21 aprile 2006

84



L'amore per la lettura in uno dei film più contagiosi che abbia mai visto.

33 commenti:

igort ha detto...

E' un film che ha quasi vent'anni. Due persone si scrivono a proposito di libri. Comincia una storia magnifica, fatta di passione, rispetto, amicizia, amore.

Lei è una scrittrice ameircana lui un libraio di londra.
E' un racconto stupendo per delicatezza e finezza. Sullo sfondo le durezze del dopoguerra, i razionamenti e le difficoltà di rimettersi in piedi.

Anonimo ha detto...

Si trova in vendita?

igort ha detto...

Non ho verificato, credo che ci sia probabilmente un dvd. Vale la pena di averlo. Verifico.
Ach.
Su IBS non risulta.

Ma non importa, i post sono un pretesto. Volevo parlare della lettura. Del senso di leggere. Cosa cerchiamo in un libro? Qualcosa che ci somiglia, in cui ci si rispecchia?
O delle traiettorie distanti da noi?

Ho un amico che per anni sosteneva: "io non leggo preferisco vivere".
E' una cosa di una tale imbecillità.
Evitavo di parlare di questo con lui perché gli voglio bene e non aveva senso stare a litigare.
Ma davvero vivere non vuole dire nulla se non si sa come interpretare le cose. E per me, probabilmente, leggere è tra le altre cose, un modo di capire come la penso, come posso vedere, da che angolatura, questa o quella cosa dell'esistere.

Anonimo ha detto...

A me piace leggere per trovare cose molto distanti, cose che probabilmente non farei mai. Mi piacciono i personaggi che non mi somigliano, sono pazza?

Loopguru

emo ha detto...

"Cosa cerchiamo in un libro? Qualcosa che ci somiglia, in cui ci si rispecchia?
O delle traiettorie distanti da noi?"

io mi aspetto di essere sorpreso.
sorpreso dall'essere letto dal libro piuttosto che il contrario, sorpreso dall'essere condotto/catapultato in una dimensione altra rispetto a quella di partenza: devo dimenticarmi di sfogliare delle pagine e di essere seduto su una poltrona.
La noia è il peccato mortale.
Che si tratti di puro intrattenimento o di impegno è del tutto relativo: non è un problema di categorie, ma di necessità.
Devo scoprire, al termine della lettura, che quello era il libro di cui avevo bisogno.

Anonimo ha detto...

"Devo scoprire, al termine della lettura, che quello era il libro di cui avevo bisogno."

Mi piace.
Come li scegli i libri da leggere? Perchè te ne parlano? Per la copertina?

Tutti noi vogliamo perderci. Ma allora cosa cerchiamo, delle favole?

Loopguru

emo ha detto...

@Loopguru> il vantaggio, innanzitutto, mi è dato dall'essere un libraio.
a parte questo, possono essere tanti i motivi per cui scelgo un libro: l'autore, il titolo, il carotaggio fra le pagine di un volume, il seguire il consiglio di un amico, il fidarmi di una recensione, la casualità.
non ne scarto nessuno.

perec ha detto...

compro libri in quantità industriali. ne ricevo moltissimi, e molti di quelli che arrivano a casa vengono prontamente ridistribuiti. sono i libri del lavoro, e non ho per loro una particolare affezione. a volte, anzi, mi tolgono il sonno. ho sempre, accanto al letto, una piccola pila. c'è un saggio, un libro di poesie, un romanzo e una raccolta di racconti. a seocnda dell'umore, di quanto è stata pesante la giornata, di quanta voglia ne ho... sfoglio e leggo qualcosa, solo da uno o un poco da tutti. non leggo per cercare, ultimamente, anche se ricordo un periodo di ricerca e di fme di informazioni, leggo per andarmene.
la sensazione più frequente, è che un libro mi serve per evadere. per andare in un posto dove sono solo io. e faccio molta attenzione ai libri che mi consigliano. se segui il suggerimento, spesso trovi nel libro pezzettini sparsi di chi te l'ha suggerito. e questo è un bel gioco. ma ci sono anche giochi più pesanti, vere e proprie cacce al tesoro: leggi tutti i libri dell'autore che piace tanto a qualcuno che ti paice. e normalmente, è per vedere il mondo con i suoi occhi. come frugare nei cassetti di un altro.
e poi ci sono i libri scritti dagli amici. quelli, li leggo con tripla attenzione, e mi diverte cercare particolari, vissuti comuni, pensieri che in fondo mi sono già noti.
ma, davvero, quando leggo per me sola, leggo per andarmene. sul filo dei pensieri di una persona che sa come parlarmi, che mi trascina in un altrove che è esattamente il posto dove voglio andare.
c'è un ultimo caso, ed è quello in cui sono io a regalare un libro. e in quel caso, so di chiedere a chi lo riceve di pensare con i miei pensieri.

igort ha detto...

