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12 luglio 2012
mattino
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24 giugno 2012
doppio viaggio
Sul mio tavolo molti libri di mistica. Non è facile tentare una sintesi.
Sfoglio i giornali, mentre cerco di fare il punto, e mi cade lo sguardo su un sottotitolo: torna a suonare la banda degli gnostici che scorticano il sapere con aforismi. Si parla di Sgalambro, di cui sto leggendo Trattato dell'empietà. Ha pubblicato un nuovo libro per Adelphi, Della Misantropia. Ne scrive Guido Vitiello sulle pagine de La Lettura.
Leggo che René Girard riconduceva l'atteggiamento di alcuni intellettuali a un contegno infantile. "Il bambino offeso si chiude nella sua stanzetta e si convince do non aver bisogno di nessuno; dopo un po' la solitudine gli è insopportabile., ma per orgoglio non può ripresentarsi sorridente in salotto, allora, per attirare l'attenzione, senza ammettere la resa, deve compiere un gesto insolente, un delitto da piccola peste: la sua misangtropia ha un disperato bisogno degli altri. Trasponete tutto questo alla letteratura", diceva Girard "e avrete Lo Straniero di Camus".
Misantropia. Posizione eterodossa rispetto al comune sentire. Questo, in fondo, lo stesso Sgalambro rappresenta, di fronte a filosofi più à la page.
Sul mio comodino pascolano molti altri volumetti.
E penso al viaggio di conoscenza che portò nel 1917 Gurdjieff e undici allievi, a piedi, attraverso il Caucaso. Ancora non lo sapevano i coniugi de Hartmann, al pari di molti altri intellettuali della Russia Bianca presenti in quella stramba comitiva di "ricercatori dello spirito", ma quel viaggio non era solo un viaggio iniziatico, fu anche la ragione per cui si salvarono dai bolscevichi.
Gurdjieff abbandona la Russia che ora è in mano all'armata rossa, un'evasione degna di Houdini.
Poi penso a Lev Trockij che viaggia in Europa, incontra Simone Weil, i due discutono della rivoluzione "non ci può essere rivoluzione di masse, se prima non c'è stata una rivoluzione interiore, dice Simone a Lev". Lei, che si è fatta assumere dalle officine meccaniche Renault per capire cosa sia la vita di un operaio, la cui salute rimarrà minata per sempre da questa esperienza, lei che frequenta ambienti anarco-comunisti, che affetta da tubercolosi, si aggrava per le privazioni auto-imposte, e muore nel sanatorio di Ashford nel 1943, a soli 34 anni.
Simone è un faro del sentire (stavo per scrivere pensiero, ma quanto lontana è questa parola dall'eredità mistica di questo gigante).
E Trockij in esilio che in seguito andrà in Messico, incontrerà Frida Khalo, ne diverrà amante, è anche lui un frammento di questo nuovo viaggio russo, che intreccia la mistica alla storia. D'altronde è noto lo stesso Gurdjieff era compagno di seminario di un certo Iosif Vissarionovič Džugašvili, in seguito noto con il nome di Stalin.
I documentari russi dicono che Stalin, studente curioso, approcciò Gurdjieff per i suoi studi esoterici, gli chiese un oroscopo. Gurdjieff lo fece, e gli disse: "le tue carte prevedono un grande futuro, ma anche molto sangue, devi comportarti a modo, avere un codice morale molto forte per evitare di caderci".
Le leggende dicono che Stalin smise di frequentare il suo compagno di studi e che da quel momento finse di essere nato un'altro giorno.
Gurdjeff lo seppe: "Chi nasce due volte, morirà due volte", gli disse.
E Stalin, effettivamente, ebbe due funerali. Ma questo ha poco a che vedere con la storia, riguarda soprattutto la letteratura alchemico-esoterica. Che è l'oceano profondo in cui nuoto in questi mesi.
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25 maggio 2012
café de la paix
Tracce di Gurdjieff al Café de la Paix, a Parigi. Torno ancora una volta di fronte a l'opera, per parlare con i fantasmi del passato. I té con Svetlana, che mi raccontava come si faceva un tempo il té con il samovar, a parlare di Nijinskij e Diagilev. Cafè de la paix, all'epoca avevo letto qualche libro, ma non ricordavo che G. usava il café de la paix come suo ufficio parigino mentre installava a Fontainbleu il centro per lo sviluppo armonico dell'uomo. La Russia chiama ancora. Sarò all'altezza di rispondere?
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8 maggio 2012
poche ore all'alba
tra poche ore, alle 18,30, si inaugura la mostra alla triennale. Gli ultimi anni: i viaggi, i disegni, i racconti, tutto sotto vetro. Mi fa quasi impressione vedere i quaderni nelle teche, le foto e i filmati, centinaia di disegni preparatori, le tavole, i documenti... non avevo mai avuto occasione di vederle tutte insieme queste tracce del mio pasaggio nei paesi dell'ex URSS.
