendo la cultura, relegandoli in festival che diventano circoli chiusi di partecipanti in rotazione vorticosa. e non ho mai aspirato al ruolo di regista delle mie stesse pensate. forse perché sono anta copy, mi è rimasto il vizio di pensare che il confronto, fra arti e teste, sia la cosa più fertile per l'arte. e per raccontare storie, che è ancora quello che faccio...

igort ha detto...

Si', Julia, sono d'accordo. La scommessa è proprio qui, riscoprire le basi della bellezza.
Sartre (non lo leggo da tanti anni) ne "la nausea", mi pare, descrive per pagine intere la bellezza delle rughe che solcano il volto. Questa idea di bellezza confina da vicino con l'idea che non è il "nuovo" ad essere bello quanto "il tempo che passa e lascia tracce" a definire un tipo differente e più profondo di estetica.

In Giappone le tazze di ceramica per il the sono fatte pensando al calore che screpolerà la superficie interna delle tazze. La bellezza è sapere vivere appieno questo senso di screpolatura, sapere convivere armoniosamente con il tempo che consuma.
Oggi viviamo (conviviamo, meglio) con un'idea che è quella di bellezza cosmetica. Si pretende di annullare il tempo seguendo questa idea fasulla dell'eternamente giovani.
Si nega la vita, per inseguire un'idea preconfezionata di bellezza. Un'idealizzazione che sarebbe tutta da sondare. Un'idea piuttosto ignorante, che prescinde da tutta la storia dell'arte. Ignora i colli di modigliani, gli sguardi asimmetrici di Matisse e via dicendo. In questo contesto il dolore è cosa da cui sfuggire, e i tempi di racconto non sono mai posati. Si insegue una concezione ottimizzata del ritmo per cui tutto scorre veloce. E le persone diventano non più nemmeno personaggi ma semplici pupazzi. Dei Big Jim che fanno acrobazie e pum pum sparano e prendono a cazzotti.
Ce lo meritiamo tutto questo?

igort ha detto...

Cara Perec,

Oggi un amico del blog (Bardamu) mi ha mandato un cortometraggio animato, tratto da un racconto di Bukowsky. Essendomi suggerito l'ho guardato con cura e ho scoperto una cosa bella. In effetti i corti non hanno una collocazione. Non li si vede con la stessa attenzione con cui si frequenta un film o altro. Eppure si parla tanto di "fruizione veloce" che caratterizzerebbe la nostra epoca...

Ci sono, nella comunciazione di oggi, delle falle e delle contraddizioni. Che hanno a che fare con il mercato, a mio avviso.
Semplicemente non si fa promozione ai corti perché non ci si guadagna abbastanza. Nessuno si cura di questa forma di comunicazione.

Quello che dovremmo fare è una cura di zen; vale a dire "imparare a prestare attenzione" per le cose.

Nutrirsi con piacere e consapevolezza seguendo i sassi che permettano un guado a questo fiume di sciocchezze che i media ci propinano di continuo.
Avete notato che perfino i telegiornali girano a vuoto? l'informazione in italia si è fatta sensazionalista, sul modello della tv USA.
Se non c'è una guerra da "coprire" si parla di "questo ha detto questo e quell'altro ha cosi' replicato". Terribile.
Non c'è complessità, si perde di vista il centro, e si vivacchia nutrendoci di scorie.

perec ha detto...

caro igort,
forse è l'essere costantemente in giro a caccia dis toriee, che mi fa annotare i aprticolari. sarà perché entro in una casa, o incontro qualcuno, per lavoro sapendo che dovrò farmi un'idea complessiva, al volo. spesso senza la possibilità di riconsiderare.
per cui, mi sto tarando gli occhi sui particolari, sui primi piani, sui dettagli.
mi accorgo che è su quelli che baso le mie impressioni, e mi prendo sempre più tempo per le conclusioni. so di assumere velocemente le ifnormazioni, e per questo tendo a rilasciarle lentamente, a lasciarle fermentare, a non prendere nemmeno appunti finché la storia che ho assorbito non mi chiede di risputarla fuori subito, al volo, senza aspettare un attimo di più.
scivolano così anche le informazioni che mi servono per ricostruire una sotira, per decidere se è quella che ci itneressa oppure no. non più e non solo le scenggiature o i racconti. ogni tanto, elggendo il gironale, qualche titolo mi colpisce. tipo la storia del tipo che si era nascosto nella 500 della moglie, per pedinarla,ma non aveva saputo resistere a tenere il bagagliaio aperto con una mano, ed è stato beccato dal benzinaio. ma qui finisce. le notizie, il caos di notizie che i telegironali trasmettono è tale, e così confuso, da togliere il tempo di pensare, di riflettere. così, assumo le notizie a piccole dosi, da più quotidiani. e ho modo di verificare di persona, quando lavoro, di che tipo di politica si sta parlando.
o di fatto criminoso scuoticoscienze collettive. è tutto collettivo, cumulativo, poco personale. tutto parla poco al singolo.
generalizziamo, massifichiamo. un corto, una volta, era un piccolo film dove succedeva tutto. c'erano, sparsi, gli elementi costitutivi del passato e del futuro, e un presente dettagliato, fatto di sensazioni. di indizi. di sottili evocazioni.
forse, il tratto è questo.
opinione di una che usa la matita solo per scrivere, perché col disegno non mi guadagnerei il necessario perr comprare un quotidiano. e non ne meriterei uno di quelli che si distribuiscono aggratise...
ho svaligiato la giannino stoppani, ultimamente. e a parte il bambino nascosto, più intenso di un film (o buono come jona che visse nel ventre della balena...), ho comprato rosa bianca. da restarci senza parole... e scatenare i pensieri.

Peso Del Martello ha detto...