Per Loopguru,

Sergio Leone disse in un intervista che lui creava favole per adulti, e stava parlando di C'era un volta in America. Che è anche un film molto duro.

E' insito nel raccontare un certo tono da favola, ma senza zuccheri aggiunti, possibilmente.

A me, per esempio l'idea di Spielberg che siamo tutti fanciulli, un poco mi urta i nervi.
Anche perché non riesco a fare mia l'idea del fanciullo che ha un americano.

Siamo più complessi noi del vecchio continente.
O sono solo un po' razzista?

Anonimo ha detto...

Emiliano, non vale. Come sarebbe a dire, ma allora leggi a sbafo?

loopguru

Anonimo ha detto...

molto spesso orizzonti,
ma anche noi stessi.

In un determinato periodo della mia vita poi, andavo alla ricerca di trasposizioni letterarie dei miei incasinati stati emotivi che potessero comunicare con maggiore chiarezza alle persone a me più care cosa mi passasse per la testa. Avrete infatti capito a questo punto che con le parole non ci so proprio fare.
Un esempio: circa sette anni fa prendo questa incredibile sbandata per quella che a tutt'oggi ritengo la donna più importante della mia vita. Prima ho provato a farle capire quanto ne fossi innamorato ingoiando barbiturici, benzodiazepine e vaccate varie per recarmi sotto casa sua, urlarle tutto il mio amore e cadendo per terra spaccandomi la testa. Mi ha dovuto riportare a casa in preda al panico. risultato: mia madre in preda al panico, lei terrorizzata cerca di evitarmi il più possibile. Poi la svolta: escono i primi libri Coconino! Forse è stato con Summer blonde che ha incominciato a sciogliersi... fatto sta che adesso ha tutta la mia collezione a casa sua.

Anche adesso i fumetti Coconino esprimono al meglio ciò che sento: ho sfogliato per l'ennesima volta Lampi e Fats Waller prima di inscatolarli per le spedizioni: ho messo su Solar mith vol. 1 di Sun Ra e mi godo una fantastica pausa prima di riprendere il lavoro (che poi per me lavoro non è).
Adesso capisci come ha fatto Giusy a mettersi con uno come me?
un saluto,
Charlie Chaplin

igort ha detto...

Che bella lettera. Da l'impressione che viviamo in un meraviglioso mondo squinternato, ma molto, molto migliore di quanto i giornali non ci facciano credere.

I fumetti che ti cambiano la vita?
A me è successo. A wenders è stato il rock'n'roll che gli ha "salvato" la vita.

Ma io lo so, che, anche se hai i piedi che muovi come charlie Chaplin e ti piace il beri beri, sei una bella e ricca persona.
Dovresti solo curarti quella fastidiosa narcolessia.

E' strano parlare con qualcuno che improvvisamente parte in vacanza da Morfeo.

Un grande abbraccio.
Ti manca solo Stomu Yamashta e siamo nella mia infanzia.

igort ha detto...

Che bella lettera anche quella i Perec, come sempre. Sono cosi' felice che lei frequenti questo club, che non mi vergogno neppure a dirlo.

emo ha detto...

@loopguru> decisamente e orgoglionamente ;)
Non rinuncio comunque mai a visitare altre librerie, quando sono fuori città.
E, 9 su 10, finisce che compro qualcosa che non ho o - per le reazioni esterrefatte di chi mi accompagni - che ho in libreria, ma che DEVO acquistare in quel luogo e in quel momento precisi.
M'è capitato l'ultima volta in aeroporto con "Questo non è un paese per vecchi" di Cormac McCarthy...

Anonimo ha detto...

commosso posso allora riprendere l'imscatolamento con più zelo di prima

perec ha detto...

grazie.
le ricordo il lato b...

Anonimo ha detto...

Scherzavo Emiliano.

loopguru

igort ha detto...

Leggo nel blog di Bananos un annuncio. Condiviso. Facciamo i gruppi di ascolto, domani sera, rai tre ricomincia REPORT. Noi amiamo questa donna! ( e non solo questa)

bananos ha detto...

