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25 aprile 2012
triennale
l'8 maggio inaugura una mia mostra alla triennale di Milano. La mostra si chiama come il mio ultimo libro, pagine nomadi, e racconta il lavoro di questi ultimi anni, e l'idea di narrare viaggiando. L'ha curata il buon Vincenzo Trione insieme ai suoi allievi dello iulm. E' stato un lavoro molto intenso e stimolante che mi ha permesso di meglio capire dinamiche e metodi che di solito vivo dal di dentro.
Il volume di 176 pagine è lo specchio di questo lavoro di ricerca e osservazione; nel libro ci sono tantissimi materiali inediti e privati, appunti sul metodo, e disegni fatti in treno o in albergo,oltre alle storie a fumetti che andavo raccogliendo e che sto disegnando in questi ultimi mesi, dopo i quaderni russi. E la mostra è lo specchio di un work in progress, esperienza preziosa per me, perché viva. E' un pò come un'istantanea. A volte mettersi in discussione è doloroso, ma come diceva Tiziano Terzani, "se ti si parano davanti due strade, scegli quella in salita e ti troverai sempre bene".
Siete tutti invitati.
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5 marzo 2012
Pavel

Pavel Florenskij era nato il 9 gennaio del 1882, a Evlach, in Azerbaigian, da madre armena. La sua infanzia nel Caucaso è fonte di tanti ricordi riportati fedelmente nelle lettere ai figli e alla moglie. Cresce in Georgia. Nel corso degli studi rivela una profonda attrazione per le materie scientifiche, a scuola però si annoia; è nella natura che i suoi interessi si risvegliano. Fin da piccolo la sua osservazione minuziosa dà origine a un metodo di studio e catalogazione, che gli servirà da adulto. Immerso nella natura, tra piante e minerali coglie il mistero che lo porterà, anni dopo, a una vocazione mistica molto importante. Il padre, ingegnere ferroviario, uomo di cultura molto rispettato, è figura di riferimento. La madre, austera e distratta, rimarrà per sempre come un vuoto nella sua vita.
Si laurea nel 1904 all’Università a Mosca in matematica e fisica, avendo avuto come maestro N.V. Bugaev, uno dei più eminenti matematici russi dell’epoca.
Subito dopo frequenta l’Accademia teologica di Mosca e approfondisce lo studio delle lingue antiche e delle scienze bibliche con risultati molto elevati.
Prende i voti, pubblica numerosi scritti di argomento teologico, filosofico, spirituale, ma non trascura le ricerche matematiche, sviluppa tematiche epistemologiche.
Dice di credere in una mistica scientifica, e in una scienza mistica.
Partecipa attivamente alla vita culturale moscovita pre-rivoluzionaria fatta di circoli simbolisti, società teosofiche, antroposofiche, che considera però distanti avanguardie artistiche.
Quando viene chiamato alla cattedra di Storia della filosofia, riscuote grande successo presso gli studenti e i suoi stessi colleghi.
In quell’epoca frequenta Anna Mikhailovna Giacintova che sposerà nel 1910. Sua moglie resterà al suo fianco per tutta la vita.
Una volta monaco presbitero indossa l’abito talare che non toglierà mai più, fino alla deportazione.
Nella Russia comunista quella tunica sarà fonte di grandi guai, ai congressi scientifici desta scalpore e inquietudine che un uomo di chiesa sia uno scienziato tanto influente.
Ma prima, negli anni che precedono la rivoluzione, la sua carriera ha un esito sfolgorante, viene nominato docente straordinario di filosofia, si interessa alla “storia delle idee”.
Insegna, approfondisce i suoi studi sul concetto di infinito nella logica simbolica e matematica.
Negli anni dal 1911 al 1917 dirige la prestigiosa rivista Messaggero Teologico di cui rinnova contenuti e impostazione.
Nel 1914 pubblica La colonna e il fondamento della verità, uno dei suoi testi più importanti. Saggio scritto in forma epistolare, oggi ritenuto la "summa del pensiero teologico ortodosso", e pietra miliare del pensiero filosofico-teologico contemporaneo.
Florenskij è a tutti gli effetti figura unica, pioniere di un nuovo orientamento di pensiero in campo teologico e scientifico, capace di contrastare l’avanzata del pensiero nichilista.
Dopo la rivoluzione russa, a differenza di molti suoi colleghi intellettuali che scelgono l’esilio, Florenskij crede nella necessità di rimanere in patria, al fianco di chi subisce soprusi e violenze. Questa sarà la sua condanna.
Diventa docente di "Analisi della spazialità nell’opera d’arte" e riesce, tra diverse difficoltà, a lavorare sino al 1924. Porta avanti la ricerca tecnico-scientifica nel settore della fisica e cura molte voci dell’Enciclopedia Tecnica. Collabora anche con l’Istituto Elettrotecnico di Stato.