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5 marzo 2012
Pavel

Pavel Florenskij era nato il 9 gennaio del 1882, a Evlach, in Azerbaigian, da madre armena. La sua infanzia nel Caucaso è fonte di tanti ricordi riportati fedelmente nelle lettere ai figli e alla moglie. Cresce in Georgia. Nel corso degli studi rivela una profonda attrazione per le materie scientifiche, a scuola però si annoia; è nella natura che i suoi interessi si risvegliano. Fin da piccolo la sua osservazione minuziosa dà origine a un metodo di studio e catalogazione, che gli servirà da adulto. Immerso nella natura, tra piante e minerali coglie il mistero che lo porterà, anni dopo, a una vocazione mistica molto importante. Il padre, ingegnere ferroviario, uomo di cultura molto rispettato, è figura di riferimento. La madre, austera e distratta, rimarrà per sempre come un vuoto nella sua vita.
Si laurea nel 1904 all’Università a Mosca in matematica e fisica, avendo avuto come maestro N.V. Bugaev, uno dei più eminenti matematici russi dell’epoca.
Subito dopo frequenta l’Accademia teologica di Mosca e approfondisce lo studio delle lingue antiche e delle scienze bibliche con risultati molto elevati.
Prende i voti, pubblica numerosi scritti di argomento teologico, filosofico, spirituale, ma non trascura le ricerche matematiche, sviluppa tematiche epistemologiche.
Dice di credere in una mistica scientifica, e in una scienza mistica.
Partecipa attivamente alla vita culturale moscovita pre-rivoluzionaria fatta di circoli simbolisti, società teosofiche, antroposofiche, che considera però distanti avanguardie artistiche.
Quando viene chiamato alla cattedra di Storia della filosofia, riscuote grande successo presso gli studenti e i suoi stessi colleghi.
In quell’epoca frequenta Anna Mikhailovna Giacintova che sposerà nel 1910. Sua moglie resterà al suo fianco per tutta la vita.
Una volta monaco presbitero indossa l’abito talare che non toglierà mai più, fino alla deportazione.
Nella Russia comunista quella tunica sarà fonte di grandi guai, ai congressi scientifici desta scalpore e inquietudine che un uomo di chiesa sia uno scienziato tanto influente.
Ma prima, negli anni che precedono la rivoluzione, la sua carriera ha un esito sfolgorante, viene nominato docente straordinario di filosofia, si interessa alla “storia delle idee”.
Insegna, approfondisce i suoi studi sul concetto di infinito nella logica simbolica e matematica.
Negli anni dal 1911 al 1917 dirige la prestigiosa rivista Messaggero Teologico di cui rinnova contenuti e impostazione.
Nel 1914 pubblica La colonna e il fondamento della verità, uno dei suoi testi più importanti. Saggio scritto in forma epistolare, oggi ritenuto la "summa del pensiero teologico ortodosso", e pietra miliare del pensiero filosofico-teologico contemporaneo.
Florenskij è a tutti gli effetti figura unica, pioniere di un nuovo orientamento di pensiero in campo teologico e scientifico, capace di contrastare l’avanzata del pensiero nichilista.
Dopo la rivoluzione russa, a differenza di molti suoi colleghi intellettuali che scelgono l’esilio, Florenskij crede nella necessità di rimanere in patria, al fianco di chi subisce soprusi e violenze. Questa sarà la sua condanna.
Diventa docente di "Analisi della spazialità nell’opera d’arte" e riesce, tra diverse difficoltà, a lavorare sino al 1924. Porta avanti la ricerca tecnico-scientifica nel settore della fisica e cura molte voci dell’Enciclopedia Tecnica. Collabora anche con l’Istituto Elettrotecnico di Stato.
Molto vasta la produzione scientifica che va fino al 1928. Poi il primo arresto. Interrogato nei tetri uffici della Lubianka, confessa sotto dettatura complotti inesistenti. In nessun interrogatorio accetterà di accusare i suoi colleghi o conoscenti, cosa invece molto diffusa all’epoca.
“Oscurantismo”, questa l’accusa con cui è incarcerato. Nel suo dossier viene subito catalogato come “soggetto socialmente pericoloso” e condannato al confino.
Arriva la depressione, lo sconcerto. Tre mesi dopo viene liberato in seguito all’interessamento di eminenti e influenti colleghi. La sentenza viene annullata. Una svolta nella sua vita, avverte il pericolo ma non vacilla. Pur avendone l’opportunità Florenskij rifiuta ancora una volta l’esilio a Parigi.
Lavora, studia e scrive ancora per qualche anno, circondato da una palpabile ostilità. L’ambiente intorno a lui è sempre meno accogliente, è chiaro, oramai è un uomo braccato dal regime. Un nemico del popolo.