No,non ce lo meritiamo.
Come non ci meritiamo prodotti"artistici"che di artistico non hanno più nulla.Penso che una delle caratteristiche principali di un artista sia proprio il saper "cogliere"quella vera bellezza di cui parli tu,ma anche la vera bruttezza,il particolare che"racconta"senza parole,come un modo tutto personale di tenere i piedi quando si è seduti o di fumare una sigaretta o le rughette che compaiono quando si tira su col naso.
Non mi sento di dire che nessuno queste cose le nota o le ama più,ma certo non si riconosce più l'importanza dell'unicità,che è imperfetta proprio perchè è unica e imparagonabile.Pochi giorni fà a scuola ho parlato col maestro Palumbo dell'unicità,anche se con basi un pò diverse:l'unicità del tratto che un autore usa per disegnare..ora è molto difficile riuscire a trovare editori che non richiedano un tratto "standard",assolutamente impersonale.La personalità di un autore,che risiede in tutto il suo raccontare,anche nel tratto del suo disegno,spaventa,è inqualificabile e quindi "improponibile".
Non so di chi siamo le prime responsabilità,se della gente o degli addetti ai lavori,di aver promosso o portato avanti questo falso ideale,penso che il mondo abbia paura però,e che per questo abbia così fortemente bisogno di persone precostruite,atteggiamenti siliconati e storie spacca ossa dove l'azione conta più del PERCHé.
Domandarsi sul perchè significherebbe forse distruggere un'intera società,quella in cui viviamo,perchè significherebbe prendere coscienza di responsabilità che in realtà non vogliamo prenderci.
I media,la maggior parte di loro, tendono quindi solo ad assecondare l'atteggiamento pauroso,lo propongono e lo appoggiano perchè un popolo inconsapevole e pauroso non crea problemi.e la cosa spaventosa è che iniziano a crederci pure molti scrittori,pittori,cineasti e fumettisti,proprio le persone che dovrebbero,in quanto"osservatori",criticare questo atteggiamento,raccontarlo.
Julia

Peso Del Martello ha detto...

..e comunque Big Lebowsky è un film epocale..attenzione a non infilarvi in una valle di lacrime..
Julia

ausonia ha detto...

si dice che la televisione inizialmente abbia insegnato agli italiani a parlare. e io ci metto anche a pensare in modo diverso: negli anni sessanta la tv era una finestra sul paese reale. inchieste (quelle di allora, perec, erano formidabili) e tanta arte e cultura. ci si esibiva in tv dopo aver dato prova di avere capacità in altri ambiti. teatro, cinema, musica, editoria. e se non eri bravo lì, in quella scatoletta bianco e nera non entravi. la tv era un concentrato di talenti. qualcuno mi dirà che c'erano anche degli inetti... ma io mi riferisco alla televisione nel suo complesso. e nel complesso la media era davvero buona. e in parte questo media ha contribuito insieme al cinema, la letteratura ecc... a far crescere un paese.
e adesso? adesso lo sappiamo tutti: un paese deve crescere se ha un conflitto mondiale devastante alle spalle. però non può crescere troppo (intendo in ambito culturale, che è quello che aiuta l'introspezione, il senso critico)... non deve. e adesso (dagli anni ottanta in poi) tramite prima la tv, e poi con tutti gli altri mezzi, si cerca di rimediare. si abbassa il livello, si abbassano le coscienze. e si fa quello che dice igort: si producono e si consumano scorie.
e poi si legge un libro così così, si guarda un telefilm così cosi...e ci paiono belli.
troppo riottosi gli italiani che consapevolmente affrontavano la vita politica nelle piazze degli anni settanta... non sono più tranquilli adesso? adesso sì che sono carini "liberi di testa e ben vestiti".

Peso Del Martello ha detto...

..quello che dice Ausonia lo condivido pienamente,ma il dubbio che mi sorge sempre a proposito di questi discorsi è:si tende a dare la quasi totalità della responsabilità a un potere che viene "dall'alto"..ma se fosse il volere del "basso",della popolazione,essere nutrita di scorie?dice bene Ausonia,non stanno più tranquilli ora gli italiani che hanno abbandonato l'idea di essere riottosi?é un sentire comune che la gente desidera per prima cosa esser lasciata tranquilla,è una cosa che fa comodo a tutti i poteri "alti",politici,mediatici..ogni tanto mi stanco di pensare che siano gli altri gli stronzi,e inizio a pensare che i veri stronzi siamo noi,il "popolino",quelli che dopo 5anni di sfascio politico vanno ancora a votare Berlusconi in totale leggerezza,per fare un esempio..
Julia

igort ha detto...

l'uomo è un animale estremamente adattabile.

Prendere coscienza e rimboccarsi le maniche è differente dal piagnucolarsi addosso.

Editori che standardizzano ce ne sono tanti ma la situazione non è quella descritta. A sapere cercare esistono molti segni differenti e la stagione del racconto è oggi di livello.

Parere personale di lettore.

Anonimo ha detto...

cosa è ROSA BIANCA:

La Rosa Bianca (in tedesco, Die Weiße Rose) fu un gruppo di studenti che formò un movimento di resistenza nella Germania nazista, dal giugno 1942 al febbraio 1943.
Basato a Monaco, il gruppo rilasció sei opuscoli, che chiamavano i tedeschi a ingaggiare la resistenza passiva contro il regime. Un settimo opuscolo, che potrebbe essere stato preparato, non venne mai distribuito perché il gruppo cadde nelle mani della Gestapo.
Il gruppo era composto da cinque studenti: Hans Scholl, sua sorella Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell, e Willi Graf, tutti poco più che ventenni. Ad essi si unì un professore, Kurt Huber, che stese gli ultimi due opuscoli. Anche se i membri della Rosa Bianca erano tutti studenti all'Università di Monaco di Baviera, gli uomini avevano anche partecipato alla guerra sul fronte francese e su quello russo, dove furono testimoni delle atrocità commesse contro gli ebrei e sentirono che il rovesciamento delle sorti che la Wehrmacht soffrì a Stalingrado avrebbe alla fine portato alla sconfitta della Germania.
Essi rigettavano il militarismo prussiano della Germania di Adolf Hitler e credevano in un'Europa federata che aderisse ai principi cristiani di tolleranza e giustizia. Citando estensivamente la Bibbia, Lao Tzu, Aristotele e Novalis, così come Goethe e Schiller, si appellarono a quella che consideravano l'intellighentsia tedesca, credendo che si sarebbe intrinsecamente opposta al Nazismo.
In un primo momento, gli opuscoli vennero spediti in massa da differenti città della Baviera e dell'Austria, poiché i membri ritenevano che la Germania meridionale fosse più ricettiva nei confronti del loro messaggio antimilitarista.
A seguito di un esteso periodo di inattività, dopo il luglio 1942, la Rosa Bianca prese una posizione più vigorosa contro Hitler nel febbraio 1943, distribuendo gli ultimi due opuscoli e dipingendo slogan anti-Hitleriani sui muri di Monaco, e addirittura sui cancelli dell'università. Lo spostamento delle loro posizioni risulta ovvio dalla lettura dell'intestazione dei loro nuovi opuscoli, sui quali si leggeva, "Il movimento di resistenza in Germania".
Il sesto opuscolo venne distribuito nell'università, il 18 febbraio 1943 in coincidenza con la fine delle lezioni. Quasi tutti i volantini vennero distribuiti in luoghi frequentati, Sophie Scholl prese la coraggiosa decisione di salire in cima alle scale dell'atrio e lanciare da li gli ultimi volantini sugli studenti sottostanti. Venne individuata da un inserviente che era anche membro del partito nazista, ed arrestata assieme al fratello. Gli altri membri attivi vennero subito fermati e il gruppo assieme a tutti quelli a loro associati, venne sottoposto a interrogatorio.
I fratelli Scholl e Probst furono i primi ad affrontare il processo, il 22 febbraio 1943. Vennero trovati colpevoli di tradimento e giustiziati con la ghigliottina il giorno stesso. Gli altri membri chiave del gruppo furono anch'essi decapitati nel corso dell'estate. Amici e colleghi della Rosa Bianca, che aiutarono nella preparazione e distribuzione degli opuscoli, e raccolsero fondi per la vedova e il giovane figlio di Probst, vennero condannati al carcere per periodi oscillanti tra i sei mesi e i dieci anni.
Con la caduta del regime nazista, la Rosa Bianca divenne una rappresentazione della forma più pura di opposizione alla tirannia, senza interesse per il potere personale o l'auto-celebrazione. La loro vicenda divenne così popolare che il compositore Carl Orff, tentando di giustificare il suo essere rimasto in Germania durante la guerra sostenne, di fronte agli alleati che lo interrogavano, di essere stato uno dei fondatori della Rosa Bianca e venne rilasciato.