Bendetto!! (ehm..specialmente l'ultima frase...)

perec ha detto...

in questo caso, meglio una raccolta fondi. vogliamo parlare delle querele e delle cause civili per danni?
ciao, bananos... come stai?

bananos ha detto...

i beg your pardon,out for dinner.....comunque va bene,felice di rileggerti perec

bananos ha detto...

non è detto che le perda (lei e la redazione)quelle cause civili poi......

bananos ha detto...

comunque per non andare ulteriormente offtopic,io ultimamente soono un pochino sotto pressione e non riesco a leggere:avete dei consigli?l'ultimo libro che ho provato è "lontano da cuba" di Latour ,cubano esule,sono arrivato a metà e mi sono fermato........

bardamu ha detto...

credo che ci siano poche cose che hanno tanti livelli e stratificazioni come la lettura. e ogni volta, puoi scegliere cosa vuoi in quel momento dal libro. tutte le cose che sono emerse fino ad ora, non si escludono necessariamente l'una con l'altra. In un libro puoi trovare , se vuoi e se sai cercare bene, di tutto: la narrazione pura di una storia, esperienze e punti di vista di altre persone, strade e luoghi che non conosci, la possibilità di "viaggiare fuori"... qualsiasi cosa tu sia in grado di trovare frugando l'oggetto in profondità.. anche solo ritrovarti.
e a volte quando sei davanti ad un grande libro, tutto questo "simultaneamente"

igort ha detto...

Nella storia in questione. Il film 84 Charing Cross road, la cosa che mi tocca è che si parla di cos'è un libro. Si parla dell'edizione, e del modo in cui è redatto, della qualità della stampa. E non lo si fa sotto il profilo del semplice collezionismo.
Chi si scrive queste bellissime lettere, lo ricordo, sono un libraio e una scrittrice.

E il tipo di osservazioni è del genere che mi sono posto quando ho pensato ai libri della coconino press.

Che cos'è un libro per me?

Un oggetto che trasmette cose, anche molto intime, e al quale si finisce per volere bene.
Un oggetto di affezione.
I libri nella prima metà del novecento avevano un aspetto più solenne, (erano sontuosamente rilegati, con il dorso di tela talvolta, il titolo serigrafato, magari a caratteri in oro. E avevano un aspetto forte, imponente, cui ti aggrappavi).
Ora il canadese Seth è un autore molto sensibile a questo riguardo, e ha riproposto con tutti i suoi libri una visione simile.
Nel suo caso non puo' esistere un'operazione standard da un punto di vista editoriale. Voglio dire, non è l'editore che dice "ne facciamo un pocket o lo mettiamo in una collana cosi' e cosi'".
No, è Seth che pensa a un'idea di libro e studia un progetto che non è solo grafico ma ridefinisce l'oggetto libro.
E chirs Ware da un 'altro punto di vista rilancia questa idea (e sembra dire, in maniera pure maggiore, che la grafica contribuisce a creare la preziosità e l'indispensabilità di questo oggetto).

Questo porta a pensare a dimensioni quasi artigianali, personali, molto in contrasto con l'epoca nella quale viviamo, fatta di standardizzazioni e prodotti da supermercato. L'editoria oggi è in un momento di grande espansione, viene diffusa a centinaia di migliaia di copie.
Il paradiso?
Non riesco a gioire piu' di tanto perché in fondo mi sembra che il libro secondo questa visione sia un semplice oggetto di aredamento. Lo si compra per metterlo negli scaffali.

Quello che andrebbe rimesso in gioco è il nostro rapporto con questo meraviglioso "oggetto di affezione".
Per questo mi interessa capire perché leggiamo e cosa la lettura rappresenti per noi.
Perdersi. Un tempo si diceva "letteratura d'evasione". Ma esistono altri sensi del leggere, no?

Anonimo ha detto...

i libri di Seth che conosciamo in italia sono diversi dalle edizioni americane?

Loopguru

igort ha detto...

I libri di Seth pubblicati da Coconino hanno la grafica di Seth. Ma da qualche anno a questa parte sono stati rieditati in versione deluxe in Nord America e Canada. Quindi, come tutti gli altri volumi piu' recenti, da Vernacular in poi, hanno una veste editoriale decisamente lussuosa. Copertina cartonata, telata, serigrafata e sovracoperta in carta mat (opaca). L'ultimo, "Wimbledon Green" ha una copertina in tela con personaggio a pressione in oro. Una cosa che fa decisamente pensare alle edizioni di una volta.

