8 luglio 2006

ARGENTO! (capitolo 36)




Vivendo come era sempre vissuto concepiva il mondo esterno a lui come un’ unica, immensa carta postale. Visione illustrata di paesaggi e luoghi e panorami, che variavano come varia la latitudine geografica.
In quei luoghi, che non abitava neppure ipoteticamente, poteva esserci vita, materia prima, perfino ricchezza. Cose che lui considerava unicamente come beni da amministrare.
Non che questo sguardo, che agli occhi dei più sarebbe apparso forse “cinico”, lo allontanasse dalla vita palpitante. Tutt’altro. L’alcalde si considerava un viveur.
Uomo di mondo e discreto navigatore nei flutti dell’esistenza.
Ma amava? Aveva mai saputo amare?
Questa domanda lo attanagliava, nelle notti insonni di tedio invernale e si faceva strada nella sua psiche con quell’incedere marziale che aveva dettato il ritmo della sua intera esistenza. Era allora che, con piacere, eccitazione quasi, decideva di reagire. Era uno che combatteva, dopotutto.
Con tutte le sue forze rinchiudeva in un’ipotetica cella quel suo dubbio atroce e faceva aprire, all’attendente di turno, una cella reale per dedicarsi, con lo scrupolo necessario ma anche con la spinta inesorabile, all’arte dell’interrogatorio dei prigionieri.
Erano temutissime quelle notti di sangue, perché l’alcalde non era solo spietato sui prigionieri ma, per dimostrare in quale considerazione tenesse le umane debolezze, lo era pure su se stesso.
Si sottoponeva alle torture che poi avrebbe inflitto (con ben altra forza, ma questo appariva quasi come un dettaglio) al prigioniero sotto i suoi occhi impietriti.
Ed era questo macabro rituale di rivincita interiore a sancire spesso, dopo ore infinite passate a estorcere confessioni improbabili a prigionieri politici, la morte stessa del prigioniero.

Allora, con passo marziale, si ricomponeva e lavava le mani, poco prima di raggiungere i suoi appartamenti. E contrito, come la situazione prevedeva, attraversava silente i corridoi scarsamente illuminati, pensando alle sue rose nere. Al roseto che coltivava con cura maniacale nei giardini della sua residenza. Sì, era uomo sensibile cui la vita imponeva momenti davvero grami. Doveva amministrare lui. Dare una linea, tracciare una prospettiva. Sospirava, e arrivava qualche singulto. Quei singhiozzi che nei casi migliori diventavano lacrime, non certo copiose, lo portavano a una sorta di autocommiserazione. Poi, commosso della sua stessa commozione, comprendeva che, sì, aveva un cuore.
Era “uomo” nella concezione guerresca della Grecia classica. E finalmente si addormentava a giorno fatto in quello che si compiaceva di chiamare “il riposo del guerriero”.


Odio e ostilità si erano diffusi con la forza della tempesta in quella terra che accomunava tutti, miserabili o militari, solo un unico cielo rovente.
E l’alcalde era solo, evitato dai più e isolato nella sua stessa residenza da un filo spinato che lui stesso aveva badato di disporre ben bene.

Quando arrivò la notizia che la piana do diablo era sprofondata ci fu un gran discutere ai piani bassi. Si era incerti se chiamar il colonnello Ramirez o se disturbare l’alcalde convalescente. Fin quando il tenente, solerte e intraprendente come suo solito decise di disturbare entrambi passando prima, per questioni di pura gerarchia, alla residenza dell’alcalde. 
Era con lui, a prendersi cura dell’alcalde, Don Erminio, su dottori, e se era vero, come pareva che fossero coinvolte diverse vite umane, in quell’emergenza un dottore sarebbe stato utile.


Piovigginava da giorni, in quel cielo grigio e soffocante che sembrava immutabile. E quando Don Erminio fu svegliato dal toc toc alla porta ebbe conferma che ancora si trovava in quelle stanze odiose, in compagnia di quell’uomo odioso.