ausonia ha detto...

non sono un fanatico dei complotti... ma non c'è nessuna casualità in quello che accade da vent'anni a questa parte. però non voglio dire che la colpa sia solo del "re del mondo"... noi popolino, abbiamo altrettante responsabilità. a 19 anni (per rientrare nell'ambito del fumetto), era il '93, ebbi un'accesa discussione sul rapporto editore/autore con luigi bernardi, che allora era il direttore della granata press. incazzatissimo, sostenevo che gli editori producevano solo merda e che dovevano vergognarsi. luigi mi disse che la colpa era soprattutto degli autori, anzi, no, disse che la colpa è SEMPRE degli autori. lo sai che adesso, dopo quattordici anni, gli do ragione? è colpa nostra. e siamo noi che ci vendiamo al primo "ti pubblico" e ci dovremmo vergognare per questo.
tornando invece al discorso generale iniziale... credo che sia abbastanza vero che noi popolino facciamo rispetto al potere ciò che l'autore troppo spesso fa con l'editore... ci vendiamo. siamo facilmente corruttibili.

ps: (forse è in granata press che ho visto igort per la prima volta...cristo sembra una vita fa. :))

perec ha detto...

rosa bianca è anche il titolo di un libro di roberto innocenti, presentato all'ultima fiera del libro per ragazzi di bologna. e senza nulla togleire alla stoira più importante e più nota, è una bella storia di amicizia. quella di una bambina tedesca per alcuni bambini che vivono in un lager alle porte della sua città...

condivido quello che dici, ausonia, e forse per questo cerco di fare cose leggermente diverse da quelle che spesso vedi in tv. forse perchè per preparare quattro inchieste ci mettiamo un anno di tempo e lavoriamo duro con le ricerche e la scrittura. è una questione di passione per il propiro mestiere e di rispetto per chi ci vede. forse quello che l'inchieste vecchio stile avevano e molte di quelle che vediamo oggi hanno perso.
grazie per l'ospitalità, igort, questo è un bel posto. davvero.

igort ha detto...

No riesco a condividere generalizzazioni come è sempre colpa dell'editore o dell'autore.

La situazione di 5 anni fa (trionfo del manga e del comic USA) è molto diversa da quello che accade oggi. Per dire, un successo insperato, gli autori italiani di coconino, adesso vendono più di quelli stranieri. Quando abbiamo cominciato, sei anni fa, si vendevano di più
1 giapponesi
2 americani
3 francesi
4 italiani
era patetico ma funzionava cosi'. Quando dico giapponesi dico "qualunque giapponese".
oggi non è più cosi'.

igort ha detto...

Cara Perec, per che trasmissione lavori? Non è che hai a che fare con report?

("mi casa es su casa")

perec ha detto...

w l'italia, con riccardo iacona, è l'ultima cosa che ho fatto. sto alvorando alla prossima serie, che sarà per marzo dell'anno prossimo... forse...

igort ha detto...

Mi fa molto piacere. Io credo che voi siate tra le poche persone che ancora ci aiutate a riflettere.

perec ha detto...

dici? penso che siamo due ostinati, lui e io. due appassionati di storie. il fatto è che non puoi chiudere gli occhi davanti alla realtà. neanche se il sole te li brucia. ha il dovere di parlare, di fare domande, di essere molesto, di cercare l'inizio. è un grande maestro, riccardo.
ma, davvero, hai visto le inchieste?

perec ha detto...

terremoto, in diretta...

ausonia ha detto...

dai igort!

è ovvio che se la coconino è un caso editoriale ci sono i suoi buoni motivi, tu sei dotato di intelligienza e sensibilità e i tuoi autori pure... quando parlo dell'editoria generalizzando, la coconino e altre case editrici nascenti che stanno facendo cose interessanti (come la black velvet che pubblica thomas ott), si escludono da sole... lo davo per scontato. volevi proprio farti fare i complimenti, eh? :) però siete alla stregua della rosa bianca... anche se so che fortunatamente nessuno vi ghigliottinerà...

ausonia ha detto...

bello passare la domenica sera a chiacchierare con "la coconino" e "con report"... che strano, il mondo sembra improvvisamente un posto salutare.

Peso Del Martello ha detto...