Anastasia ha detto...

Da giovane fidavo nelle somiglianze e nel riconoscimento (sia nei rapporti umani che nelle letture); la vicinanza mi sembrava avere un certo calore e, sotto innumerevoli fattori, connaturava una autoreferenziale compiacenza furfantella che tornava anche comoda.
I percorsi secondanti analogie sono però usi peculiarizzare sovente una calamità titanica: l'aspettativa. Sotto questa egida le affinità corrono il rischio di tramutarsi in pericolosi perimetri rappresentati da un glossario ad essi cumulabile "Non mi aspettavo questo da te, ci sono rimasta male" (riferibile sia al novello tomo di uno scrittore noto che ad un qualsiasi umano).
Da lustri seguito a scoprirmi invece felice grazie alle distanze; a tutt'oggi quello che riesce a separarmi dalle consunte carraie della mia conosciuta struttura si accompagna ad una igienica impressione di perdita di innocenza (ché la reiterazione di elementi familiari crea una sorta di sindrome da Peter Pan muffo); le tracce in grado di operarare contaminazioni hanno al contrario perennemente Fame (e generano un notevole appetito).
Apro un libro come fossi imbunche (il "bimbo-santo" di Donoso, inquietante fantoccio dai pertugi cuciti) e sempre -avendo ormai fortunatamente smarrito qualsivoglia aspettativa- vengo condotta in posti a me distantissimi che, nel medesimo tempo, diventano gli unici universi possibili (nel mentre le imbastiture si slargano).

Concludo con due citazioni (figliate da due rinomati germici):

"Le affinità cominciano ad essere interessanti quando producono separazioni."

"Amici, non l'amore per il prossimo vi consiglio, ma quello per il remoto."

igort ha detto...

"Da lustri seguito a scoprirmi invece felice grazie alle distanze..."

le distanze, il remoto. bello.

Molto proustiano.

A napoli abbiamo fatto tre interviste. io , Gipi e Baru. Era curioso che mentre per Baru generare una storia era un affare che rimandava a una rabbia. Per Gipi era legato a quello che succedeva.
Per me era invece faccenda di "memoria".
I conti da fare con il passato, che pero' per me non è trascorso, passato. Dimenticato o remoto. per me la nostalgia è legata anche a quello che ancora devo vivere.

Cerchiamo, a volte, a me capita, questo senso di nostalgia. Nelle luci lattiginose che ricoprono certi racconti.

In questo senso certe cose di Graham Greene sono notevoli.

Anonimo ha detto...

Non conosco Graham Greene, lo cerchero', cosa consigli?

Il tuo lavoro, è vero, è molto legato al senso della nostalgia. E' per questo che Baobab sembra se metti le copertine di fianco una cosa antica, degli anni cinquanta?

Loopguru

Anastasia ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
brekane ha detto...

Dice Holden Caufield: "quelli che mi lasciano senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira"

non ricordo chi diceva invece, più o meno, che scrivere è incanalare il mondo in un unico binario mentre leggere è un'apertura infinita agli infiniti mondi degli altri.

i libri migliori per me sono quelli che ti fanno venire voglia di scrivere dopo averti ipnotizzato per un tempo indeterminato - ma sempre troppo breve.

il problema che mi assilla da qualche tempo non è cosa leggere, ma come si legge? come fate voi? prendete appunti? sottolineate? piegate le orecchie del libro? o nulla di questo? io le provo tutte, ma sempre poi mi ritrovo a non capire il perchè delle sottolineature, delle orecchiette o dei brani copiati privati dal contesto di lettura...

igort ha detto...

Bello questo.
Vi scrivero' meglio più in la, adesso sono al galoppo.

Ma per me il libro è sacro, lo voglio intonso. Non voglio lasciare traccia del mio passaggio. Non lo voglio squadernare, sottolineare, lo sfoglio a malapena.
io prendo nota a latere, sui miei block notes. E si crea, inevitabilmente, una narrazione altra. Fatta di digressioni. Ci penso adesso per la prima volta: è' cosi' che comincio a rubare. Se un libro è buono si ha voglia di rubargli qualcosa. Profumi, suggestioni. Sospensioni.

Se leggo e non scrivo nulla significa, in genere che qualcosa non va.