Il tenete cercava di svegliarlo e l’alcalde, ebbe come un sussulto quando si vide davanti il soldato.
“Che c’è? Perché vengo disturbato?”
“Un emergenza eccellenza”.
“la piana do diablo, pare che sia sprofondata, in seguito alle cattive condizioni climatiche, eccellenza”
“sprofondata?” Era incredulo, piuttosto intontito dalla febbre, l’alcalde.
“pare che ci siano decine, forse diverse decine di corpi sepolti dal fango, signore.”

Erminio sentì la notizia e si sedette, sul brodo del letto. La notizia non era per nulla positiva. Pensava a El gato, che aveva curato qualche anno prima. Quell’uomo aveva avuto bisogno della sua ssistenza, perché i reni gli facevano un male dannato e lo aveva fatto chiamare.
Il cunicolo sette si era aperto sotto i suoi piedi e Don Erminio aveva fatto solenne giuramento di non rivelare a nessuno, neppure sotto tortura, quello che vide.

Si domandò se El Gato fosse stao ancora assistito dalla sua stella, se avesse ancora dato segno delle sue numerose vite a disposizione.
E si domandò cosa sarebbe accaduto agli altri mebri di quella nutrita confraternita di ribelli.
Si sciacquò la faccia.
L’alcalde frattanto preso dal furore di quella notizia dimenticò di essere convalescente, febbricitante e indebolito e reagì con il nerbo che gli piaceva simulare di avere.
“Avete svegliato il colonnello Ramirez?”
“No, eccellenza, prima voevo consultarmi con Voi”
“Si capisce, svegliatelo subito e date disposizioni che un plotone di 40 uomini si prepari all’uscita.”

L’azione lo inebriava, in quella terra in cui nulla parva accadere finalmente una catastrofe lo metteva amlla prova. Sarebbe stato amato da quella popolazione ingrata? Si sarebbe mostrato valoroso e abile a portare soccorso.

Si sporse dalla stanza. “Chiamate il telegrafista, presto.”


Mentre si vestiva si accorse della presenza di Don Erminio.
“ah, giusto voi. Avrete occasione di mostrarvi utile, una volta tanto.”

Quell’ultimo commento gli sembrò servisse a motivare il medico. Che si sentiva psicologo e portato per il comando, cosa che si era ripetuto dalla più tenera infanzia.

Affondava sempre più, senza fiato, in quella marea fangosa. Eppure non c’era disperazione, né panico, dentro Elmer. Quando ebbe sentito la presa alla sua caviglia che lo portava in basso verso i gorghi di quel fango umido che adesso gli invadeva le narici, aveva compreso che gli uomini talpa non erano altro che uomini di carne e ossa, come lui immersi nella mota.
Così fece per liberarsi e diede un calcio secco verso il centro, dove sperava di colpire la testa di quel qualcuno che lo portava a fondo.
Aveva altro da fare piuttosto che morire così, in quattro e quattr’otto.
Doveva trovare quel preziosissimo volumetto nero vergato a mano, che, lo sapeva, il suo istinto di animaletto da combattimento glielo diceva, era pieno di cose interessanti scritte apposta per lui.
Fu solo dopo qualche minuto quando vide avanzare, arrancando più che nuotando, verso di lui, Gregory, con uno sguardo pieno di odio, che comprese chi mai poteva averlo afferrato. E fu in quel mentre che vide la faccia livida del duca di porcellana emergere per prendere una immensa boccata d’aria.
‘Damned bastard”, fu quel che udì mentre riceveva un pugno sul naso.