Malgrado tutto, senza timore, si presenta alle riunioni scientifiche in abito talare.
Nel 1933 il secondo arresto. Nuove confessioni incongruenti sotto dettatura. Poco dopo la condanna terribile: dieci anni di lager e il trasferimento a Skovorodino, nella Siberia occidentale, dove comincia i suoi studi sul gelo perpetuo. Soffre perché gli sono stati portati via gli occhiali. È costretto a leggere e scrivere completamente incurvato sul tavolo. Lontano dalla famiglia invia lettere umanissime e rassicuranti, minimizza le proprie condizioni e la vita di stenti. Si preoccupa per le difficoltà economiche nelle quali, in seguito alla sua condanna, versa la famiglia. Poi, dopo anni, finalmente nell’estate del 1934 riceve la visita della moglie e dei tre figli più piccoli. Sarà l’ultimo incontro.
Il primo settembre dello stesso anno viene trasferito nell’arcipelago delle isole Solovki, la più terribile delle colonie penali, il gulag che dista soli 160 km dal circolo polare artico.
Le condizioni inumane e il progetto sistematico di annientamento della persona sono un duro colpo. Nelle Solovki si muore come mosche, regna il terrore, il dolore. Le fucilazioni sono all’ordine del giorno. E non sono solo i prigionieri a subire questa sorte. La macchina di sterminio sovietica elimina sistematicamente gli stessi ufficiali e militari. È un uso comune. Per tre anni, in queste condizioni spettrali, Florenskij studia brevetti importanti sull’estrazione dello iodio dalle alghe marine.
Ma è cominciato un lento e progressivo declino.
A soli 55 anni, l’8 dicembre del 1937 viene ucciso con un colpo alla nuca, assieme ad altri 500 detenuti nel bosco fuori Leningrado. La sua sorte verrà tenuta segreta per decenni. Fino ai giorni recenti, quando l’apertura degli archivi segreti dell’ex URSS rivelerà questa triste fine.
"Nulla si perde completamente, nulla svanisce - scrive in una lettera - ma si custodisce in qualche tempo e in qualche luogo, anche se noi cessiamo di percepirlo".
La produzione di Florenskij è vastissima e spazia in tutti i campi: teologia, scienza, filosofia, letteratura, linguistica, arte, musica.
È tuttora considerato una delle menti più fulgide del Novecento.
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3 marzo 2012
raccontarsi
Istituto italiano di cultura, Parigi. Sera, modeste narrazioni di viaggio per contagiare la curiosità su luoghi remoti dell'ex impero soviet, carichi di dolore e silenzio. L'abbraccio arriva, stordisce e motiva. Ringrazio e penso a Florenskij, a Marina Cvetaeva, a quanto hanno sofferto; interrogati ingiustamente da chi non era neppure capace di leggere i loro scritti. Destini esplosi nel nulla, che oggi rimbombano.
Peso, forma, talento e cuore.
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26 dicembre 2011
disegnare tutti i giorni
25 dicembre 2011
22 dicembre 2011
appena nati

ricevo le copie staffetta dei miei ultimi libri, la ristampa dei cahiers ukrainiens e l'edizione nuova nuova dei cahiers russes. emozione.
5 dicembre 2011
12 novembre 2011
ringrazio

La redazione di Fahrenheit mi ha comunicato ieri che i lettori e gli ascoltatori hanno votato i quaderni russi come libro del mese. felice, ringrazio chi mi ha votato e letto. Un caro abbraccio.
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21 ottobre 2011
18 ottobre 2011
quaderni russi, in libreria

Si coclude con questo volume il ciclo di racconti registrati nel corso degli ultimi anni negli ex paesi dell'Unione sovietica. Ucraina, Russia, Siberia. Diario di un lungo viaggio che ha cambiato la mia vita. Ricordando Anna Politkovskaja, con le parole di Galina Ackerman, sua amica intima e traduttrice, con i ricordi intrecciati di vittime e carnefici del conflitto che insanguina la Cecenia in questi anni, in questi giorni.
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23 gennaio 2009
Mosca, Anton e gli altri
Io e Anton Pavolovich abbiamo tante cose da dirci, da anni. Lo vengo a trovare qui, nella Mosca che lo ha accolto per sempre, che lo ha visto ritornare dalla Germania, ucciso dalla tubercolosi a 44 anni, in un treno di ostriche fresche. Una cosa lievemente ridicola, come nei suoi racconti. Cechov è un pezzo della mia vita, qualcun'altro si ricorda di lui e della sua moglie attrice, Olga Knipper Cechova, sepolta di fianco. Ci sono delle rose e qualche orchidea gelata. E un'aria di tempo fermo. Eterno. Ci parliamo, nella neve di questo inverno quasi temperato. Meno sette. Poco distante da lui Gogol, grande anima, grande spirito, che sorride sornione.
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