Molto vasta la produzione scientifica che va fino al 1928. Poi il primo arresto. Interrogato nei tetri uffici della Lubianka, confessa sotto dettatura complotti inesistenti. In nessun interrogatorio accetterà di accusare i suoi colleghi o conoscenti, cosa invece molto diffusa all’epoca.
“Oscurantismo”, questa l’accusa con cui è incarcerato. Nel suo dossier viene subito catalogato come “soggetto socialmente pericoloso” e condannato al confino.
Arriva la depressione, lo sconcerto. Tre mesi dopo viene liberato in seguito all’interessamento di eminenti e influenti colleghi. La sentenza viene annullata. Una svolta nella sua vita, avverte il pericolo ma non vacilla. Pur avendone l’opportunità Florenskij rifiuta ancora una volta l’esilio a Parigi.
Lavora, studia e scrive ancora per qualche anno, circondato da una palpabile ostilità. L’ambiente intorno a lui è sempre meno accogliente, è chiaro, oramai è un uomo braccato dal regime. Un nemico del popolo.
Malgrado tutto, senza timore, si presenta alle riunioni scientifiche in abito talare.
Nel 1933 il secondo arresto. Nuove confessioni incongruenti sotto dettatura. Poco dopo la condanna terribile: dieci anni di lager e il trasferimento a Skovorodino, nella Siberia occidentale, dove comincia i suoi studi sul gelo perpetuo. Soffre perché gli sono stati portati via gli occhiali. È costretto a leggere e scrivere completamente incurvato sul tavolo. Lontano dalla famiglia invia lettere umanissime e rassicuranti, minimizza le proprie condizioni e la vita di stenti. Si preoccupa per le difficoltà economiche nelle quali, in seguito alla sua condanna, versa la famiglia. Poi, dopo anni, finalmente nell’estate del 1934 riceve la visita della moglie e dei tre figli più piccoli. Sarà l’ultimo incontro.
Il primo settembre dello stesso anno viene trasferito nell’arcipelago delle isole Solovki, la più terribile delle colonie penali, il gulag che dista soli 160 km dal circolo polare artico.
Le condizioni inumane e il progetto sistematico di annientamento della persona sono un duro colpo. Nelle Solovki si muore come mosche, regna il terrore, il dolore. Le fucilazioni sono all’ordine del giorno. E non sono solo i prigionieri a subire questa sorte. La macchina di sterminio sovietica elimina sistematicamente gli stessi ufficiali e militari. È un uso comune. Per tre anni, in queste condizioni spettrali, Florenskij studia brevetti importanti sull’estrazione dello iodio dalle alghe marine.
Ma è cominciato un lento e progressivo declino.
A soli 55 anni, l’8 dicembre del 1937 viene ucciso con un colpo alla nuca, assieme ad altri 500 detenuti nel bosco fuori Leningrado. La sua sorte verrà tenuta segreta per decenni. Fino ai giorni recenti, quando l’apertura degli archivi segreti dell’ex URSS rivelerà questa triste fine.
"Nulla si perde completamente, nulla svanisce - scrive in una lettera - ma si custodisce in qualche tempo e in qualche luogo, anche se noi cessiamo di percepirlo".
La produzione di Florenskij è vastissima e spazia in tutti i campi: teologia, scienza, filosofia, letteratura, linguistica, arte, musica.
È tuttora considerato una delle menti più fulgide del Novecento.
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25 dicembre 2011
21 ottobre 2011
18 ottobre 2011
quaderni russi, in libreria

Si coclude con questo volume il ciclo di racconti registrati nel corso degli ultimi anni negli ex paesi dell'Unione sovietica. Ucraina, Russia, Siberia. Diario di un lungo viaggio che ha cambiato la mia vita. Ricordando Anna Politkovskaja, con le parole di Galina Ackerman, sua amica intima e traduttrice, con i ricordi intrecciati di vittime e carnefici del conflitto che insanguina la Cecenia in questi anni, in questi giorni.
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12 novembre 2010
parole ucraine

Cominciano a uscire, inaspettati, i primi articoli in Ucraina a proposito del mio lavoro.
Qui una cosa della BBC Ucraina.
http://www.bbc.co.uk/ukrainian/world/2010/11/101110_france_ukraine_art_it.shtml
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19 gennaio 2010
etere
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17 gennaio 2010
prima
15 gennaio 2010
altri frammenti


Seguo il metodo che il grande Alberto Breccia mi rivelò, "disegna fino a tardi anche, ma non inchiostrare alla sera. Ti ritroveresti delle cose sgradite sul foglio".
Così, quando la stanchezza mi lascia libero da certe censure razionali mi lascio andare per comporre e osare. A mattino, quando la mente è vigile riconsidero e inchiostro.
questi disegni sono davvero semplici, servono un racconto che deve parlare da solo, se mi riesce.