Già,già..Penso sia giusto l'atteggiamento del rimboccarsi le maniche e non piangersi addosso,in quanto autori,è anche l'unico tipo di vera responsabilità che abbiamo verso noi stessi e ciò che facciamo..su questo non ho nulla da eccepire.
Per quanto riguarda il panorama editoriale,non lo vedo così sconfinatamente ampio,questo no,ma può essere dovuto a una mia ignoranza.Ci sono editori sensibili,che stimolano l'unicità e le abilità dei singoli autori,ci sono editori che a questo non sono interessati,per motivi economici o altro.
Ci sono editori che hanno l'occhio dell'artista e altri dell'imprenditore..Un autore deve farsi un esame di coscienza prima di mettersi al tavolo per capire cosa voglia fare,e come.Tuttavia ogni tanto mi pare proprio che si vada perdendo anche ne fumetto il gusto del"vero e vivo"che si diceva prima.
Il discorso sull'editoria comunque non avrebbe dovuto sembrare come un "lamentarsi"..Anch'io do sempre la maggior parte delle responsabilità agli autori,anche perchè in quest'ottica è un atto di rispetto verso quello che si è e che quindi si fà.Tutto questo anche perchè se è vero che siamo i principali fautori dello sfascio,non voglio dare il mio appoggio al "sonno della ragione"
Julia

Peso Del Martello ha detto...

..ho letto adesso gli ultimi,cavoli,forse avrei dovuto anch'io anteporre prima i complimenti,ma mi sembrava pure a me scontato...mmmh..
Julia

ausonia ha detto...

ah, w l'italia di rai tre... bè, la qualità è la stessa. complimenti.

igort ha detto...

Cari, non intendevo chiamare i complimenti alla coconino.
Ma la coconino fa parte del panorama editoriale, abbiamo fatto quasi centosessanta titoli in sei anni.
In Italia, si puo' dire, esiste una scena che pubblica praticamente in tempo reale le novità internazionali. Anni fa si era molto indietro. oggi non è più cosi'.

Per quanto riguarda le inchieste di w l'italia, ho visto delle cose. Mi piace e trovo importante un giornalismo non addomesticato.
Spero che lo si pratichi sempre di più.

Peso Del Martello ha detto...

Purtroppo il blog è un mezzo divertentissimo ma non è una discussione reale,proprio perchè non ci si può rendere conto del tono che si sta usando..
Ovviamente il tono degli ultimi post era ironico.
Non era ironico criticare comunque l'editoria come mezzo attraverso la quale si possono far passare innumerevoli scorie,se questa cosa sta cambiando,non posso che esserne contenta,ma ancora succede,e questo mi fà oltremodo incavolare.
Mi fà incavolare perchè impedisce molte volte l'allargarsi di un certo tipo di cultura.
Mi fà incavolare perchè sotto gli occhi ho esempi di persone che comprano un albo del Gipi perchè fà chic,perchè ne parla MarieClaire.
Mi fà incavolare perchè io stessa e tutte le persone della mia età sono nate all'interno di questo meccanismo malato,allargando il discorso anche alle cose precedentemente dette.
E mi fà incavolare perchè questo meccanismo impedisce la crescita di quei pochi che ancora vorrebbero crescere,anche in ambito fumettistico,in questo caso.
Si,è vero,la Coconino ha avuto una crescita entusiasmante (e rincuorante,almeno per chi ancora in un fumetto ci vuole"entrare"),il punto è:in che direzione è cresciuta?
Proprio a proposito dei discorsi che si facevano prima.
Massificazione può essere anche proporre un prodotto per quello che non è,per rivolgersi anche alle "masse"..il discorso sugli albi di Gipi è vero:ci son persone che lo comprano perchè è Elitario,perchè è un artista,ma io ho forti dubbi che siano,queste persone,consapevoli della vera potenza del Gipi.Dubito che quelle persone lo "leggano"come intendiamo noi il leggere.
Questo non è colpa dell'editore,dell'autore,è colpa di un'ignoranza imperante propria di quelle persone che cercano l'arte per sentirsi meno ignoranti,e comunque non riescono a entrarci in contatto perchè qualcosa gli sfugge.Il fatto che SONO ignoranti e troppo cechi per capirla per quello che è.
Non voglio essere inutilmente critica,ma queste cose mi preoccupano davvero,ed è anche per questi motivi che ho forti dubbi a proposito dell'editoria in italia.Forse non per la chiusura o la mancanza di coraggio dagli editori e dagli autori,ma proprio per la mancata ricezione dal pubblico,o la ricezione sbagliata,che forse è anche peggio.
Julia

ausonia ha detto...

Julia

no dai... faccio l'esempio di esterno notte. la gente l'ha comprato perché era bellissimo. punto. poi ogni lettore sarà diverso... ma quel libro appena lo guardavi sullo scaffale in libreria... ti chiamava. l'edizione poi era straordinaria. bella la carta, bella l'impaginazione. bella l'introduzione. l'immagine in copertina... che dire, sembrava più un oggetto d'arte che un libro. e quando gli editori si muovono così hanno capito tutto. perché è in questo modo che si deve proporre il talento di un artista: anche con il rispetto di come si riproduce l' "oggetto d'arte". e poi guardavi il prezzo e ti sembrava basso. "non può costare così poco!" mi son detto.
alla bellezza siamo sensibili tutti.
e ce ne vogliamo portare un pezzettino a casa.

Peso Del Martello ha detto...

ma non mi riferivo certo a questo atteggiamento qui.
Forse ci son andata più pesante di quanto pensavo o forse mi son espressa male.
Non mettevo in discussione la qualità dei lavori di Gipi(dal basso della mia esperienza non avrei nemmeno il diritto di farlo)o il modo,nel senso di prodotto cartaceo,in cui i libri sono stampati,nemmeno del prezzo..niente di tutto questo.
Qui stavo parlando dell'atteggiamento con cui un determinato prodotto viene recepito dal pubblico.Se un ottimo prodotto arriva a una massa di persone che per uscire dalla loro ignoranza usufruiscono dell'arte come mezzo di "distinzione",più per quello che l'arte realmente è,senza aver nemmeno la voglia di provare a capirla,tanto gli basta dire di possederla,che succede?
Julia

Peso Del Martello ha detto...