Bruciava, lo sapeva. Ma non era quello il pensiero principale.
Doveva fuggire, non poteva permettersi un combattimento da arena, non era quella la situazione, era chiaro. Così, a dispetto del suo smisurato orgoglio (era pur sempre un piccolo gradiatore addestrato al combattimento) desistette e si diede alla fuga.
Afferrò il tronco le fronde di un’acacia e riuscì a issarcisi. L’acacia sebbene semi sommersa sembrava non cedere e il picolo Elmer, imprecando si allontanò, un salto dopo l’altro per cercare di far perdere le tracce. Greg cercava di emulare le sue gesta ma non ebbe la stessa fortuna. Elmer spezzò un ramo e con questo colpù una, due, molte volte, le manine di Greg che afferravano il ramo. Poi andò al sodo, e lo colpì alla testa. Quando vide Greg affondare con la testa spaccata fece un grido di gioia e scappò come un gatto selvatico.

15 commenti:

brekane ha detto...

Ciao Igort,

sono un po' indietro con argento, ma appena mi metto in pari ti dico.

Volevo chiederti una cosa, e segnalartene un'altra, che forse sai già.
La prima: ho letto da Sparidinchiostro che la fantagraphics pubblicherà tutto il braccio di ferro di segar. Non è che per caso avete intenzione di tradurlo? (ti prego, dì di sì!)
L'altra: hai letto del nuovo progetto dei resident? (io l'ho trovato qua:
http://www.valentinatanni.com/blog/2006/07/river-of-crime.html)
ciao
alessandro

boris battaglia ha detto...

segar non si traduce

al limite ci si inventa qualcosa che funzioni come i sottotitoli nel cinema

sciao
boris

igort ha detto...

Sono d'accordo con Boris che si perde qualcosa con la traduzione (anche Maus o Krazy kat hanno perso qualcosa) ma ci sono anche delle invenzioni interessanti a volte. per esempio SPQR in asterix tradotto da noi in "sono pazzi questi romani" in francia non esiste.
E' una invenzione del traduttore italiano.

Popeye è uno dei miei miti, vediamo cosa fare. Anche se so che sarà un bagno di sangue.

Boris hai un'idea? I sottotitoli fanno perdere la scansione del racconto e l'immediatezza della lettura sulla pagina.
Studiamo qualcosa eventualmente se avete idee proponete.

Anonimo ha detto...

Ciao.

Sono alberto choukh. (vi seguo da un bel po' anche se non ho mai postato. Provo ora non so che con risultati che' non sono troppo addentro alla meccanica del blog). Bello leggere un nuovo Argento! dopo la breve sosta.

Ancora meglio vagheggiare un'edizione Coconino di Popeye letterata, tradotta e curata dallo strepitoso Ponchione che mi pare di Elzie C. Segar se ne intenda parecchio...

Silvialbi.

igort ha detto...

Povero Ponchione, traduttore e curatore e grafico.
Bisognerebbe sapere se lui è d'accordo, ma se ne potrebbe parlare.

In fondo perché no? Seth fa la grafica di Peanuts e Ponchione potrebbe occuparsi di Popeye.

P.S. per Argento. ho delle difficoltà a imbucare i nuovi capitoli e sto chiedendo soccorso a un amico per questo. Questa è la causa dell'assenza dell'immagine nel cap.36. A brevissimo sarà visibile anche il capitolo 37 che è pronto da due giorni.

Sto scrivendo e spero di risolvere presto i problemi tecnici. Stay tuned.

best

brekane ha detto...

E' vero che traducendo si perde sempre qualcosa, soprattutto in opere che hanno un uso comico, inventivo ed "espressionista" del linguaggio come Krazy Kat e Popeye. Infatti, il volume di Krazy Kat pubblicato dalla Milano Libri a suo tempo era illeggibile. Mentre la traduzione di Popeye della comic art mi sembrava buona.

Un buon traduttore riesce a compensare le perdite con altre invenzioni, e soluzioni innovative, etc.

Potrei leggermeli in inglese, ma mi piacerebbe che questi fumetti raggiungessero un pubblico più grande, e mi piacerebbe poterli prestare.