Mattina di sabato: i gatti fuggono quando nel mio studio si diffonde la musica di Zappa. Io vado, con penne e segnetti.
8 novembre 2009
domandine

post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2009
L’improbabile intervista di Gianni Minà
di Yoani Sanchez - 9 maggio 2009
Tutta una serie di argomentazioni retoriche - così ampie negli anni Sessanta del secolo passato - muovono i loro colpi di coda moribondi in questo millennio da poco cominciato. È un modo di dibattere sullo stile delle “barricate”, ci si sistema dietro ai parapetti e da un luogo sicuro si lanciano insulti all’indirizzo degli oppositori, invece di argomentazioni. Gianni Minà ha spolverato una parte di quella consumata artiglieria. L’arsenale che ha riversato sopra di me è composto dalle solite accuse: sono una creatura del Nord e ho dimenticato in maniera predeterminata di ricordare i vantaggi dell’attuale sistema cubano. Per concludere mi ripete il ritornello che sono una “sconosciuta” a Cuba, dimenticando che mi sono sempre vantata di essere una persona piccola e insignificante.
Minà, invece, possiede un curriculum di tutto rispetto. È riuscito a intervistare la persona che ha retto i destini del mio paese per cinquant’anni, mentre noi cubani non abbiamo mai potuto rivolgergli domande o rispondergli con un voto depositato nell’urna. Il libro che è uscito fuori da quell’incontro veniva esposto nelle librerie negli anni in cui pensavo di abbandonare il liceo, perché non avevo scarpe da mettermi. Dalla nostra parte e lontani dalle vetrine dove veniva esibita l’ampia intervista in edizione di lusso, succedevano cose molto diverse: si svuotavano le tasche, cresceva la frustrazione e prendeva campo la paura. Tuttavia non comparivano simili osservazioni nelle frasi elaborate di quella pubblicazione e l’autore non ha ritenuto opportuno pubblicare una seconda edizione per riparare a certe dimenticanze.
Mi piacerebbe suggerirle un paio di domande per un nuovo incontro tra lei e Fidel Castro, che probabilmente non avverrà mai. Indaghi signor Minà - lei che può parlare con Lui - come mai non decreta un’amnistia per Adolfo Fernández Saínz e i suoi colleghi, che hanno già scontato sei anni di galera per delitti di opinione. Annoti nella sua agenda, per favore, i dubbi della mia vicina sul divieto di entrare a Cuba pronunciato nei confronti del fratello, dopo “aver disertato” durante un congresso all’estero. Trasmetta l’interrogativo di mio figlio Teo, che non comprende come mai per essere ammesso agli studi del livello superiore deve dimostrare di possedere una serie di requisiti ideologici.
Se lei può avvicinarsi a Lui - più di quanto è stato mai possibile a ogni cubano - le chieda di permettere a questi “sconosciuti” cittadini di associarsi, fondare un giornale, creare un emittente radiofonica, fare domande a un presidente o sfruttare un diritto - che lei esercita senza limiti - di scrivere pubblicamente opinioni molto diverse rispetto a quelle del governo del suo paese. Le assicuro che quella intervista - che lei non farà mai - diventerà un best seller su questa Isola.
Traduzione di Gordiano Lupi
pretendere di non capire
In aperta polemica con Yoani, Gianni Minà fa la sua propaganda castrista. Nostalgia degli anni sessanta, ideologie arruginite e non so quanta buona fede portano ad affermare che:
" I ragazzi cubani che Yoani Sanchez sostiene vivono solo privazioni sanno perfettamente, infatti, che queste conquiste sociali rendono Cuba, pur con tutti i suoi errori, diversa, più libera, dai paesi che invece, negli anni, sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato, come quelli delle villas miserias delle grandi città o come i trenta milioni di bambini randagi del continente.
Yoani Sanchez, nei suoi articoli, fa finta di non saperlo."
Gianni Minà, dal suo blog
Gli avvenimenti di ieri, purtroppo mostrano quanto sia libera la Cuba di Yoani Sanchez, che Minà vede solo, evidentemente, daglle finestre di un hotel a 5 stelle.
" I ragazzi cubani che Yoani Sanchez sostiene vivono solo privazioni sanno perfettamente, infatti, che queste conquiste sociali rendono Cuba, pur con tutti i suoi errori, diversa, più libera, dai paesi che invece, negli anni, sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato, come quelli delle villas miserias delle grandi città o come i trenta milioni di bambini randagi del continente.
Yoani Sanchez, nei suoi articoli, fa finta di non saperlo."
Gianni Minà, dal suo blog
Gli avvenimenti di ieri, purtroppo mostrano quanto sia libera la Cuba di Yoani Sanchez, che Minà vede solo, evidentemente, daglle finestre di un hotel a 5 stelle.
generation y