..D'altronde lo spero davvero che di fronte alla vera bellezza siano tutti sensibili,ma inizio a essere un pò dubbiosa su questo..
Siamo entrati nella valle di lacrime..
Julia

ausonia ha detto...

esatto! escine subito!!!
mi riferivo proprio a ciò che dici sulla capacità d'ascolto da parte del pubblico... secondo me siamo messi male ma non così tanto. non quanto pensi tu... c'è uno zoccolo duro di idioti, ma anche milioni di persone fantastiche... un bel libro a fumetti se lo comprano qualche migliaio di loro. ecco dov'è andato esterno notte. in quelle case lì. per lo più. credo... insomma... devo andare a dormire.

ausonia ha detto...

ah, dimenticavo... la cosa che mi diverte del libro su pinocchio che sto facendo... è che l'ho concepito per entrare in quelle altre, di case... lo vedi e sembra una cretinata, e magari in parte lo è... ma te lo prendi perchè sei idiota e... magari leggendolo capisci due cose elementari. questo ho fatto. ho fatto finta di essere giotto che illustra la vita di gesù agli analfabeti... perché il mio pin, un pò vittima sacrificale... lo è. paradossalmente spero che il mio libro non venda mezza copia. sarebbe consolante... :) non so su quale fusorario sia tarato questo blog... ma sono le due Julia e domani andiamo al lago...

Peso Del Martello ha detto...

Ah,già..
In ogni caso si,se non altro se non si avesse fede in quella minoranza di persone che magari sono fantastiche,non varrebbe nemmeno più la pena di concepire idee(per non parlare di esseri umani),ne di portarle in libreria.
E forse è giusto anche sperare che le storie semplici,ma solo all'apparenza, possano far crescere il numero delle persone consapevoli.
Ogni tanto è bene però anche esplorare certi dubbi..almeno per me.Le discussioni esistono per questo,e questo è una buona casa per discutere..
Julia

igort ha detto...

E' utile leggere le cose che si scrivono. Ma non bisogna perdere la bussola sul "reale".
Laterza pensava che se un editore non riesce a vendere i propri libri era meglio che cambiasse mestiere. Intendeva, con questo, che fare gli eroi dell'intelligentia è relativamente facile. Ma l'editoria è una "macchina della comunciazione" e come tale va usata.
Un autore è qualcuno che sente di avere qualcosa da dire. cerca un uditorio. Io, Gipi, e molti di noi, pensiamo che ci sarà qualcuno interessato alla nostra "visione".
Se poi interpreterà le cose come le abbiamo concepite o in maniera differente è questione insondabile.
Ma è essenziale cercare di fare i conti con il reale.
Sei anni fa, quando ho parlato con i miei attuali soci per aprire la coconino press, avevo una sensazione terribile, molte cose che amavo non erano tradotte in italia, non erano reperibili. Peggio, avevo la sensazione che il fumetto d'autore stesse scomparendo dalle nostre librerie.
Ho deciso di non piagnucolare, di non andarmene "semplicemente" a fare l'autore straniero, ma di scavare una trincea, di delimitare uno spazio.
Una riserva. Si', era una specie di riserva.

Carta, inchiiostri speciali, tecniche, discorsi con gli autori, che sono i miei migliori amici, incontri con i lettori, partecipazione ai festival, esposizioni e via dicendo sono diventati il focus di un'azione continua in difesa dell'esistenza di questa riserva.

Non è molto importante, cara Julia, se qualcuno compera un libro perché fa chic, per il semplice fatto che facendolo permette al suo editore e autore di farne degli altri. E di servire chi a quel libro ci crede.

Questione di prospettive.

Anni fa non era per nulla chic. Nessuno si era preso la briga di farlo, un libro di Gipi. Eppure era li', che era bravo e aveva da dire si vedeva, no?

igort ha detto...

Una cosa che mi colpisce, comunque, e che trovo fondata, è il senso di ribellione della nuova generazione nei confronti dei valori con cui sta crescendo.
Perché questi valori cagoni propagandati dalla nostra società e dai nostri media, sono già difficili da sopportare per quelli che hanno memoria di "come si era" del fatto che si aveva dei "sogni", dei "progetti". Adesso che si vive per alimentare le nostre batterie e ricariche sim, per vedere i grandi fratelli dire il nulla che hanno nelle loro teste a milioni di spettatori è comprensibile che ci si faccia prendere dallo sconforto.
Ma io ritengo che sia reperibile, ancora e sempre, una serie di frammenti (parlo come un archeologo, me ne rendo conto) che possono rinfrancare lo spirito.
I rapporti umani, le letture, le idee e i progetti.
Sono una cosa preziosa, da salvaguardare.

E' utilissimo decidere di "vivere" e non già di "sopravvivere".

Una briciola, ma una bella briciola, di questo si trova nel libro "la fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani. leggetevelo.

C'è molto di una persona curiosa che ha saputo sognare, che ha vissuto e si è trasformato seguendo un progetto. Che ha subito cocenti delusioni, ma che ha saputo passare attraverso le cose, non le ha guardate con sguardo pre-fabbricato.

perec ha detto...

se hai tempo, modo e voglia, ci sono i libri di angela terzani: giorni cinesi e giorni giapponesi.
da un altro punto di vista, la stessa coraggiosa storia, le stesse scelte. fatte come io sento si debbano fare le scelte. rischiando, sempre, di perdere tutto.
mercoledì torno a roma, e non passerò davanti al negozio di comics dietro l'angolo senza entrarci.
essere contaminati è ancora una gran bella sensazione.

andrea barbieri ha detto...

Igort, non so come vanno le vendite di Coconino, però non ho mai visto una casa editrice così circondata dall'affetto dei suoi lettori. Il vostro guest book è un vero e proprio assedio, e allora vuol dire che quando siete partiti avete scommesso su un lettore che aveva bisogno di quei libri lì. Il lettore esisteva davvero e ricambia anche con le parole.

Peso Del Martello ha detto...

..sento molto spesso persone della mia età sentirsi "vecchi",e forse questa sensazione è data dalla consapevolezza che intorno le cose non vanno e l'impossibilità,o almeno l'impressione di impossibilità,di cambiare la testa delle persone..il rendersi conto in questi casi diventa un "abbandonarsi alla corrente"mentre ci si lamenta di tutto e tutti.Ogni tanto capita anche alla sottoscritta,anche perchè ci si sente degli estranei all'interno di quella che i media chiamano "categoria ggiovani"..
Pur non condividendo questa suddivisione di bisogni "creati"e non reali,ogni tanto si cade nell'inghippo.
Le persone più giovani e relativamente consapevoli possono provare un senso di ribellione potente e pure non riuscire ad incanalarlo..
Molte volte vedo le cose più nere per questo motivo,pur avendo la voglia enorme di portare avanti quello che faccio e l'esigenza di crederci..mi fa piacere di aver sollevato comunque il discorso sull'editoria,in qualche modo è proprio utile parlare con persone che hanno una visione più ampia o solo più "matura"in questo campo.
Mi viene da pensare che superficialmente,come autore,si professa la potenza assoluta della comunicazione e dell'arte ma non ci si comporta di conseguenza,rischiando in questo modo di guastare quello che si crea..sotto sotto si ha la paura che non sia vero..e stò parlando sempre di autori esordienti più o meno della mia età.Tutto questo non è giusto,chiaro..
Julia

igort ha detto...