Il meglio sarebbe presentare un'edizione con le striscie ripetute due volte: pagina pari in originale, pagina dispari tradotta. Immagino però che i costi siano un po' eccessivi. Oppure con un apparato di note in fondo al volume.

igort ha detto...

non sono tanto i costi quanto la fruibilità di un'edizione a doppia pagina a preoccuparmi. Leggere un racconto con la pagina ripetuta due volte compromette il ritmo e la scansione narrativa.
Continuo a pensare, per ora, che la traduzione dei ballon sia il male minore.

Ranieri Carano che traduceva Krazy Kat ha fatto, a suo tempo, un ottimo lavoro.

brekane ha detto...

sulla leggibilità hai ragione. anche se probabilmente dopo un po' il lettore si abitua a cercare subito la pagina giusta. no forse no.

il volume della milano libri che ho io (del 1974) purtroppo non è tradotto da Carano, ma da Emanuela Samek Lodovici e a me non sembra un gran che.

ciao

ponkyo ha detto...

Ringrazio la stima ma mi tremano già gli avanbracci (che NON sono come quelli del marinaio) al solo pensiero. Diciamo che suderei molto volentieri su tutto ciò che è FUORI dalle strips. Okkei ke sono matto, però...

Anonimo ha detto...

esiste già una traduzione italiana, penso completa, del popeye di segar. l'ha realizzata comic art nei primi anni '80 e ne ho un buon ricordo. qui al cfapaz ce l'abbiamo tutta. non si potrebbe partire da lì per un eventuale riedizione?
micgin

igort ha detto...

Popeye è stato pubblicato anche in una serie di Oscar della mondadori che io custodisco gelosamente. Bisognerebbe verificare con il testo originale se la traduzione è di livello. Non è affatto semplice, ha ragione Boris. Anche io ho le mie perplessità ma non ho ancora trovato la soluzione. D'altra parte abbiamo tradotto anche joice, non vedo perché non si possa tradurre segar.
(a dire il vero come è stato tradotto 5 in inglese è stato per me come una amputazione, quindi dovrei essere più prudente forse con le mie affermazioni. Eppure abbiamo fatto di tutto ma non pareva essereci soluzione pienamente soddisfacente.).

ponkyo ha detto...

Gli Oscar di Popeye (e quelli di Zio Tibia) furono i miei vangeli delle elementari, alcuni li ho doppi perchè all'epoca coloravo a pennarellazzi i cazzotti, insudiciandoli del tutto.
Alcuni (Per un Pugno di Spinaci, Oggi spinaci Domani Pugni, A Tutto Spinacio) presentarono anke l'immediato seguito delle storie di Segar, il materiale di Bela Zaboly e Doc Winner, cmq non disprezzabile. Non mi risulta sia mai stato ristampato.

Luca ha detto...

E' importante farla tradurre e ricontrollare da un altro traduttore. Giusto dare un'occhiata alle altre traduzioni. Come dice Igort e' stato tradotto anche Joyce, ma il traduttore medio di fumetti non e' sempre al livello dei tecnici che hanno lavorato su L'Ulisse.

Anonimo ha detto...

popeye... pogo... moomin...
quante cose meravigliose da ristampare...

Anonimo ha detto...

se andate su
http://opac-cfapaz.org
e digitate Segar nella maschera di ricerca, ottenete 95 titoli presenti nella nostra biblioteca e riguardanti popeye di segar.
tenete presente che dove c'è indicato "titolo analitico" s'intende un titolo apparso all'interno di una rivista e dove trovate "monografia" s'intende un libro.
riguardo all'edizione Comic Art, il traduttore è stato Luciano Guidobaldi. i libri in nostro possesso coprono il periodo dal 29 al 38. è probabile che i diritti siano liberi come dei gabbiani, e questa edizione potrebbe essere il punto di partenza, almeno per la sua completezza.
micgin