
questo spazio è stato attivato dieci giorni fa e sono stati numerosi gli interventi. Forse è segno che stiamo facendo qualcosa di utile. Sbaglierò ma sono profondamente convinto che sia necessario porsi delle domande sul "dove stiamo andando".
In passato uno spazio analogo era stato aperto da Oreste Del Buono sulle pagine di Alter e portò a dei frutti preziosi.
Io sono già contento che si sia ripresa in mano la questione, non ambisco a tanto.
I temi proposti e da voi sviluppati portano a delle domande precise.
1 Esiste una scrittura universale?
E' stata la sfida che il Giappone ha insegnato, a mio avviso. A ogni modo l'apertura di nuove frontiere di narrazione passa da qui.
2 Cos'è l'identità del nuovo fumetto?
Voglio dire: ha una sua identità culturale? Non si è parlato abbastanza di scritture laterali. Di fumetto periferico. trovo che probabilmente gli autori temano il fumetto folk o antropologico, mentre io parlo di radici profonde e di segni.
3 diversi tipi di scrittura per immagini.
Questo punto mi ha molto interessato. Cercare di trovare scrutture che abbiano temperature di racconto diverse, mobili. Che portino ad atteggiamenti differenti. Gipi sta provando nuove strade, ma non è il solo. Chi conosce John Porcellino?
4 La funzione della lettura e la trasmissione di questa alle nuove generazioni. Qui mi è parso di vedere diverse posizioni, più o meno ottimistiche. Educare figli vuol dire lasciarli liberi o condizionarli? Io da piccolo le ho prese, anche troppe. Ma una volta è venuto a trovarmi un amico che aveva una figlia educata "molto liberamente". Lei ha reso la vacanza di me e i miei amici un inferno. Non si poteva fare nulla che "la bambina" (un demone marino in incognito a mio avviso) non volesse.
Attraverso anedotti e ricordi si sta percorrendo una pista. Polverosa e non comoda ma sincera e autentica.
Da Magnus ho imparato che si può esplorare anche un esotismo non sempre da cartolina. (Rileggere "Lo sconosciuto").
Da Munoz & Sampayo che si può essere sensibili, impegnati e complessi artisticamente.
Da Breccia che non esiste una singola scrittura per uno stesso autore.
Da Eisner che il linguaggio è ancora tutto da esplorare.
Vorrei che uscissimo da un percorso comodo, la diligenza sulla quale stiamo attraversando la pista appena battuta non ha promesso a nessuno di fare "un comodo viaggio in poltrona". Non siamo mica Costa crociere.
Invito anche voi lettori a dire la vostra.
Cosa vorrei leggere?
Questo, anche da autore-lettore potrebbe essere un invito al commento. Ci fu, se non ricordo male, una bella storia di Scozzari tempo fa, che aveva un titolo simile.
a voi la parola.