Cara Perec,
cerco giorni cinesi e giap di Angela Terzani, non sapevo che fossero pubblicati.
Mi interessano i diari di persone complesse e ricche.

Caro Andrea, la coconino è attorniata da molto affetto. Lo sentiamo. Questo ci aiuta molto.

Cara Julia (hai un alter ego che usurpa il tuo blog che si chiama Sam?)
non ti crucciare. Le cose non vanno bene ma dipende anche da noi. Non tutto bianco o nero. Un po' e un po'. OK?

Peso Del Martello ha detto...

mmh..nessun alter ego..Sam è il buon grafico del "peso del martello",e quando vuole è un'ottimo scrittore e sceneggiatore,oltre che un caro amico.
Di sicuro ci si assomiglia per le prese di posizione un pò troppo o"bianche",o "nere",ma è una costante credo di un bel pò di persone che alla nostra rivista ci collaborano..forse è immaturo,ma è anche stimolante,soprattutto se si ha la possibilità di cambiare idea o aprirsi la mente discutendo con chi sa essere un buon "maestro"in questo campo..qui di maestri se ne trovano parecchi
Julia

Peso Del Martello ha detto...

Per tornare un pò al discorso iniziale a proposito del saper dare tridimensionalità ai personaggi,e collegandomi al discorso sui "maestri"e alla letteratura,mi vien di ricordare Nabokov..mi sto leggendo al momento la sua biografia e le sue interviste..
Ecco,lui era spettacolare se si parla di dare corpo ai personaggi,sono tangibilissimi e assolutamente fallibili.Le prime righe di "lolita",in cui il protagonista maschile descrive solo il suono e la composizione del nome di lei danno un quadro precisissimo della ragazza,eppure non sappiamo nemmeno che aspetto abbia..però lo scrittore ci fà percepire tutto il suo essere sensuale,fragile e umana,e mentre ce lo fa capire,si riesce a intravvedere anche ciò che è lui..
Forse Nabokov era aiutato dal fatto che fosse sinestetico,ovvero che avesse i sensi "connessi"anche tra di loro..è una sindrome vera,e fà in modo che queste persone "assaporino"le parole,"vedano"la musica e "ascoltino"le cose che toccano.
Julia

igort ha detto...

Nabokov?
Un genio.
Lolita un capolavoro di acume, ironia, e talento narrativo.

perec ha detto...

a me è fabrizio del dongo, che mi viene in mente quando scrivo. penso a lui, fuori da casa sua, a guardare la sua finestra e il suo balcone senza poter enrare, perché il padre lo denuncerebbe. ogni volta che mi trovo a far muovere un personaggio dentro ad una stanza, ogni volta che devo fargli toccare qualcosa, che voglio sentire con i suoi polpastrelli, penso alla amno di fabrizio sul muro. pernso a lui, che è arrivato tardi per la battaglia, presto per l'amore, appena in tempo per scappare. e penso alle cose che lui vede, e che lui sente. per cercare di essere altro, di entrare nei personaggi.
se cerco di fissarmi un paesaggio, o di sentire se un luogo va bene, se è adatto, cerco di vedere come vedrebbe turner.
faccio esercizi di stile, in pratica.

se non trovi i libri, che sono usciti in tea, fammelo sapere. te li faccio mandare, o te li mando io stessa, tanto devo passare in casa editrice. ti amnderei i miei, ma sono residuati bellici.

e, tanto che ci siamo, da cosa comincio a leggerti?

bananos ha detto...

uh uh....bella domanda .

igort ha detto...

Stendhal è uno dei percorsi che mi ripropongo di fare questa prossima estate. mi interessa molto, uno che volava alto.

Da cosa puoi partire per leggere le mie cose?
"5 è il numero perfetto" direi, e "Baobab". Sono i lavori da cui si possono cogliere delle traiettorie di racconto. Il "dove sto andando". Ma forse non sono la persona più adatta a consigliarti.

C'è chi preferisce Yuri e Brillo o Fats Waller, per esempio.

Ho provato a cercare la tua mail ma sei in incognito nel tuo blog.

Cerco i libri della terzani. Proviamo con IBS.
thanks

perec ha detto...

prova con questa: suziewang@yahoo.com

bananos, sono la regina della domanda diretta, spesso fatta combinando un qualche disastro. però, a chi chiedere? meglio di così... e poi il tipo del negozio di comics è stufo di vedermi ciondolare fra le vetrine, in cerca di qualcosa che non si specifica mai. qualcosa.

se non trovi i libri, non incaponirti. domani riapre la casa editrice, riapre l'ufficio stampa e basta una mail. di terzani ho l'opera omnia, in almeno tre copie, per via degli inviti ai programmi. i disegni, i disegni di tiziano, mi pare che siano nel film di zanot. posso chiedere, questo sì.

bananos ha detto...

perec,
credimi non c'era nessuna ironia nella frase,volevo solo significare che la tua domanda,come ho scritto,era una bella domanda da fare ad un autore.

bananos ha detto...

comunque non limitarti alle vetrine.entra sfoglia e segui l'istinto.

perec ha detto...

ma io adoro l'irronia. e con quel fez, mi sembri uscito da tin tin.
hai un qualcosa che aprla di sigaro e lagavulin, o faccende simili. e lo trovo così divertente, che potrei dirti che fuori ci sono le palme, e che tipo di sabbia sollevano le macchine.
mica togliermela, l'ironia...

igort ha detto...

Perec, Bananos è un amico da 30 anni e passa. Sei più vicina di quanto non pensi alla sua radiografia spirituale.
Credo che mr. B. se la rida.

besos

bananos ha detto...

acc....sono stato scoperto!!!così non vale...ma Igort, tu dovresti coprirmi che diamine....bha..torno a guardare lost.Il piacere è tutto mio perec.

perec ha detto...

l'infallibile metodo di mio padre per appassionarmi alla lettura era il seguente:

(perec) papà mi compri la bella addormentata nel bosco?
(papà di perec) certo tesoro, ma prima scrivi la storia.
(p.) come?
(p.d.p.) scrivi la storia per come la immagini, poi papà ti compra il libro.

ha funzionato...

igort ha detto...