Ancora dal blog della cubana Yoani Sanchez, il resoconto di un rapimento e pestaggio.
"Sono ancora sotto lo shock della violenza fisica"
"Mi sento piena di dolori come un’anziana che soffre di reumatismi. Nonostante tutto lo spirito blogger è intatto. Hanno risposto alle parole con la violenza: è la sola cosa che sanno fare.
Eravamo all’interno di un’auto, maltrattati, picchiati… tre uomini che non si sono voluti identificare ci hanno allontanati dalla marcia contro la violenza.
Sto rimettendomi in sesto dopo il sequestro di ieri, ma sono ancora sotto lo shock della violenza fisica. La sola cosa che non voglio perdere è lo spirito che anima questa nostra lotta da blogger".
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
una donna

a Cuba qualcuno racconta la vita di tutti i giorni nel suo blog.
ecco un esempio
Si narra che quando cadde il muro e le due Germanie si riunirono, da Oriente arrivarono persone che non avevano mai mangiato una banana. Guardavano estasiati il lungo frutto che i poco forniti mercati dell’Est in tanti anni di economia centralizzata non avevano mai venduto. Penso che assaggiare la dolce polpa di una banana deve essere stato come gustare la fine di un sistema durato cinquant’anni. Tra i due sapori, preferirei sperimentare il secondo, perché ho trovato il primo sulla mia tavola fin da bambina.
Nelle nostre case la banana - insieme all’arancia - è stata uno dei frutti fondamentali, molto prima che i tedeschi conoscessero la sua esistenza. Noi cubani non avremmo abbattuto un muro per addentarne la superba consistenza, ma dobbiamo a lei se negli anni Novanta la nostra alimentazione non è stata ancora più frugale. Il “purè” fatto con le varietà chiamate “macho” o “burro” è stato, per settimane, il solo alimento per il mio corpo adolescente. Come beneficiaria delle sue virtù, vorrei erigerle un monumento, anche se per costruirlo dovessi importare un esemplare dal Costa Rica e usarlo come modello per la meritata statua.
Non vedo una banana da settembre dell’anno passato, quando gli uragani rasero al suolo le piantagioni. Non voglio credere che, dopo aver resistito ai disastrosi piani agricoli e agli sfortunati incroci genetici, finiremo per perdere le banane proprio adesso. Questo frutto che è riuscito a superare gli esperimenti del Grande Agricoltore in Capo, non può morire per colpa di un paio di cicloni. Ho il timore che siamo - come i berlinesi del 1989 - sul punto di sospirare ansiosi dietro al sapore della banana.
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
3 luglio 2008
libera!

uno spiraglio di luce. Ricevo una telefonata alle undici di sera che mi annuncia una notizia insperata: Ingrid Betancourt è stata liberata. Sono commosso e penso agli altri rapiti, a chi è restato nella giungla colombiana, prigioniero da anni. Ingrid ha un bel sorriso, una gioia incontenibile che traspare. Abbiamo perso un'altra grande donna, Anna Politkoskaia, assassinata per le sue idee, e di questo non mi capacito. Almeno possiamo idealmente riabbracciare Ingrid, maestra di coraggio e tenacia. Quando passeggiavo vicino al municipio del mio arrondissement a Parigi avevo sempre un colpo al cuore al vedere il suo ritratto appeso, per non dimenticare.
30 novembre 2007
è viva

dopo anni di incertezze una cosa che riscalda il cuore. Almeno sapere che Ingrid Betancourt, rapita da cinque anni dai montoneros in Colombia e tenuta in cattività nelle foreste, è ancora viva. Con lei oltre cinquemila altri rapiti.
Una cosa semplicemente atroce.
7 ottobre 2007
un anno

Un anno fa moriva assassinata la giornalista russa Anna Politkovskaya. Questa cosa, malgrado il tempo passi, non cessa di farmi star male.
23 febbraio 2007
rovinare la vita

Ogni volta che vedo la sua foto, ogni volta che penso a lei mi sento miserabile. Ingrid Betancourt rapita da 5 anni esatti dai guerriglieri rivoluzionari colombiani è tuttora prigioniera. Questa donna franco colombiana che militava nel partito ecologista evidentemente non gode di grandi protezioni politiche se la Francia o la Colombia non si curano di trovare una soluzione.
Io vengo da una terra in cui il rapimento sembra specialità del luogo, triste primato, e non posso fare a meno di pensare con disappunto a qualcuno che si arroga il diritto di privare un altro essere umano della libertà.
Oggi Fahrenheit le dedica una trasmissione.
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