Ma era un genio, tuo babbo. Davvero una cosa bella. Cazzo.

perec ha detto...

c'è una doppia libreria, per i libri per l'infanzia, in casa mia. è divertente leggere quello che pensavo, per esempio chi pensavo che fosse peter pan. e che razza di posto fosse il castello di biancaneve, per come una bambina può descrivere un castello. certo, la faccenda ha i suoi contro. le illustrazioni: non so farle! ci sono i collage con la coccoina impiastricciata. e non so disegnare. niente. assolutamente niente. posso fare la radio, però. io blatero, qualcuno disegna.
i libri che ho scritto sono stati tutti rilegati, con le loro belle date scritte in bella calligrafia da papà, e c'è anche il foglietto con la recensione...
poi dicono che sono matta...

igort ha detto...

Io credo che un genitore abbia un ruolo fondamentale in quello che poi diventiamo. Bella scoperta, si dirà. Pero' leggendo le cose che scrive Perec mi viene da ricordare che anche mio padre incoraggiava il fatto che io disegnassi. Mi comprava i disegni se gli piacevano (gli piacevano quasi sempre) e io mi impegnavo molto perché disegnare aveva una doppia valenza. Fare una cosa che mi piaceva e verificare se quello che mi piaceva piaceva anche ad altri.

perec ha detto...

ma, infatti, nemmeno tu sei molto normale...

perec ha detto...

(scusa la mancanza di serietà, ma la bimba di comida de mama sta imparando a leggere. e sto inventando una storiella suddivisibile in 21 cartelli, con dei criteri assurdi per farle imparare una vocale alla volta... quindi sghignazzo senza dignità...) (e, in ogni caso, come sai, era un complimento...)

igort ha detto...

Accetto il complimento, of course.

Peso Del Martello ha detto...

Son d'accordo sul discorso dei genitori,che sono fondamentali in quello che diventiamo..penso però che questa cosa possa funzionare anche al contrario.
A casa mia mi hanno sempre detto di lasciar perdere il disegno e lo scrivere,che c'erano cose più fondamentali da fare:eppure tanto più me lo dicevano,tanto più mi incaponivo a far il contrario e a farlo meglio che potevo..pèrò forse questo atteggiamento stimola solo le teste dure come la mia..
Julia

igort ha detto...

Le difficoltà ci forniscono strumenti che torneranno utili in un secondo momento, quando meno ce lo si aspetta, magari.
Comunque io credo che se un figlio provi ad esprimersi con una qualche forma artistica (eccetto forse la batteria, e io sono un ex batterista molto appassionato) sia un pochino criminale scoraggiare la cosa. Detto questo non ho figli, eccetto quelli adottivi e uno quadrupede con naso rosa e pelliccia bianconera.

perec ha detto...

quello quadrupede è il più somigliante all'adottante, chiaramente. va in giro con una matita legata alla zampett.. ooooops, manina destra. reperibile a montmartre, ore turistiche.

(la storiella per marta si arricchisce di un personaggio...)

bardamu ha detto...

anche io sono un ex batterista... anche se non del tutto convinto del termine "ex"...
Mio padre era strano con me. aveva un comportamento ambiguo verso la mia creatività.
quando eravamo soli mi copriva di "merda" mi criticava spesso aspramente, mi ricordo chiaramente i suoi "non ci siamo" e io ogni volta mi ostinavo a fare qualcosa che finalmente incontrasse la sua approvazione... Poi scoprivo che di nascosto mi rubava i disegni, li datava e li nascondeva in un cassetto. Quando parlava con gli amici poi si vantava di me, di quello che facevo e di quello che volevo diventare. non ha mai visto un mio fumetto finito.
mi manca.

igort ha detto...

viaggiamo, Bardamu. Siamo fatti di acqua.

bardamu ha detto...

vero.. l'ironia è che l'acqua in un modo o nell'altro ti frega sempre. non si ferma mai, e fatta così..
ma in fondo.. la bellezza stà tutta lì.

igort ha detto...

!

ausonia ha detto...

ore 7:25.
mia madre se n'è andata stamattina.
dopo due mesi.
non so perché ve lo dico...
forse perché qui si sta bene.
sono venuto spesso a trovarvi in questi giorni fra un iniezione di contramal e una di insulina. non ho detto niente. ma adesso c'è il corpo di mia madre nell'altra stanza e qui si parla di genitori. non è una coincidenza... grazie di essermi stati vicini.
senza saperlo.
vi voglio bene.

Peso Del Martello ha detto...

Non credo di aver seguito benissimo l discorso sull'acqua..però suonava bene..
I genitori sono insondabili agli occhi dei figli,credo tanto quanto i figli lo siano ai loro..in questo rapporto poi le aspettative da parte di entrambe le parti sono enormi,e non sempre coincidono con la realtà..nel senso che ci si aspetta dei comportamenti in base alle aspettative,a quello che pensi sia giusto che un figlio o un genitore sia,e si viene smentiti molto spesso.
Ma credo che la bellezza di questo rapporto sia proprio questa cosa qui,alla fine da più grandi ti rendi conto che non si è semplicemente "figlio" o "genitore",delle categorie,ma sempre e solo delle persone che si confrontano..era comprensibile?
Occuparsi di quadrupedi è molto consolante..
Julia

igort ha detto...

Mio caro Ausonia.
Riscalda il cuore pensare che forse siamo riusciti a starti vicino in un momento tanto difficle.

Peso Del Martello ha detto...

Ausonia..
..ti stavo pensando e sei arrivato..
Julia

bananos ha detto...

ausonia,
ti sono molto vicino credimi.da poco ho perso mio fratello,un vivido 50enne,tutto sesso droga e r'n'r.non è mai facile ma voglio citare il post di igort poco più su."viaggiamo e siamo fatti di acqua" a cui è seguita la bellissima risposta di bardamu.le sofferenze per chi sta male sono il peggio.forse domani scopriremo che anche quelle sono servite, in un qualche modo che a noi ora non è dato sapere.se ci pensate è l'unica cosa che ci accomuna.tutti noi esseri viventi.forza.

perec ha detto...

non tenerti neanche una lacrima.
baci.

ausonia ha detto...

igort e bananos

è servito anche a me.
io e mia madre ci detestavamo... ci vedevamo poco e quelle poche volte litigavamo. ma era il nostro modo per dimostrarci affetto!
paradossalmente questi due mesi sono stati bellissimi. forse i più belli della nostra vita. ce lo siamo detti. ce li siamo regalati.
vado a cercare di prendere sonno perché sono stanco. grazie ancora.

julia

al lago ci andiamo nei prossimi giorni, ok?

bardamu ha detto...

non ci conosciamo. forse non ti servirà a un granchè...

pensavo che la morte di mio padre (54 anni) fosse la cosa peggiore che mi fosse mai capitata. era vero.
ora a quasi 4 anni di distanza è il mio motore. la mia forza. la cosa a cui aggrapparmi quando mi dico che non ce la faccio. o anche solo che non ne ho voglia.
è ancora la cosa peggiore che mi sia capitata. ma ora mi serve...
penso a lui ogni giorno e rimango stupito per l'aiuto che inconsapevolmente continua a darmi...
forza.

Peso Del Martello ha detto...

Aus.
'Notte..

Leggere queste cose è interessante ma anche molto strano..gli esseri umani sono strani..sembra quasi che diano il meglio di se nelle situazioni d'emergenza,e vien da pensare:ma perchè?Perchè non prima,non sempre?
Forse siamo quasi convinti che certi rapporti o certe esperienze siano"infinite",facciamo in qualche modo fatica a renderci conto che tutto finisce,e quando ce ne accorgiamo "scatta"qualcosa che ci rende si più forti ma anche più disposti a darci completamente.
Julia

andrea barbieri ha detto...

Perché la morte è radicale: confrontarsi con qualcosa di radicale non può che darci un metro diverso e farci fare cose che non pensavamo possibili.

andrea barbieri ha detto...

Un abbraccio a Ausonia.

igort ha detto...

Nel film "viaggio in inghilterra" c'è un momento nel quale Anthony Hopkins (che fa il professore universitario) incontra per caso, su un treno, un suo ex allievo contenstatore. Il ragazzo adesso sembra riaccostarsi, sembra avere capito meglio. Hopkins era amico del padre del ragazzo, che ora, apprendiamo è morto. Il ragazzo dice a Hopkins:

ragazzo: "è morto, qualche mese fa, gli volevo molto bene"
Hopkins: "E lui lo sapeva?"
ragazzo: "credo di si'"
Hopkins: "Bene, bisogna dirle le cose. Il momento passa e poi si è di nuovo soli."
Hopkins: "leggiamo per sapere che non siamo soli. Diceva cosi' suo padre, vero? non l'ho dimenticato."

Trovo questi dialoghi piuttosto belli. Mi hanno aiutato a capire certe cosette sulla nostra esistenza.
A evitare la trappola del cinismo che oggi sembra dilagare. La mentalità del furbetto disonesto, anche con i sentimenti.

Evitare la melassa. Questo è imperativo. Ma bisogna evitare di cadere nello sterile esercizio del distacco. Vivere in maniera impermeabile è fin troppo facile. Ma non si vive veramente.
Bisogna avere il coraggio dei propri sentimenti.

Mastro Pagliaro ha detto...

ciao Ausonia, l'ho saputo solo adesso.
Condoglianze amico mio, un caldo abbraccio a te, a tommaso e a tuo padre.
ciao

Alberto

andrea barbieri ha detto...

E' come se i sentimenti fossero delegittimati dicendo che sono sempre falsi, consolatori, frutto di autocompiacimento. Così anche chi prende posizione su qualcosa, si dice subito che è "fazioso".
Sono modi di delegittimare tutto quello che è umano penetrati abbondantemente nell'arte come dei precetti su cosa si deve produrre e su cosa si deve leggere o scartare.

perec ha detto...

L’uomo era ancora giovane e indossava
un soprabito grigio molto fine.
Teneva la mano di un bambino
silenzioso e felice.
Il campo era la quiete e l’avventura,
c’erano il kamikaze,
il Nacka, l’apolide e Veleno.
Era la primavera del ’53,
l’inizio della mia memoria.
Luigi Cucchi
era l’immenso orgoglio del mio cuore,
ma forse lui non lo sapeva.


’53, Maurizio Cucchi, da Poesia della fonte.

mi costerai una fortuna in libri, di questo passo. (come sai, questa s'attaglia. diomiocome.)

igort ha detto...

like it!

perec ha detto...

che hai lì sotto? che stai disegnando?

igort ha detto...

una storia su Chet Baker.
Una storia che accompagnerà due dischi, pubblicati da Nocturne.
Sono un paio di anni che aspettano. Adesso mi diverto a disegnare Chet, Charlie Parker e altre seduzioni che hanno attraversato la vita di Chet.

kiakkio ha detto...

Ciao Igort, se lo trovi (a parigi mi sa di no) leggi il romanzo "Un estate con Chet", edito dalla casa editrice Nutrimenti. è scritto a due mani da Gianluca Monastra e Massimo Basile, due giornalisti scrittori.
lo consiglio a tutti!
sono curiosissimo di vedere la tua storia.
se ti va di vederla, a questo link c'è una mia interpretazione di Charlie Parker:
http://photos1.blogger.com/blogger/451/1961/1600/charlieparker3.0.gif

kiakkio ha detto...

...ti spezzetto il link, perchè non si vede tutto. ecco qua:

http://photos1.blogger.com/
blogger/451/1961/1600/
charlieparker3.0.gif

igort ha detto...

Bello. Molto.

andate a vederlo , ragazzi.

kiakkio ha detto...

...perec, è proprio bella la poesia che hai trascritto 4 post più sopra...

kiakkio ha detto...

...grazie Igort, contento che ti sia piaciuto. pensavo che deve essere molto bello disegnare il viso di Chet Beker... ricorda quasi Pasolini.

bananos ha detto...

stupendo kia,davvero bello.mi piace poprio stare qui in mezzo!!dai ragazzi che magari mi riprende la voglia irrefrenabile di usare quei bastoncini di legno con la graffite in mezzo.........

igort ha detto...

Non esageriamo che poi ti stanchi, scansafatiche!
Braccia rubate all'agricoltura!!!!

bananos ha detto...

adesso non esageri....guardi che la mi si offende!!

bananos ha detto...

....e poi non ti regalo più le dritte informatiche...ehehehehe

adoption eastern europe ha detto...

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